Gentile direttore,
Sono una persona ancora fra “il due e il tre” della scala cronologica della vita, dunque uno che, teoricamente, dovrebbe ancora chiedersi che cosa sia la modernità o addirittura sentirsene attratto.
Ho avuto la fortuna di avere, all’università, professori che, lontani da un certo perbenismo intellettuale fatto assurgere a nuova espressione culturale, mi hanno aperto gli occhi su tante cose. Come? Non imponendomi una visione della vita, ma parlandomi delle cose per quello che realmente sono. Da lì ho capito che l’epoca attuale sta regredendo verso una nuova forma di inganno: quello delle parole. O, se vuole, dei silenzi.
E’ da circa un decennio che nel nostro Paese si stanno organizzando manifestazioni in difesa di coloro che intendono vivere liberamente la propria sessualità, quindi di omosessuali, transessuali, bisessuali. E’ da quattro-cinque anni, se uno studia la questione, che il silenzio fatto calare, volutamente, su coloro i quali non approvano tali eventi e non urlano né bestemmiano come è avvenuto al Congresso delle Famiglie di Verona, ma semplicemente spiegano le loro ragioni, sta pericolosamente imperversando. Al silenzio, come dicevo prima, segue un uso improprio delle parole, un’attribuzione errata del loro significato, una rimodulazione dei concetti a proprio uso e consumo. Mi riferisco, in particolare, ai termini “diritti”, “tolleranza”, “modernità”, “libertà”.
Potremmo scrivere un libro sull’argomento, di per sé complesso e non banalizzabile con una missiva inviata ad un giornale, né tantomeno con esternazioni da Facebook, ma provo a sintetizzare in questo modo: se uno pensa che “essere liberi” significhi semplicemente rispondere ad un istinto o fare i propri comodi, noncurante di tutto e di tutti, ha sbagliato lingua. L’esercizio della libertà è relativo a quello che gli inglesi chiamerebbero “judgement”, ossia discernimento. Pensate a quale grande privilegio siamo chiamati: senza che nessuno ci punti una pistola alla tempia, possiamo scegliere se imboccare un vicolo cieco piuttosto che una strada che ci porti a destinazione. Poi, le conseguenze della scelta sono tutte nostre. Grande segno di fiducia nei nostri confronti!
Se c’è qualcuno -e ce n’è più d’uno- che opta per il discernimento piuttosto che per la pura rispondenza alle pulsioni, e che tenta di far capire agli altri dov’è il valore aggiunto di una tale scelta, in questo specifico momento della storia non riceve un adeguato spazio o, alla peggio, viene denigrato. Il tutto si traduce non tanto nello spazio dato a persone che intendono dire la propria utilizzando la parola “pride” (orgoglio), ma nella costruzione di un consenso che si vuole a tutti i costi essere collettivo. In quest’ottica, si tende a far provare quasi imbarazzo a coloro i quali parlano di eterosessualità e di famiglia, tanto è vero che a quest’ultima è stato dato impropriamente l’aggettivo “tradizionale”: di tradizione non c’è neanche l’ombra in una coppia costituita da maschio e femmina che generano un figlio. Semmai, c’è una rispondenza alle leggi della natura!
Sono un appassionato della lingua inglese e le chiedo venia se ogni tanto utilizzo qualche espressione anglofona. Non lo faccio per ostentazione, ma perché ritengo che certe espressioni diano molto bene il senso di quello che voglio trasmettere. I sudditi della regina Elisabetta, quando qualcuno vuole far finta di non vedere un problema, dicono “to turn a blind eye to something”, che noi tradurremmo come “rivolgere un occhio cieco a qualcosa”. In breve: voltarsi dall’altra parte. Per quanto di ampie vedute si possa essere, non si può non constatare che nell’epoca attuale l’atteggiamento verso chi dissente da una tale omologazione di pensiero è di voltarsi dall’altra parte. E allora si ribalta quanto affermato o gridato da chi si pone sul versante opposto: il pregiudizio o il preconcetto si manifestano piuttosto verso chi continua a parlare di leggi della natura e della loro perfezione, fatta da una mente superiore che non vuole certo male all’essere umano.
Non amiamo essere contraddetti al giorno d’oggi, non vogliamo trasformare i nostri monologhi in dialoghi, non desideriamo approfondire gli argomenti, ma trattiamo pedissequamente come fonti di conoscenza i social media piuttosto che qualche articolo di giornale, non ci chiediamo più se siamo ancora in presenza della mera enunciazione dei fatti da parte di chi dovrebbe semplicemente raccontarli e non, piuttosto, della loro qualificazione attraverso scelte stilistiche.
Ecco allora l’inganno di chi ritiene di essere “moderno”, ma in realtà è solo modernista, ossia succube di aperture che, impensabili e non ritenute appassionanti fino a qualche tempo fa, in realtà gli dischiudono solo la dipendenza dal proprio ego e dal tentativo di ribaltare un ordine perfetto, progettato per il nostro bene.
Una nota dottoressa lombarda, che ha fatto affermazioni molto pacate sull’argomento, è stata querelata: i giudici hanno avuto l’intelligenza di comprendere dove fosse il tranello concettuale e l’hanno scagionata da ogni accusa. Siamo arrivati a questo: possiamo osare definirlo “modernità”? Alcuni artisti italiani e stranieri, tra cui Franco Zeffirelli e Rupert Everett, dichiaratamente omosessuali, hanno espresso la loro perplessità sulle parate che si tengono nel mondo occidentale a favore della categoria, nella quale si è deciso di inglobare anche i transessuali ed i bisessuali. Pensano che, in primis, uno la propria scelta la possa fare in privato e non ostentarla, come fanno gli eterosessuali, in secondo luogo che, se proprio reclamano dei diritti, la discussione vada fatta in sede giurisdizionale, non seguendo gli umori della piazza. Hanno ricevuto strali di ogni tipo proprio dal mondo a cui appartengono, ma hanno anche controbattuto dicendo che, quanto più si viene subissati da tali reazioni, tanto più uno si convince della bontà delle proprie opinioni.
“Bisogna però riconoscere che il desiderio di raggiungere uno scopo a nulla serve, se non si conoscono i mezzi per conseguirlo”, diceva Cicerone nel suo “De oratore”: sembra proprio che l’ondata ideologica che sta avvolgendo questo argomento sia a conoscenza di mezzi per raggiungere lo scopo. Mi unisco, allora, a quegli artisti che hanno sollevato il problema: quanto più si vorrà rendere il dibattito una strada a senso unico, tanto più ci saranno persone che non si piegheranno a questa imposizione e continueranno, grazie ad un dono immenso che gli è stato fatto e che si chiama cervello, a dire apertamente la propria.
Mi auguro che le istanze di chi non si conforma all’unilateralismo possano trovare lo stesso spazio che ha il pensiero contrario.
Cordialmente
Ermanno Suffia

