Un posto ‘pubblico’ molto ambito fino a qualche decennio fa. Lavorare alle Poste era come vincere la lotteria, quella che ti assicurava il pane ogni mese, per il resto dei tuoi anni. Le cose oggi sono cambiate. Con la lettera di una postina precaria, resa pubblica dal segretario Slp Cisl Antonio D’Alessandro, scopriamo che le ansie e le preoccupazioni di questa lavoratrice sono le stesse di tanti altri precari.
«Ci sono voluti ben nove anni da quando ho avuto la possibilità di fare la prima selezione in Poste Italiane. Tanto entusiasmo, gioia, quasi impossibile da crederci, ma non avevo mai perso la speranza. Finalmente ebbi la grande opportunità per dimostrare quanto valessi e con quanta passione avrei intrapreso questa entusiasmante avventura.
Sono stata fortunata ad aver incontrato, sin dall’inizio dei colleghi che erano disposti ad aiutarmi a trasmettermi la passione di questo lavoro. All’inizio ho appreso, ascoltato; andavo alla ricerca di colleghi che mi potessero insegnare tutto nei minimi particolari e con precisione il lavoro di portalettere. Ebbene, dopo il lavoro di ufficio, dovevo affrontare la parte più intrigante ed entusiasmante: quello di stare tra la gente, conoscere nuovi posti, nuove situazioni. Non pensavo all’inizio che avrei agito con disinvoltura, scioltezza e sicurezza. Stare tra la gente di ogni tipo non è un’impresa tanto facile. La passione e il sorriso sono gli elementi giusti per poter lavorare in Poste Italiane.
Il postino in particolar modo, è quella figura che è sempre a contatto con le diverse realtà e situazioni di ogni giorno. Il postino è quella figura che deve ascoltare, interpretare e capire le esigenze di ogni persona. È colui che entra nella vita della gente, nelle loro case, nelle loro strutture lavorative. Dal momento in cui consegna un prodotto, che sia un pacco o una lettera o una tassa; il postino vive ogni emozione, osserva il loro sguardo e perché no, si sente anche partecipe quando raccontano le loro storie.
Il portalettere diventa uno di loro e tu per loro sei una figura e fonte a cui poter chiedere chiarimenti di ogni tipo, diventi un amico, uno di famiglia, uno su cui poter contare. Quando poi ti soffermi a riflettere sai con certezza che tutto questo ha una fine: la scadenza del contratto e rimani col fiato sospeso perché non sai se sarà rinnovato. Penso che il lavoro non deve essere precario ma stabile affinché possa dare sicurezza per il futuro. Bisognerebbe dare l’occasione a noi giovani e ai più meritevoli di partecipare a selezioni interne poiché durante i contratti a tempo determinato abbiamo acquisito esperienze, che possono agevolare e snellire il lavoro interno delle Poste Italiane e offrire un miglior servizio al cittadino.
Spero che un giorno tutto possa cambiare».

4 Commenti

  1. Giuseppe scrive:

    Le ansie nascono perchè si ha paura di perdere il posto, ci si dovrebbe preoccupare di avere una professione, quella non la si perde mai e quindi non ci può essere nessuna ansia. è chiaro che se punti a fare la postina la puoi fare solo per le poste e per poche altre realtà. Impara a fare la sarta o la cuoca e vedrai che ti passeranno le ansie, perchè sarai sicura di trovare sempre un posto. Chi è causa del suo male pianga se stesso.

  2. Achille Colapietra scrive:

    Poi ci lamentiamo del fatto che le altre etnie da cui l’Italia è invasa fanno figli e noi no. Con un lavoro un mese sì e l’altro no le cose non possono che andare così. I governanti di Roma facciano loro questa trafila per capire che cosa significhi vivere giorno dopo giorno. Che si vergognino!!!

  3. Lavoro in poste da dieci anni! È nonostante tutto mi sento precario!!! Sapete perché? Aspetto il trasferimento dove sono nato ma niente. Come faccio a farmi una famiglia? Con tutte le spese che ho è impossibile, a mala pena arrivo a fine mese! Vorrei parlare con i vertici a Roma di poste italiane e chiedergli solo perché. Perché non posso lavorare a casa mia?????

  4. emanuela scrive:

    Il precariato comunque lo si giri è sempre un grosso problema, per i giovani, perché non permette loro di formarsi una famiglia acquistare una casa ecc, per i 50 ed oltre è un problema ancora più serio perché mette a rischio tutto ciò che hanno fatto fino al momento della perdita della sicurezza del lavoro e ridiventare precari , magari affannandosi a rimettersi comunque in gioco con concorsi ed altro per ridare speranza alle loro famiglie credo che sia durissima anche perché tutto ciò fa vacillare le certezze e può produrre il “male di vivere” la depressione con tutto ciò che essa comporta.

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