Il decreto sui ‘licei brevi’ va ritirato. Lo chiede la Flc Cgil che registra «aspre critiche tra gli operatori del settore» rispetto al provvedimento.
C’è preoccupazione per un decreto percepito come un ulteriore attacco alla scuola pubblica. «A livello nazionale – spiega il segretario regionale Pino La Fratta – abbiamo atteso la pubblicazione per poterci esprimere in modo compiuto su questa scelta e sulle modalità che la caratterizzano. La lettura del testo, però, ha confermato i nostri timori e la nostra contrarietà, per motivi di metodo e di merito».
La sperimentazione, argomenta il sindacato, riguarda «un mero taglio, nulla di più, in perfetta continuità con le politiche dei governi precedenti, in particolare con quelli dall’era Gelmini, in cui la riforma degli ordinamenti era incardinata in un decreto legge di razionalizzazione della spesa pubblica». In pratica, il percorso liceale sarà ridotto di un anno. E questo significa perdita di organico e risparmi, che Il Sole 24 Ore ha conteggiato in 1,4 miliardi.
Per la Flc, poi, «risulta evidente che il taglio impoverisce drasticamente la qualità dell’offerta formativa, scaricandosi di regola sulle fasce più deboli della popolazione scolastica. A cosa serve quindi questo provvedimento? Perché agire con tanta fretta, senza alcun confronto con la comunità scientifica e con le organizzazioni sindacali? Si abbia almeno il coraggio di ammetterlo: il vero scopo del provvedimento è quello di una mera abbreviazione dei curricoli al fine del contenimento della spesa. A meno che qualcuno non voglia credere alla favola del possibile ingresso anticipato nel mondo del lavoro, visti gli attuali dati sull’occupazione giovanile».
Nessuna differenza, dunque, fra il governo Gentiloni e i precedenti. Prosegue «nell’opera metodica di smantellamento della scuola pubblica. E per farlo cerca di scaricare quanto più possibile la responsabilità alle scuole. Abbiamo già visto quello che sta succedendo negli istituti sulla gestione del bonus docenti, sulla chiamata per competenze e sui i percorsi di alternanza suola lavoro. Un caos enorme, nel quale è difficile districarsi. Anche in questo caso si deregolamenta, lasciando alle singole istituzioni scolastiche la possibilità di aderire alla sperimentazione con un proprio specifico progetto. Come è stato giustamente rilevato, siamo però in presenza di una di una falsa sperimentazione: solo 2000 ragazzi in tutta Italia potranno attuarla, con esiti probabilmente falsati e con il rischio che tale sperimentazione possa poi estendersi a livello nazionale».
Per questi motivi, conclude La Fratta, è necessario il ritiro del decreto e l’immediata apertura di un confronto con le parti sociali e con tutta la comunità della scuola. «Se però il governo andrà avanti, la mobilitazione sarà immediata, con l’obiettivo di bloccare da subito questa “farsa sperimentale”».

Un Commento

  1. emanuela scrive:

    Non conosco i contenuti specifici del decreto, ma in altri paesi, oltre a cercare di evitare gli abbandoni si cerca anche di valorizzare gli allievi migliori dando loro la possibilità di accorciare i curricoli e procedere più speditamente una volta accertate le competenze acquisite, in Italia invece, per un malinteso senso di uguaglianza, i più bravi sono penalizzati e lasciati ad annoiarsi per il rispetto dei “riti”. Forse, se usato Cum grano salis potrebbe essere una porticina socchiusa verso un’idea diversa di istruzione. Quanto alla perdita di ore di lavoro e quindi di posti, una modifica sostanziale che includa approfondimenti per i più bravi e ore di recupero per chi arranca istituzionalizzate, potrebbe essere una via per il consolidamento dei tempi di lavoro, senza diminuzioni

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