Sceglievano le loro vittime dall’elenco telefonico, poi simulando un incidente stradale ai danni dei figli chiedevano denaro agli anziani genitori spacciandosi per avvocati, forze dell’ordine e, in alcuni casi, per gli stessi figli. Ma la banda di truffatori è stata sgominata dalla Polizia di Campobasso che, in collaborazione con la Squadra Mobile di Napoli, ieri ha messo le manette ai polsi 4 napoletani, tutti residenti nel quartiere Arenaccia. Le misure di custodia cautelare – due in carcere e due agli arresti domiciliari – sono state richieste dal Procuratore della Repubblica del Tribunale di Campobasso Armando D’Alterio ed emesse dal gip Cardona Albini. Luigi Amato di 60 anni e Alfonso Aveta 59enne, il primo organizzatore e simulatore al telefono della truffa, il secondo invece collaborava all’individuazione delle vittime e procurava i mezzi per commettere le truffe (auto, schede telefoniche con intestatari fittizi, tessere autostradali), sono finiti dietro le sbarre. Mentre Romeo Rossi (62 anni) e Luca Torsi (38 anni), rispettivamente autista e riscossore del denaro, sono invece ai domiciliari. I capi di imputazione contestati vanno dai reati di associazione a delinquere (416 bis c.p.) al fine di commettere plurime truffe in danno di persone anziane, sostituzione di persona (494 c.p.), plurime truffe aggravate in danno di anziani (art.640 c.p.).I dettagli dell’operazione denominata Cicalese (dal nome del sedicente avvocato utilizzato per convincere gli anziani a pagare) sono stati illustrati ieri in una conferenza stampa in via Tiberio, a cui ha preso parte anche il procuratore D’Alterio. «Abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora – ha detto – anche se esistono altre centrali operative più importanti di questa in Campania». La banda ha probabilmente agito dal 29 gennaio sino al 6 giugno dello scorso anno: in quei 5 mesi infatti erano stati denunciati 41 episodi, di cui 23 consumati, tutti commessi con le stesse modalità. Gli anziani sono stati contattati sul telefono di casa da persone che si presentavano come avvocati o marescialli dei carabinieri per informare di incidenti stradali o altri problemi occorsi a figli o nipoti, problemi che si sarebbero potuti risolvere subito pagando la somma di denaro richiesta alla persona incaricata di recarsi presso l’abitazione della vittima. Alla luce del gran numero di segnalazioni sono stati intensificati i controlli sul territorio e gli sforzi investigativi che, passo dopo passo, hanno consentito di ricostruire il modus operandi della banda, ben strutturata e organizzata, con precisi compiti assegnati a ciascun componete.
Il punto di partenza per la scelta delle vittime erano i numeri telefoni di casa pubblicati sulle pagine bianche: l’occhio esperto del truffatore riusciva a individuare i numeri più vecchi e quindi verosimilmente in uso a persone anziane e con qualche innocua telefonata, fingendo magari un errore, riuscivano ad appurare le informazioni iniziali necessarie. Con questi semplici dati, tramite internet ed in particolare i social network, infatti è facile recuperare ulteriori informazioni sui componenti quel gruppo familiare (basta ad esempio la foto pubblicata dal nipote per la festa di compleanno). A questo punto partiva la telefonata con la quale si avvisava dell’incidente o del grave problema a figli o nipoti.
In alcuni casi, il truffatore si spacciava addirittura per il figlio: ‘papà, papà mi senti? sto guidando, sono in viva voce.., devi chiamare lo studio Rossi, ti devi far dire quanto viene…mi devi aiutare…dovrebbero essere duemila… fammi il piacere… se no mi fai fare una brutta figura… adesso in non posso sono fuori… quando torno ti restituisco tutto… magari mi fanno il piacere di passare loro direttamente da te… papà non ti arrabbiare ti voglio bene…’. Queste alcune delle ‘formule’ utilizzate dai truffatori per ingannare gli anziani, che in evidente stato di agitazione cedevano ad ogni richiesta. In altri casi l’incaricato del ritiro dei soldi, per superare qualche diffidenza, invitava il malcapitato a telefonare alle forze di polizia per sincerarsi effettivamente dell’incidente.
Ora il procedimento verrà trasferito alla procura di Napoli, dove si è consumato il reato associativo della truffa. Secondo gli inquirenti gli indagati hanno sicuramente commesso numerose altre truffe oltre quelle che le indagini hanno consentito di scoprire, per cui sono state divulgate anche le loro fotografie, essendo altamente probabile che possano essere riconosciuti da altre vittime. «Dal complesso degli elementi acquisiti – fanno sapere dalla questua – è evidente che i consigli utili per evitare le truffe, per quanto utili, possono essere inefficaci di fronte a sistemi così elaborati. I consigli utili sono soprattutto per gli stretti congiunti che devono essere consapevoli del fatto che la disponibilità del numero di casa pubblicato sulle pagine bianche può essere il primo elemento sfruttato dai truffatori. In secondo luogo la presenza di somme in contante in casa è un fattore di rischio che deve essere evitato. Può essere utile concordare per gli operatori bancari e degli uffici postali un avviso telefonico in caso di prelievi. Ulteriore precauzione è quella di affiancare alla telefonia fissa una linea mobile per le verifiche e le rassicurazioni. Bisogna, in sintesi, creare tutte le condizioni possibili per prevenire a monte contatti con sconosciuti e impedire danni ingenti»

