«La sanità pubblica è un tuo diritto, difendila». Parte da qui la nuova battaglia della Cgil Molise. Che stavolta porterà in piazza, davanti agli ospedali, per le strade, in una sorta face to face tutti i “perché” di una riforma sanitaria che in Molise non funziona.
Le ragioni le hanno spiegate, ieri mattina in una conferenza stampa, Susanna Pastorino e Franco Spina.
«Questo piano sanitario provoca – ha denunciato Pastorino – riduzione dei posti letto nei presidi ospedalieri pubblici; inadeguatezza della sanità territoriale, delle sue strutture e dei servizi minimi offerti; squilibrio tra il sistema pubblico sempre più ridimensionato in favore del sistema privato; mancanza di certezze sulla riduzione dei tempi di attesa delle liste per esami e analisi ospedaliere».
Ecco perché l’organizzazione sindacale ritiene fondamentale «investire sulle strutture pubbliche e sul personale pubblico recuperando le risorse dagli sprechi e dalle inefficienze presenti – ha continuato Franco Spina – Potenziare il numero dei posti letto nelle strutture pubbliche territoriali post ricovero per una vera sanità vicina al cittadino e ai suoi bisogni; riconsegnare alla sanità pubblica il compito di garantire l’universalità del diritto alla salute, con le strutture private che non sostituiscono ma integrano le prestazioni sanitarie gestite dal pubblico; ridurre i ticket e superare le liste di attesa che impediscono alle strutture pubbliche di garantire tempi celeri per esami e analisi».
Per tutto questo la Cgil incontrerà gli utenti degli ospedali a partire dal 23 agosto. Quando il camper del sindacato si posizionerà davanti all’ospedale Cardarelli. Il 25 invece toccherà al Veneziale di Isernia, il 30 al San Timoteo e il 31 al Vietri. Il primo settembre sarà la volta del Caracciolo per terminare il 6 con il Santissimo Rosario di Venafro.
Ma è solo l’inizio, hanno assicurato da via Mosca.
Premettendo che la Cgil non ha mai messo in discussione l’integrazione dei sistemi pubblico/privato «occorre – hanno spiegato i due segretari in conferenza – fare chiarezza sui ruoli. Nel nostro contesto regionale è inconcepibile che il privato convenzionato continui ad inglobare la residuale struttura pubblica che, sistematicamente, viene depauperata e saccheggiata. L’idea che, in presenza di ristrettezze economiche (create da anni di cattiva gestione), il solo modo di recuperare efficienza sia quello di ‘appaltare’ a terzi la sanità pubblica, conferma l’assoluta miopia o scarsa capacità di programmazione da parte della classe politica a tutti i livelli».
La Cgil, insomma spiegherà ai cittadini che è gravissimo quanto avvenuto in Parlamento con «l’approvazione nella mini manovrina di un emendamento che ha reso possibile l’applicazione del piano operativo regionale, espropriando i molisani del diritto di scegliere il proprio futuro organizzativo sanitario. Sono stati violati tutti i principi essenziali di un percorso democratico: è mancata la discussione preventiva con gli operatori e lavoratori della sanità, con il territorio, con i loro rappresentanti con le parti sociali, con i sindacati, con lo stesso Consiglio regionale. La sanità molisana – ancora le parole di Franco Spina – resta un problema irrisolto e un diritto negato, non solo per l’incapacità del governo regionale a gestire il piano di rientro e proporre una seria riforma regionale sanitaria ma anche per le conseguenze derivanti da ulteriori possibili tagli del fondo sanitario nazionale».
Pastorino e Spina hanno citato – e non a caso – l’articolo 32 della Costituzione italiana: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».
Proprio l’articolo 32 sarà l’incipit del lungo esposto che a settembre inoltreranno al Presidente della Repubblica – «custode e garante della Costituzione italiana» ha aggiunto la Pastorino – e per conoscenza all’Anac (autorità nazionale anticorruzione) che valuterà «come agire, se agire» ha detto ancora Pastorino.
Concludendo, la Cgil ritiene che la cura della persona debba tornare al centro del dibattito politico regionale perché in «10 anni di gestione commissariale le politiche sanitarie della Regione Molise hanno trasformato il diritto alla salute in un bene di consumo». Ci.A.

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