Non era mai accaduto in passato che ai nastri di partenza per la conquista del Comune di Campochiaro fossero state presentate ufficialmente otto liste su una popolazione di poco più di 660 abitanti. A prima vista potrebbe sembrare un piccolo centro caratterizzato da grosse divisioni e accese rivalità, in realtà non è così. Questa proliferazione di liste, purtroppo, è un fenomeno che nei piccoli centri con una popolazione inferiore a mille abitanti è piuttosto frequente. A Campochiaro, infatti, su otto liste presentate solo tre sono costituite da candidati locali, le altre cinque “liste farlocche” sono costituite complessivamente da una quarantina di elementi, e sono compagini che con il paese non hanno nulla a che vedere in quanto sono composte da forestieri, quasi sempre provenienti da fuori regione.
La loro presenza nella competizione per il rinnovo del Consiglio comunale di Campochiaro ha il solo scopo di permettere ai candidati di quelle liste, per lo più persone appartenenti alle forze dell’ordine, spesso agenti penitenziari o dipendenti di altri enti statali, di poter usufruire di 20 giorni e più di permesso elettorale, quindi un’assenza giustificata dal lavoro persino retribuita. Una sorta di “truffa autorizzata” perché, purtroppo, c’è una legge che consente loro di poter sfruttare questo escamotage per prendersi alcune settimane di ferie aggiuntive a quelle che normalmente sono previste dal contratto di lavoro. Ovviamente questo succede non solo a Campochiaro, ma anche in diversi altri piccoli Comuni della regione con popolazione al di sotto dei mille abitanti dove per presentare una lista di candidati per competere al rinnovo dell’assise municipale non è obbligatorio raccogliere le firme tra gli elettori locali, procedura, invece, obbligatoria per i centri più grandi.
È senza dubbio un fenomeno scandaloso e dilagante, perché spesso questi gruppi di candidati forestieri che si presentano in paesi diversi, si scambiano i simboli e i programmi fotocopia che sono sempre generici. Spesso, infatti, si vedono liste di paesi diversi impegnati nel rinnovo del Consiglio comunale che hanno gli stessi simboli e programmi elettorali, naturalmente cambiano solo il nome del paese e i nomi dei candidati. Gente che non è quindi né residente e né originaria di Campochiaro, e che fatta eccezione per un paio di loro che sono venuti in Municipio nei giorni della presentazione delle liste perché delegati dai colleghi, sicuramente non conoscono neanche dove si trovi il paese e né tanto meno ci andranno per fare campagna elettorale. Potranno così usufruire di una ventina di giorni di aspettativa dal momento dell’ufficializzazione della lista fino al momento del giorno del voto, per cui potranno brindare alla salute dei campochiaresi.
Furbetti autorizzati da leggi dello Stato ad assentarsi dal posto di lavoro che di conseguenza possono comportare ulteriori spese per l’ente di appartenenza, nel caso in cui questi sia costretto a sostituirli con altro personale provvisorio oppure a chiedere ai loro colleghi in servizio di svolgere straordinari per sopperire all’assenza.
Una disposizione di legge che ha suscitato spesso nei piccoli paesi dove questi signori si presentano malumore e proteste, una sorta di interferenza che rappresenta poi una presa in giro leggendo il loro programma elettorale nel quale si parla sempre, in maniera generica senza conoscere i problemi del paese, di servizio fognario, viabilità, urbanistica ed ambiente.
La legge che consente a questi dipendenti dello Stato è l’articolo 81, comma 2, numero 121 del 1° aprile 1981 numero 121, la quale dispone che «gli appartenenti alle forze di polizia candidati alle elezioni politiche o amministrative sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento dell’accettazione della candidatura; per la durata della campagna elettorale possono svolgere attività politica e di propaganda, a di fuori dell’ambito dei rispettivi uffici e in abito civile. Essi, comunque, non possono prestare servizio nell’ambito della circoscrizione nella quale si sono presentati come candidati alle elezioni, per un periodo di tre anni dalla data delle elezioni stesse».
Nel 2015 c’è stato anche un tentativo di far modificare quell’articolo appannaggio dei soliti furbetti da parte del parlamentare abruzzese di Sel Gianni Melilla, purtroppo non c’è stata la volontà di cambiarlo in quanto mai nessuna modifica è arrivata nelle aule parlamentari. Basterebbe che per i non residenti sia obbligatoria la raccolta di firme da allegare alla presentazione della lista per scoraggiarli. Il malcostume di sfruttare le elezioni in Comuni lontani e sconosciuti per il proprio tornaconto personale da parte di alcuni appartenenti alle forze di polizia si perpetua sistematicamente in ogni elezione comunale nei piccoli centri dell’area matesina e non solo. Qualche anno fa, sempre in un paese dell’hinterland matesino, a causa dell’estromissione di una delle due liste locali furono favoriti all’elezione due agenti di custodia che ogni tanto partecipavano ai Consigli comunali, per cui il Municipio era costretto a rimborsare il costo della giornata lavorativa all’istituzione carceraria di appartenenza. Oltre al danno, quindi, anche la beffa di vedere questi agenti partecipare ai lavori consiliari senza conoscere le problematiche della realtà locale dove erano stati eletti. Non dimenticando poi che in presenza di più liste, i costi di stampa delle schede elettorali aumentano oltre al fatto che gli anziani di frequente si confondono e sbagliano a votare. Ermes

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