L’appello del questore Pagano per evitare i raggiri: «Al minimo sospetto chiamate la Polizia»

Quello delle trupaganoffe agli anziani è uno dei reati più antipatici perché chi lo subisce avverte e soffre la mortificazione di non aver compreso che di fronte aveva un finto avvocato, un finto amico del figlio, un delinquente. Circostanza, questa, che pone la vittima in una condizione di mortificazione e imbarazzo. E che talvolta induce anche a non denunciare l’accaduto proprio per evitare ulteriore mortificazione e perdita di autostima.
Della lotta alle truffe il questore Raffaele Pagano ne ha fatto una crociata sin dal giorno del suo insediamento. Anche Primo Piano Molise ha collaborato con la questura, pubblicando per lungo periodo a titolo assolutamente gratuito un vademecum rivolto agli anziani con tanti e preziosi consigli su come evitare di finire nella rete dei truffatori.
Gli arresti di ieri rappresentano per Pagano motivo di grande soddisfazione.
Il questore non entra nel merito dell’operazione, se non per «ringraziare e lodare l’operato della magistratura e della polizia. Quello odierno (ieri, ndr) è il risultato di un grosso lavoro condotto nel tempo dagli agenti e della Procura. Fondamentale ritengo sia stato il contributo dei cittadini, delle vittime, che ci hanno aiutato a capire. Non posso non ringraziare Primo Piano Molise per la sensibilità che ha avuto quando abbiamo chiesto un aiuto nella realizzazione e nella diffusione di un vademecum rivolto agli anziani, ma anche ai figli, a chi vive sullo stesso pianerottolo di un anziano».
Il questore coglie ancora una volta l’occasione per chiedere la collaborazione dei cittadini che «per noi – spiega – risulta sempre molto preziosa. Al minimo sospetto, non mi stancherò mai di ripeterlo, chiamate il 113 o gli altri numeri di emergenza. Quando vedete una macchina sospetta, non dimenticate mai di annotare la targa. Più informazioni ci fornite e più ci aiutate ad assicurare i malviventi alla giustizia».
La percezione del grosso e puntuale lavoro dei poliziotti della Squadra mobile e della Procura si manifesta negli arresti concessi dal gip. In linea di massima chi è solito perpetrare questo tipo di reato incorre in una denuncia a piede libero (soprattutto se non viene colto in flagranza). Per ottenere la detenzione è evidente che gli inquirenti hanno prodotto al giudice prove schiaccianti. Prove acquisite nell’ambito di una complessa operazione a cui il questore, che non ha competenze di polizia giudiziaria, non ha partecipato, ma sicuramente ha dato impulso. ppm

 

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