15 Commenti

  1. Gianluigi De Camillis scrive:

    Questi pride non interessano più a nessuno, se ne facciano una ragione tutti coloro che hanno scelto di fungerne da megafoni e casse di risonanza. Uno vuole trattarsi in un certo modo, offendersi cambiando sesso inventandosi che è “naturale”? Ma perché non lo fa in privato e la pianta di tediare un intero Paese per più di un mese all’anno!!! E se ogni categoria che si ritiene svantaggiata facesse così? I sindaci ci riflettano seriamente prima non solo di dare il patrocinio, ma anche semplicemente di concedere lo svolgimento di tali eventi, sempre più divisivi e offensivi. Questo grande entusiasmo e partecipazione alla fiaccolata per il San Timoteo non mi sembra ci siano stati. Eh già, dietro non ci sono i soldi e le operazioni di marketing del mondo lgbt. È vergognoso che nel 2019 si debba assistere a queste forme di regresso e di oscurantismo!

  2. Donato Magenta scrive:

    “La natura non fa mai nulla di inutile”, diceva il buon Aristotele. Questa gente vorrebbe dire alla natura – e quindi a chi l’ha concepita- che in realtà si è sbagliata e che solo l’uomo può sostituirsi ad essa rendendola perfetta. Perbacco, se così fosse, avremmo un mondo che va a gonfie vele, e invece guardatevi intorno! E poi queste manifestazioni collettive che cosa starebbero a significare? A carpire la benevolenza dell’opinione pubblica?? Se uno vuole errare, lo faccia in separata sede! Le richieste avanzate su ulteriori leggi a favore della categoria servirebbero inoltre a mettere il bavaglio a chi la pensa diversamente. E questa la chiamiamo democrazia?? Questa è nient’altro che una dittatura. Usciamo dai nostri sarcofagi e non stiamo più zitti!!

