Simone è fuori pericolo, dopo un mese trascorso nel reparto di Terapia intensiva del Cardarelli di Campobasso. Trenta giorni da quel maledetto 12 ottobre quando, sulla Statale 17, il quindicenne restò coinvolto in un impatto che provocò due vittime. Persero la vita, quel sabato sera, Gennaro Caraviello, 21 anni, che alla guida della sua auto stava accompagnando la mamma in ospedale: lei, infermiera al Cardarelli, avrebbe dovuto iniziare il turno di lì a poco. Sull’altra auto il nonno di Simone, Antonio Angelini, 77 anni. Assieme alla moglie avevano deciso di andarlo a prendere a Campobasso per evitargli di rincasare troppo tardi. Due gesti d’amore, che si sono infranti contro un destino tremendo e senza appello. L’impatto violentissimo, a pochi chilometri dal bivio che porta nella città matesina: le condizioni di Simone, fin da subito apparse gravissime, avevano fatto pensare al peggio. I compagni di scuola, gli amici del nuoto, i suoi concittadini, tutti hanno sperato in un miracolo e hanno supportato la famiglia, così duramente colpita. E nel reparto di Terapia Intensiva del nosocomio del capoluogo, il primario Romeo Flocco e tutta l’equipe hanno scritto, assieme alla tenacia di Simone, un finale diverso, sperato e raggiunto. Il quindicenne ha lottato come un guerriero in questi 30 giorni ‘sospesi’: ora è ricoverato presso l’Istituto di riabilitazione “Santo Stefano” di Porto Potenza Picena (in provincia di Macerata) dove è cominciata la fase due del suo percorso di rinascita.

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