Riflettori accesi ieri pomeriggio sulle cure palliative, dalle ore 16 alle ore 18 presso la Parrocchia San Francesco di Termoli, in occasione della celebrazione della XVIII Giornata del Sollievo e organizzato dall’ Aite (Associazioni Infermieri Territoriali) in collaborazione con l’Hospice di Larino, un importante evento dal titolo “Il tempo è vita” che ha come obiettivo quello di presentare alla cittadinanza le funzioni delle cure palliative come sostegno alle persone affette da malattie inguaribili per migliorare la loro qualità di vita. Alla tavola rotonda hanno preso parte Daniele Colucci, presidente Aite, Mariano Flocco responsabile dell’Hospice di Larino, Giusy Petrella medico palliaticista domiciliare, Michele Adovasio infermiere assistenza domiciliare, Sergio Carafa sacerdote della parrocchia Gesù Crocifisso di Termoli e il moderatore Giovanna Viola. Diverse le testimonianze che sono state prodotte dalle persone presenti. Il dottor Mariano Flocco ha spiegato il significato delle cure palliative e l’organizzazione dell’Hospice, «Nell’ottica della cura della persona nella sua globalità e quindi nell’ottica del miglioramento della qualità di vita, le cure palliative sono nate proprio per soddisfare tutti i bisogni del malato ma anche della propria famiglia. Quello che noi ci prefiggiamo di realizzare è di prendere in carico proprio tutta la fragilità di un nucleo familiare che ha, purtroppo, al proprio interno un malato grave, in modo tale da cercare di curare tutte le problematiche che in questo contesto ci possono essere. Non soltanto la malattia, che chiaramente rimane sempre un obiettivo molto importante, non tanto purtroppo per guarirla perché non è più possibile questo, ma per migliorare la sintomatologia che ad essa si accompagna, ma soprattutto utilizziamo le risorse di un equipe multidisciplinare per andare a migliorare proprio la qualità di vita nelle sue problematiche quotidiane, che possono essere le problematiche psicologiche, le problematiche spirituali, di cui parleremo oggi al nostro incontro, le problematiche burocratiche, in modo tale che alla fine, il percorso, per quanto duro e per quanto difficile possa essere in una fase avanzata di malattia, sia il più sereno possibile e il più vicino possibile a una normalità… che è il nostro obiettivo da raggiungere. Diciamo che le cure palliative, e quindi la struttura dove queste cure vengono effettuate richiede una particolarità: un’attitudine molto evidente e molto franca da parte degli operatori. La preparazione è la formazione hanno sicuramente la loro importanza, ma l’attitudine è innata, per cui il personale che si avvicina a un contesto di cure palliative è un personale già pronto dal punto di vista proprio della bagaglio emotivo che esso porta. E in una sanità sicuramente sofferente, inevitabile parlarne anche in questo contesto, noi forse abbiamo un vantaggio, che proprio quello di avere personale con questa parola magica: attitudine, che ci fa superare molti ostacoli. Certo aspettiamo che anche nel Molise le cure palliative, come in molte regioni del nord prevalentemente, abbiano una dignità autonoma, completamente autonoma, e quindi possono avere il personale totalmente dedicato. Questo avviene abbastanza puntualmente nella nostra struttura, l’hospice, che è l’unica struttura regionale e quindi copre tutto il fabbisogno regionale. Ma noi vorremmo che questo stesso concetto, questa stessa puntualità, arrivi anche a casa del malato, perché grazie alla legge 38 del 2010 le cure palliative sono un diritto del cittadino anche a casa propria, qualora il contesto familiare ce lo permetta però se il malato rimane a casa propria va curato con tutte le caratteristiche che noi adottiamo anche in Hospice, e questo deve essere fatto con tutto il personale dedicato in tutte le sue componenti dell’equipe».

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