I soldi per coprire la quota di Tfr e gli altri adempimenti a carico dell’azienda per rinnovare la cassa integrazione ai 262 addetti della Gam arriveranno – ancora una volta – da Finmolise. Ancora una volta, quindi, dalla Regione.
Lo ha deciso la giunta regionale con una delibera di ieri. Sempre ieri, in tarda mattinata, l’assemblea dei soci (unico socio è la Regione) che ha ratificato.
Per proseguire con il “completamento assistito della exit strategy dal settore della produzione avicola”, serviranno al massimo 630mila euro: 434mila per la quota di Tfr dei dipendenti, il resto è in massima parte prudenzialmente previsto per rinnovare il contratto di fitto di ramo d’azienda con Solagrital, la cooperativa in liquidazione coatta che aveva a carico i dipendenti. È in forza di questo rapporto che la Gam può chiedere e ottenere gli ammortizzatori sociali. Alla coop l’amministratore unico di Gam Giulio Berchicci ha proposto una modifica del contratto già risolto. Lo si evince dalla nota esplicativa da lui inviata al presidente della giunta e allegata alla delibera 478 varata ieri. La proposta è limitare a un anno l’affitto, che altrimenti è di due anni, e ridurre il canone al 10% di quello precedente. Se il liquidatore di Solagrital Tacchilei abbia accettato al momento non è dato sapere, ma non pare un elemento di poco conto nell’iter che porterà al rinnovo della Cigs e in generale a completare l’exit strategy in maniera ‘non sanguinosa’.
Inizialmente a Palazzo Vitale si era pensato di capitalizzare la società partecipata vincolando l’operazione alla quota di Tfr, ma le norme nazionali sono molto severe: la tendenza è dismettere le partecipazioni, soprattutto quelle non strategiche, non capitalizzarle con fondi pubblici. Quindi, si è deciso di far ricorso – come negli anni passati – a Finmolise, che ha relazionato sulle risorse libere da vincoli di destinazione: 300mila euro del fondo ‘sostegno fornitori Ittierre’, 600mila del 5×1, 1,8 milioni del prestito ‘Mi fido di te’ e 500mila euro del fondo innovazione. I 630mila euro saranno ‘internalizzati’ dalla Regione a valere su uno o più di questi fondi. L’erogazione delle risorse avverrà in anticipazione e per step progressivi «sulla scorta di puntuali, motivate e documentate richieste di destinazione» da parte dell’amministratore di Gam.
Intanto, per quanto riguarda la cassa integrazione che scade il 5 novembre, è stata inviata al Ministero la richiesta di esame congiunto. La Regione mette sul tavolo 434mila euro per il Tfr, il resto lo chiede al governo nazionale: la partita quindi non è ancora chiusa.
Tutto questo in attesa che Amadori riavvii la produzione come si è impegnato a fare. All’incubatoio, dove i lavori di ristrutturazione cofinanziati dal Psr Molise sono completati, il 6 e 7 novembre si terranno i colloqui con le 30 persone che erano addette all’impianto. C’è già maretta fra le maestranze, però. Perché, è noto da quando è stata firmata l’intesa col gruppo di Cesena, la maggior parte dei contratti sarà a tempo determinato, si tratta in pratica di avventiziato. Lontani anni luce i periodi di ‘gloria’, quando a Bojano si facevano contratti che già i grandi marchi non utilizzavano più. D’altro canto, passare a due giorni di lavoro a settimana è difficile da mandar giù. A conti fatti, meglio il reddito di cittadinanza. O la cassa integrazione finché si può. Queste, in sintesi, le considerazioni che circolano fra i dipendenti Gam. Ma Amadori ha chiarito ai sindacati che chi rinuncerà al posto il 6 novembre può considerarsi fuori dal bacino a cui l’azienda deve attingere: questo treno passa solo una volta. Perciò prima dei colloqui dovrebbe tenersi un confronto con i sindacati e le rsu.

r.i.

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