Il lavoro di squadra diventa metodo standard nelle indagini di polizia giudiziaria sui tentativi di infiltrazione mafiosa in Molise.
Una buona abitudine che le forze dell’ordine hanno già, favorite dalla poca distanza umana e professionale che caratterizza la regione più piccola d’Italia. Adesso c’è un protocollo a sancirla ufficialmente. La segnalazione di una potenziale infiltrazione, anonima o meno che sia (naturalmente quella anonima deve avere caratteristiche tali da poter essere presa in considerazione e non essere manifestamente infondata o peggio farneticante), mette in moto una sinergia in cui le forze dell’ordine hanno ognuna un compito preciso in base alla propria competenza o specializzazione. Informative distinte che però confluiscono a formare un unico documento, un quadro completo che permetta al procuratore antimafia – in caso di ipotesi di reato che rientrano nel 416 bis sull’associazione mafiosa – o al procuratore territoriale di decidere se ci sono gli estremi e le condizioni per proseguire o se al contrario archiviare. «Senza troppo clamore», sottolinea il procuratore generale Guido Rispoli.
Il protocollo è stato firmato il 23 maggio scorso il procuratore generale, tutti i procuratori del distretto (Campobasso, Isernia e Larino) e i responsabili di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. L’intesa è pensata per la prevenzione e il contrasto di possibili infiltrazioni della criminalità in Molise. La presentazione nell’aula magna della Scuola Allievi Agenti “Rivera” della Polizia.
In Molise non si sono sodalizi criminali radicati. «Ma ci sono segnali di possibilità del tentativo di infiltrazioni», evidenzia il pg Rispoli. Non è un caso che la commissione Antimafia allora presieduta da Rosy Bindi abbia tenuto una seduta in prefettura a Campobasso un anno fa. E non è però nemmeno un caso che ci siano ancora solo tentativi di infiltrazione.
La crisi ha fiaccato la possibilità di reazione e di resistenza del tessuto produttivo locale, la cui spina dorsale è rappresentata da piccole e medie imprese: commercianti, artigiani. Le attività economiche in difficoltà sono le vittime privilegiate delle organizzazioni criminali con grande disponibilità di denaro sporco: lo ripuliscono in aziende che altrimenti chiuderebbero. Aziende che però si consegnano a un carnefice che assume i connotati del ‘salvatore’. Un circolo vizioso, spesso accompagnato da minacce più o meno velate, atti che possono diventare segnalazioni o che agenti e militari intercettano nella normale azione di vigilanza e controllo del territorio.
Ecco, in questi casi scatta il dispositivo del protocollo, le procure attraverso la co-delega incaricheranno le forze dell’ordine competenti territorialmente. La Polizia di Stato si occupa prevalentemente della cosiddetta ‘generalizzazione’ attraverso le sue banche dati: chi è o chi sono i soggetti interessati, che storia hanno e se sono titolari di autorizzazioni di polizia (licenze o iscrizione in appositi registri, per esempio). Se l’attività o le persone coinvolte riguardano Campobasso, Isernia e Termoli procedono i poliziotti. Per tutto il resto del territorio, vista la capillarità della loro presenza con le stazioni e i comandi, toccherà ai Carabinieri. La Guardia di Finanza, invece, curerà gli approfondimenti di natura economico-patrimoniale.
Infine, l’informativa unica alla procura per gli ulteriori eventuali sviluppi investigativi.
«Fare squadra – conclude Rispoli – è fondamentale. La criminalità organizzata oggi non attacca più frontalmente lo Stato con la strategia stragista, cerca invece di controllare l’economia».
Prevenzione e repressione: il protocollo agisce su entrambi i fronti. La repressione vede segnare a Campobasso molti colpi a favore della legalità. Gli arresti dei Carabinieri di Bojano per droga, l’individuazione da parte della Polizia della responsabile dell’investimento di un’anziana in pieno centro a Campobasso e dell’autore dei colpi esplosi contro la vetrina del Bar Europa. Il procuratore del capoluogo Nicola D’Angelo, che è anche procuratore antimafia, elenca brevemente queste operazioni. «Stiamo spingendo sull’acceleratore per ottenere risultati», dice. L’imprinting del pg Rispoli, di grande dinamismo, «passa ai tre procuratori e alle forze di polizia». Lotta allo spaccio e alla criminalità: sono due obiettivi del suo ufficio, collegati fra loro perché la criminalità guarda al Molise soprattutto per utilizzare i tossicodipendenti, le loro ‘esigenze’.
Qualche anno fa si parlava di necessaria sinergia fra le forze dell’ordine, oggi il termine utilizzato è squadra. La sinergia ha funzionato e siamo oltre. «Facciamo squadra a partire dal controllo del territorio, con questo protocollo ottimizziamo il lavoro», riflette il questore di Campobasso Mario Caggegi. Il suo collega di Isernia Salvatore Borzacchiello mette in luce l’aspetto del protocollo che dà «la possibilità al singolo cittadino di segnalare senza esporsi».
Non è un caso che in Molise non ci sia criminalità strutturata, rimarca il comandante della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise. «È frutto del lavoro comune delle forze di polizia – sostiene il generale Michele Sirimarco – e della sensibilità di un territorio che vede in noi qualcuno a cui ci si può rivolgere».
Fare squadra, in definitiva, è la chiave di volta, il salto di qualità. «Quando si fa squadra, anche dal punto di vista umano, si riesce a dare qualsiasi tipo di risposta», chiude il generale Antonio Marco Appella, comandante regionale della Guardia di Finanza.

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