A settembre scorso la pronuncia definitiva. Un paio di mesi dopo, l’avvio del procedimento di recupero della somma. Somma sostanziosa e ora interamente rimborsata. Un maxi recupero, evidenzia la procura regionale della Corte dei conti: oltre un milione di euro.
La vicenda è quella dell’appalto per la costruzione dell’acquedotto Molisano centrale e dell’interconnessione con lo scheda basso Molise.
L’ex direttore generale di Molise Acque Matteo Pasquale è stato condannato a settembre per danno erariale. Dg dell’azienda speciale e ai tempi dell’appalto e presidente della commissione che lo aggiudicò, dovrà risarcire – hanno scritto i giudici della Corte dei conti nazionale – l’azienda. Il danno è stato quantificato in poco di un milione di euro, la metà comunque di quello che l’ex Erim ha dovuto pagare al raggruppamento di imprese arrivato secondo.
L’appalto, che fece discutere per anni nelle aule della politica e anche in quelle dei tribunali, risale al 2006: se lo aggiudicò la Ccc, la seconda ditta in graduatoria – l’Ati Baldassini – si rivolse al Tar e al Consiglio di Stato e vinse sia in primo sia in secondo grado. I lavori erano iniziati, però. Impossibile tornare indietro. Molise Acque fu comunque condannata a un risarcimento pari ad una somma fra il 4 e il 5% del valore dell’offerta. In totale 2.148.934 euro, la somma si evince dal mandato di pagamento alla Baldassini datato 2010.
Il danno deriva, stabilì la magistratura amministrativa, dall’illegittima composizione della commissione tecnica: l’ingegner Pasquale nominò funzionari interni all’ente che non avevano le competenze necessarie e richieste dal Codice degli appalti all’epoca vigente. La procura regionale della Corte dei conti aveva chiesto di riconoscere la responsabilità erariale per l’intero ammontare sborsato da Molise Acque, quindi soldi pubblici, per risarcire Baldassini. Ma il collegio dimezzò la cifra in considerazione della particolare complessità della procedura di gara e della volontà dell’allora direttore generale di evitare il pagamento di parcelle più onerose a componenti esterni. L’ex dg ha impugnato la sentenza del 2013, tra i motivi di ricorso quello secondo cui l’azienda di via Depretis era assicurata per i danni erariali eventualmente causati dai propri dipendenti e per un massimale che copriva anche i 2 milioni. La procura generale, invece, ha insistito per la condanna.
Così, la Corte ha in sintesi sancito che Pasquale ha danneggiato Molise Acque nominando commissari che non avevano i requisiti per l’incarico, peraltro con un atto adottato pochi giorni prima della scadenza di sei mesi per l’aggiudicazione dell’appalto e senza nessuna indicazione dell’eventuale assenza, all’interno dell’ente, di figure più qualificate.
La procura contabile ora fa sapere di aver recuperato la somma di 1.074.467,45 euro, oltre a 3.359,10 euro per le spese dei due gradi di giudizio. «Un risultato record per l’organo requirente molisano, in quanto superiore, di gran lunga, agli incameramenti che abitualmente questa procura realizza (mediamente euro 150.000,00)», spiega la nota che arriva da via Garibaldi. Un risultato lusinghiero «conseguito grazie all’impegno profuso dai magistrati requirenti e dal personale tutto della procura molisana della Corte dei conti».

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