L’Italia ha bisogno di un governo, «se nessuno è in condizione di farlo lo faccia il Presidente della Repubblica».
Renato Borghi, per sua definizione il più ‘rivoluzionario’ dei vice presidenti nazionali di Confcommercio, apre uno spaccato d’attualità al convegno organizzato a Campobasso sul commercio online e i piccoli negozi.
Un modo, anche questo nuovo, per stare accanto agli associati e formarli per affrontare una sfida necessaria: quella del cambiamento. A giudicare dalla platea – folta, giovane e qualificata -l’organizzazione presieduta da Paolo Spina ha fatto centro. Il focus era dedicato in particolare ai negozi del fashion e del settore gioielleria. E ha portato nella Sala Falcione della Camera di commercio i vertici delle associazioni rappresentative: oltre a Borghi, presidente della Federazione Moda Italia, anche il segretario generale Massimo Torti e Steven Tranquilli, direttore di Federpreziosi.
La sfida del commercio online trova una realtà – quella della distribuzione di vicinato – già provata dalla crisi. «Perché i consumi riprendano c’è bisogno di due cose: reddito disponibile, che in questi anni si è ridotto, e sentiment. Chiunque pensa di concedersi qualcosa, di acquistare, se è felice», ha detto Borghi aprendo i lavori dopo i saluti e l’introduzione di Spina. Il clima di preoccupazione non aiuta, dunque. Intanto, «vanno sterilizzate queste benedette clausole di salvaguardia (per evitare l’aumento dell’Iva al 24,2%, ndr)» e serve di conseguenza un governo nazionale. Un governo che non faccia «cessare il desiderio di fare impresa» perché l’occupazione si crea solo «mettendo l’impresa nelle condizioni di lavorare».
In questo quadro come incide il commercio online? Il 90% degli acquisti si effettua ancora nei negozi fisici e il 41% delle persone che ha comprato su internet poi torna a farlo dal commerciante della sua città magari. Però, certo, quello dell’e-commerce è un fenomeno a cui guardare con attenzione e a cui rispondere innovandosi, cambiando. Due le linee essenziali nel discorso di Borghi. Intanto un esempio: a Milano un negozio di calzature si è rinnovato digitalizzandosi quasi completamente. Vetrine touchscreen, la scarpa ‘raccontata’, rilevazione dei consumatori e delle loro preferenze. Un negozio, quindi, veloce e smart. Naturalmente, ha aggiunto borghi, bisogna puntare sulla comunicazione sui social, su un sito internet con servizi di vendita e post vendita.
L’altro pilastro è l’aiuto che possono dare le istituzioni, gli enti locali. In Lombardia ci sono stati già bandi con stanziamenti per le piccole e medie imprese e l’innovazione, l’ultimo si chiama “store evolution” e mette a disposizione 9,5 milioni. Una strada, ha assicurato Spina, che Confcommercio Molise suggerirà al governatore Donato Toma attingendo ai fondi europei che il neo presidente ha dichiarato di aver già rinvenuto fra il non speso.
Il direttore di Confcommercio Irene Tartaglia ha evidenziato il bisogno di sinergia, un gioco di squadra per vincere la sfida di valorizzare le radici e tutto quanto è ‘tradizionale’. Come il tombolo. Al convegno era esposto un vestito con il famoso ricamo.

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