La Costituzione lo permette: i confini delle Regioni possono essere rivisti. E mentre da Pescara D’Alfonso rilancia l’idea di unire Marche, Abruzzo e Molise, da Roma (appena rientrato da Bruxelles) Toma rilancia la sfida: cominciamo a fidanzarci, poi pensiamo al matrimonio.
«Il disegno amministrativo dell’Italia risale all’antica Roma. Può sembrare strano ma è il disegno delle antiche legioni romane, cioè la divisione militare dell’Italia che è stata all’origine dei compartimenti che poi sono stati all’origine delle regioni italiane. Noi dovremmo uscire dalla storia romana ed entrare nella storia dell’Italia del futuro». Parola di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, che ieri a Pescara ha messo il sigillo sul ritorno di fiamma fra il governatore abruzzese Luciano D’Alfonso e la sua ‘vecchia’ idea di macroregione. Insieme al prof Giovanni Di Giandomenico, che è stato presidente della Regione Molise nei primi anni ’90, l’allora ex sindaco di Pescara nel 2010 lanciò l’idea della Marca Adriatica: Molise, Abruzzo e Marche insieme.
Era un’ambizione: insieme per contare di più. Oggi, dopo la crisi che ha frantumato i sogni di gloria economica di Abruzzo e Molise e messo un’ipoteca seria sullo sviluppo delle Marche, diventa un’esigenza per tanti. Secondo D’Alfonso, che ha rilanciato ieri nel convegno chiuso dall’intervento di Cassese, «le sfide che ci attendono non sono sostenibili dalla solitudine della nostra Regione, né della Regione Molise e, mi permetto di dire, neanche della Regione Marche. Ci sono sfide che pretendono una integrazione regionalista». Ha indicato soprattutto i trasporti, le infrastrutture, le politiche energetiche come competenze su cui dal punto di vista della gestione amministrativa, oltre che da quello finanziario e di bilancio, servono «una diversa grandezza».
Per Cassese «i vantaggi delle macroregioni sono semplici: economie di dimensioni che vuol dire che ci sono degli erogatori di servizi pubblici che hanno un bacino ed erogano servizi per chi vive in quel bacino. Gli ostacoli sono quelli di chi pensa solo al passato e che non sanno comprendere che esiste un futuro in un Paese».
A chi tocca la prima mossa, era la domanda che poneva il convegno. Alle Regioni, ha risposto D’Alfonso, e al dibattito nazionale. Oggi quindi porrà il tema ai colleghi presidenti che con lui partecipano alla Conferenza delle Regioni.
Diretto interessato al ragionamento, il presidente del Molise Donato Toma conosce il concetto di macroregione, essendo componente di un comitato scientifico della scuola di formazione medio adriatica (comprende proprio Abruzzo, Marche e Molise). «Se la macroregione è costruita sulla logica dei numeri, a noi non va bene. Perché oggi siamo indipendenti e domani potremmo diventare sudditi. Se, invece, è costruita su una rappresentatività omogenea o su parametri correttivi che portino vantaggio alle realtà di piccole dimensioni, se ne può parlare e può essere interessante». Con le Marche ci sono già ragionamenti in corso che riguardano progetti della regione adriatico-ionica, con l’Abruzzo c’è un accordo di confine da firmare per la sanità. Il Molise è pronto, Toma è pronto a chiedere la sottoscrizione a D’Alfonso. Perciò al collega, che è anche senatore, risponde: «Cominciamo da qui, da queste cose molto concrete. Firmiamo l’accordo di confine sulla sanità. Iniziamo a fidanzarci, poi pensiamo al matrimonio».

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