  3. Maria Giulia Settembrini scrive:

    Si vuol sdoganare l’amoralita’, l’anticlericalimo, l’essere persecutori della fede cristiana, ma anche di se stessi. Pride vergogna di una nazione, segno inequivocabile di un declino enorme della società, forme di imposizione ingiustificabili, strumenti di marketing per carpire consensi e sbaragliare l’ordine perfetto, grida d’aiuto di gente disperata, sola, priva del benché minimo segno di orientamento, che gioca in difesa attaccando nel peggiore dei modi. Non si nasce né omosessuali, né bisex, né transex, si nasce con un sesso ben preciso. Combattiamo la cortina di ignoranza e di vuoti stereotipi concettuali che si sta costruendo attorno a questo tema, tutti insieme. Che i medici e gli psicoterapeuti tornino ad essere tali e a non farsi anch’essi imbavagliare mentalmente!

  4. Marcello Cerea scrive:

    C’è, tra gli altri aspetti, uno che in tanti non vogliono vedere, ma che è sotto gli occhi di tutti: il mondo lgbt e di coloro che vivono la sessualità in modo anomalo se non indecente (adesso si sono inventati anche il cross-dressing) è una lobby. Lo ha ammesso in più di una occasione, così come in più di un’occasione ha ammesso candidamente di aver bisogno di soldi per finanziare le sue oscene carnevalate e per far spostare da un luogo all’altro dello stivale, se non addirittura dall’estero, quelle che vengono pedissequamente definite “migliaia” di persone, ma che, censite, si rivelano essere sempre le stesse. Non a caso cercano sponsor, vanno nelle aziende (accade a Milano come a Roma come a Torino), hanno creato il “mese del pride” tirando in ballo aziende che producono succhi di frutta e persino -cosa recentissima- un canale del digitale terrestre che, con funamboleschi voli concettuali, parte dalle cernie ermafrodite per dimostrare che passare da un sesso all’altro e fare salti di vario genere sarebbe naturale, come avrebbe sostenuto, senza alcuno studio medico, anche l’ONU. Ed ecco coniare una parola che sta venendo a nausea, la cui origine greca è sconosciuta ai più, e che viene usata a proprio uso e consumo: omofobia. Se sono omofobo, allora odio anche qualunque tipo di uomo. Se mi voglio riferire solo alle minoranze, sarei omofobo anche se discriminassi o disprezzassi un disabile piuttosto che uno che ha perso il lavoro piuttosto che un malato che non può curarsi piuttosto che un anziano. Giusto? Giusto! E così, tra voli verbali azzardati, strumentalizzazioni, lavaggi del cervello, ecco dipingere come odiatori dell’uomo (traduzione letterale del termine omofobo) coloro i quali dicono perché il mondo lgbt e affini sta commettendo un errore. La menzogna e la manipolazione sono talmente grandi che, tanto per citare un esempio (ma ce ne sarebbero a centinaia), nella suddetta trasmissione televisiva, quando l’uomo intervistato (che ama le donne, si sente uomo, ma ama anche vestirsi da donna (ecco il cross-dressing)) ha cominciato a parlare della sua infanzia difficile, hanno tagliato il pezzo, e sono passati a quanto è felice, a quanto “si capisce dai suoi occhi che quella dimensione gli dà gioia”. Che cosa c’è dietro l’infanzia di quella povera persona che, sono sincero, ha suscitato in me una grande compassione, perché l’ho visto come colui che ha lanciato, pur non accorgendosene, un enorme grido d’aiuto? Chi lo sa. Quella emittente ha deciso volutamente di tagliare, e quindi di non fare informazione. Capite dov’è l’inganno? Fatto sta che fior fiori di psicoterapeuti nostrani e non hanno concluso, dopo l’esame di vari soggetti ed averli tenuti in cura, che costoro hanno un grande bisogno d’aiuto: sono persone che hanno subito un trauma infantile, hanno avuto mamme troppo ossessive, padri distanti o severi, casi più pesanti come gli abusi, bullismo a scuola, ecc. Risultato? Si sono lasciati andare all’autocommiserazione e alla ricerca di una sorta di oggetto con cui sfogare le proprie frustrazioni che, una volta non più soddisfacente, viene cambiato come un soprammobile. Già, perché in quel mondo il concetto di fedeltà è una grande chimera. Detto tutto questo (ma si potrebbe dire molto altro ancora), che cosa manca perché la gente possa aprire gli occhi? Mi riferisco in primis ai tolleranti da divano di casa, che non hanno neppure l’1% di conoscenza scientifica e documentata in materia, e solo in secondo luogo a chi di quel mondo ne è parte. Non è un caso che tutti coloro i quali, avvertendo un disagio, sono andati a confidarsi con bravi psicoterapeuti o medici, dopo un percorso di analisi e di cura ne sono usciti a testa alta, felici (“gay” nel senso vero del termine, non in quello manipolato) e consci di se stessi. Già, perché manca la cognizione di se stessi in tanti di loro, ecco perché si arriva a certe deviazioni.
    Infine, vorrei soffermarmi sul concetto di blasfemia: non è affatto un caso che il mondo lgbt ed i suoi sostenitori sia blasfemo nei confronti della fede cristiana. Perché? Perché l’Occidente che precipuamente la incarna ha sdoganato ciò che non si poteva sdoganare, ha scambiato la tolleranza con la giustificazione dell’ingiustificabile, sta passando su tutto, vuol sostituirsi al Creatore. Vorrei vedere queste persone essere blasfeme in un ipotetico pride (MOLTO MA MOLTO IPOTETICO, dati i posti) in Afghanistan piuttosto che in Arabia Saudita: li vedremmo a metà! Ma sarebbe sufficiente vederli all’opera contro Allah in una qualunque delle nostre città, e dato che ai musulmani non ne sfugge una, neanche se sono a centinaia di km di distanza dal luogo dell’evento, le reazioni sarebbero di ben altro tenore di quelle di noi cristiani o di un Pontefice che manda il suo comunicato critico verso la cultura gender, ma poi non si indigna contro bestemmie e nefandezze di altro genere ostentate alle manifestazioni, né mette in moto la macchina vaticana perché chieda alle istituzioni la fine di queste aberrazioni. Ecco l’altra truffa!
    Amiamo essere truffati? Allora, diciamocelo, siamo proprio scemi!

