Difficile prevedere le reazioni dei non juventini del Molise (e dell’Abruzzo). Saranno pochi ma ci sono.
A sua discolpa: Antonio Di Pietro (nella foto de L’Espresso è con i figli a vedere la Juve nel 1997), nell’intervista alla Gazzetta dello Sport pubblicata ieri, parla da tifoso. E si sa, in questo caso non c’è politichese o convenzioni che tengano (entrambi concetti poco utilizzati comunque dall’ex pm di Mani pulite).
«Ammetto l’addebito: sono juventino, del resto chi non lo è in Molise? Qualcosa a cui sei vicino nel fegato e nel cuore. Nel mio territorio la presenza di tifosi bianconeri è fortissima. Eravamo tutti juventini quando eravamo uniti all’Abruzzo, la tendenza è rimasta quando il Molise si è separato», racconta a Filippo Conticello.
La sua storia personale, di amore bianconero è questa: «Mi ha iniziato a questa passione il mio seminarista. Ero destinato a fare il prete, lo sentivo parlarci di Sivori, che ai tempi era un poeta e che oggi rivedo in Dybala». Un passato da portiere, per l’ex ministro, «e ne sento ancora le conseguenze alle articolazioni». Seguiva la Juve già da commissario di polizia. «Le partite le vedevo a bordo campo: era uno spettacolo da una prospettiva diversa. Sugli anni in Parlamento tengo a dire una cosa: non ho mai cambiato partito. Figuratevi se avrei mai potuto cambiare squadra». Il giocatore a cui è più legato è Zoff, «un esempio di comportamento, un punto di riferimento non solo per i tifosi bianconeri. Ecco, la Juve per me era lui, lo stile che tutti invidiano». Paladino della legalità, respinge da quasi da ultrà i sospetti e le accuse. «A chi dice che siamo favoriti sul campo, rispondo: “Ok, mettiamo tutto sulla bilancia e vediamo”. È evidente che il processo non regge, che questo è un club semplicemente migliore».
Nemmeno Calciopoli gli ha fatto cambiare idea. «In passato ho espresso più volte la mia opinione senza problemi, mi sono scandalizzato e penso che qualche forzatura ci sia stata. Per un tifoso vero devono comunque contare solo gli scudetti puliti: i successi vanno pesati, non contati. La finale di Cardiff? Vittoria, e finalmente in una finale si sblocca Higuain».
Più delicato ancora il tasto delle presunte infiltrazioni mafiose nella curva. «Credo poco a un patto Juve-mafia: se la mettiamo in questi stretti termini, è stato escluso anche dalla procura di Torino e quindi sul penale è meglio non farla più grande di ciò che è. Semmai, il giovane Agnelli, chiamato a una responsabilità enorme, non è stato forse consigliato bene nella gestione dei rapporti con gli ultrà. Un errore quasi normale: anche io, se tornassi indietro, farei politica in modo diverso».
Nella settima puntata dell’inchiesta della Gazzetta ‘Viaggio nella gioia juventina’, Abruzzo e Molise sono tornati insieme. Oltre a quella di Tonino Di Pietro, la testimonianza di Sabrina De Luca, insegnante molisana e deejay. Sul fronte abruzzese «tifa bianconero anche la pasta», dai manager ai dipendenti di Delverde.

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