Caro direttore,

Le piazze che hanno un passato da raccontare ed i vicoli dei centri storici sono la vera anima delle città italiane. Questo aspetto sembra sfuggire ai più nel capoluogo regionale, ed ecco assistere al lento, inaccettabile declino di Piazza Gabriele Pepe, via de’ Ferrari, via Marconi, via Santa Maria della Croce, vicolo San Leonardo e relativa piazzetta.

​Un silenzio assordante sovrasta sul degrado in cui versano le suddette strade, tra le più belle ed emblematiche di Campobasso per storia, ubicazione, edifici.

La pavimentazione è ormai ridotta ad un colabrodo: mai rimessa a nuovo, ormai pericolante in più punti e serio rischio di inciampo per i passanti. Molti edifici, compreso il bellissimo Palazzo Cannavina e limitrofi, sono, almeno esteriormente, in uno stato di grande abbandono. Non c’è un’animazione culturale o artigianale di ampio respiro, ma solo un proliferare incomprensibile di pub e locali di ristorazione che hanno reso la zona un contenitore vuoto, nonché un luogo di degrado e di disturbo della quiete pubblica.

Una grave pecca, inoltre, è l’assenza di una biblioteca comunale in Piazza Prefettura: un luogo di ritrovo più edificante dei troppi bar della zona, un elemento di richiamo per gente che sta piombando in un nuovo analfabetismo per via dei social network e di un uso alquanto vuoto del tempo, un sito che, attraverso sapienti iniziative, possa attrarre le scolaresche e le appassioni alla cultura, quindi a valori che non si volatilizzano come un “like” su facebook piuttosto che un boccale di birra.

Il grande editore Giangiacomo Feltrinelli diceva che la parola cultura, che a lui appariva gigantesca, non andava, proprio per questo, scomodata di continuo, però lasciatemela scomodare almeno in questa sede, dato che stiamo parlando di un capoluogo di regione che non ha voluto, deliberatamente, rendere strutturale la promozione della stessa, e le dimissioni dell’assessore a capo del dicastero non ne sono che la prova, sebbene non l’unica.

Avrebbe un altro significato Piazza Prefettura se ci fosse una biblioteca-sala convegni dove l’aggregazione cittadina avrebbe una vera utilità, dove si formerebbero coscienze critiche e migliori cittadini o dirigenti del domani. Avrebbero un altro significato i vicoli del centro storico se pullulassero di negozietti e botteghe artigiane. Avrebbe un altro volto Campobasso se riscoprisse la sua vera identità.

Faccio fatica a pensare che nessuno sino ad ora si sia posto il problema e che preferisca “lasciarsi vivere”, essere spettatore piuttosto che attore, contribuendo al declino di un capoluogo che si sta progressivamente scollando dall’idea di bellezza.

Distinti saluti

Maria Rita Belloi

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