  5. Marcello Cerea scrive:

    Richard Cohen è un ex omosessuale ora felicemente sposato e con tre figli. Credo che chi può meglio illustrare questo mondo siano i fuoriusciti. Dire che l’omosessualità (sarebbe più corretto definirla omoerotismo), così come la transessualità e la bisessualità siano dei comportamenti che possono essere corretti non è reato né inappropriato, eppure in questo mondo infarcito d’ipocrisia e di politically correct si addita subito chi fa queste affermazioni. Basta studiare, documentarsi a livello scientifico prima di aprire bocca in modo inconsistente ed acritico, e poi ci si renderà conto di quanto esse siano veritiere. Gli esempi scientifici in merito sono tanti, è solo che la lobby del mondo Lgbt sta tentando in tutti i modi di offuscare chi vuol pronunciarsi a favore della verità. Essi stessi si sono definiti lobby in più di un’occasione. Altro che diritti e baggianate di questo tipo! E’ inoltre inammissibile, abominevole che si denigri la fede cristiana (e solo quella) durante questi fantomatici pride che, come una cappa soffocante, opprimono l’Italia ed il mondo occidentale da qualche anno a questa parte, con un intento ben preciso: quello di catalizzare i consensi e di mettere alla berlina chi la pensa diversamente. Cioè: io che difendo l’uomo devo essere messo alla berlina, mentre chi lo offende e lo ridicolizza deve avere onori e tappeti rossi? Ma siamo da curare o che cosa? Che lo scempio dei pride abbia fine: ormai, come ogni cosa inflazionata, sono destinati a sgonfiarsi, così come si sgonfierà tutta la menzogna che essi sostengono. Nel frattempo, apriamo tutti gli occhi, non lasciamoci manipolare da quello che si vuole rendere un unico modo di pensare, ed adoperiamoci fattivamente perché l’uomo e Dio tornino ad avere il loro podio. Poi vorrei chiedere alle autorità -che spero mi leggano- di mettere in atto quegli strumenti legislativi che hanno a disposizione nei confronti della blasfemia e degli atti osceni in luogo pubblico: basta con tutto questo distruttivo lasciar fare!!

