Un ateneo che proietti le prospettive di studenti, dipendenti e dell’intera regione in una dimensione di crescita complessiva, «una dimensione che dal locale guardi con lungimiranza al globale».
La Camera del lavoro della Cgil e la Flc intervengono sull’elezione del rettore dell’Università del Molise con un contributo di proposte ai due candidati, Luca Brunese e Raffaele Coppola.
L’auspicio è che dopo il confronto elettorale – il voto è in agenda l’8 maggio – si rafforzi «il concetto di comunità accademica inclusiva dove, anche attraverso adeguamenti statutari, si consolidi la pratica democratica nelle scelte decisionali nei diversi organi di governo, attraverso la rappresentanza reale di tutte le componenti di Ateneo». Il sindacato chiede un ruolo più importante per dottorandi, ricercatori a tempo determinato, assegnisti, personale tecnico amministrativo, studenti e collaboratori ed esperti linguistici.
Per quanto riguarda il precariato, la Cgil chiede a Brunese e Coppola – «stimati docenti di prima fascia» – di «divulgare e magari sottoscrivere l’appello proposto da una vasta rete di accademici e docenti in ruolo per un intervento urgente sulla delicata questione del precariato universitario». Sempre in tema di personale, il sindacato ritiene importante «dare risposta alle legittime aspettative di progressione di carriera del personale tecnico amministrativo, mortificate negli ultimi anni da una politica nazionale caratterizzata da blocchi del turn over e tagli, a fronte di un significativo aumento dei carichi di lavoro».
Sono 31 i corsi attivati all’Unimol, «per il futuro andrebbero ponderate soluzioni che tengano in considerazione la sostenibilità delle scelte prodotte anche analizzando, in tutti i suoi aspetti, il discutibile sistema di valutazione e premialità istituito in ambito nazionale. Non sarebbe allettante – evidenziano i segretari Paolo De Socio e Pino La Fratta – un futuro che destini le università, soprattutto quelle più piccole e ubicate in luoghi già svantaggiati da ataviche mancanze infrastrutturali, ad essere sedi di emissione di semplici titoli accademici che per mancanza di politiche strategiche, non tutte dipendenti da volontà locali, releghi a un ruolo minimale il valore, imprescindibile in tema di alta formazione, che riguarda la ricerca e la sua qualità».
La successione a Palmieri arriva nei mesi della spinta verso l’autonomia differenziata, che «comporterebbe inevitabilmente l’amplificarsi delle diseguaglianze tra i diversi Atenei già oggi presenti in termini di finanziamento e di reclutamento, con conseguente diversificazione territoriale dell’esigibilità di alcuni diritti fondamentali, compresi quelli relativi all’istruzione». La Cgil si augura perciò che il nuovo rettore «ponga la dovuta attenzione e il suo impegno per evitare tali pericoli, lavorando al superamento delle divisioni egoistiche presenti oggi nei diversi contesti territoriali, per rilanciare il ruolo del sistema universitario nel suo complesso».

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