  6. Gianpaolo Mazzuccato scrive:

    Invito tutti a rinsavirsi, qui siamo di fronte ad una nuova forma di tirannia culturale. Chi intende trattare male se stesso offendendo il proprio corpo lo faccia privatamente, altrimenti c’è da credere che tutto questo sbandieramento pubblico non mira ad altro che ad una costruzione di una nuova morale e di un nuovo sentimento collettivo. Che cosa si difende, poi, quando si osservano persone che inseriscono la bandiera arcobaleno nella propria parte posteriore e vilipendono la fede cattolica rivisitando in modo blasfemo le principali preghiere? Chissà perché questi animali non si attentano a rivisitare in modo blasfemo i versetti del Corano. Vergognatevi, ci sarà un giudizio anche per voi, e poi vedremo chi farà dell’ironia!! Invito, inoltre, a leggere saggi, testimonianze e documenti SCIENTIFICI prodotti da gente come Robert Cohen, Luca di Tolve e Joseph Nicolosi. Alcuni di loro sono ex gay: la prova provata che omosessuali non si nasce. L’omosessualità e’ un comportamento che si assume negli anni perché non si conosce se stessi, si sono ricevute violenze da piccoli, si sono avuti traumi familiari. Queste persone stanno aiutando omo-trans-bisex a conoscere meglio se stessi e a far sì che tornino a volersi bene. Dimostratemi dov’è l’errore!

  7. Donatella e Dario Autieri scrive:

    Questa ‘ondapride’ sta soffocando con la sua cappa lo stivale. Documentatevi su quello che è accaduto a Trieste. Adesso si passa dalla parte dei discriminati a quella dei discriminatori: quelli della fede cristiana. Basta con questi abomini, le istituzioni facciano qualcosa!!!

  8. Donatella e Dario Autieri scrive:

    La cosa più grave è che in pochi si rendono conto dei danni che una tale ideologia conferisce all’uomo, umiliandolo e rendendolo poco meno di una larva. Come in pochi si rendono conto dello scontro che questo mondo vuol creare con quello cristiano, irridendolo. Abbiamo visto foto e reportage da Sodoma e Gomorra. Guarda caso, però, questo esercito non ci prova neanche lontanamente a irridere ad Allah o a Maometto, consci che se ci provassero, non avrebbero certo i blandi trattamenti del mondo cristiano. Altra prova dell’ipocrisia e della codardia del mondo lgbt. Ma come si fa ad appoggiare tutto questo? Come si fa a metterlo sullo stesso piano di veri indifesi quali i disabili, gli anziani, gli orfani, i perseguitati a causa della giustizia? Davvero non riusciamo a trovare una spiegazione a tutto ciò.

  9. Adele Crescimbeni scrive:

    “Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario” (George Orwell).

  10. Carlotta Scognamiglio scrive:

    Personalmente, mi sono sforzata di osservare la cosa da più prospettive, spesso contrastanti, e ho letto libri in merito, nonché aver conosciuto una persona che si traveste da donna, ma sono sempre, puntualmente, giunta alla stessa conclusione: perché? Qui non si tratta di avercela con qualcuno, come tanti, astutamente, vogliono far credere, ma di ragionare: perché io dovrei difendere chi nasce in un modo e poi decide, per x motivi, di trasformarsi? Anche l’omosessualità, da studi fatti, rientra in questo novero, ed è inutile che si tenti di insabbiare o di non pubblicare tali affermazioni, tanto la verità viene sempre a galla, e lo dimostrano quei gay che, essendo sprofondati in un abisso di scambismo, insicurezza, voglia di ricevere sempre l’approvazione altrui, decidono di seguire un percorso psicoterapeutico arrivando a riscoprire se stessi, e quindi a volersi bene. Non dobbiamo solo pensare a casi che hanno avuto la ribalta nazionale, ma anche e soprattutto a quelli che, in silenzio, chiedono aiuto per ritrovare se stessi. Pochi sapranno che in questo mondo ciò che impera sono lo scambismo e non la fedeltà, le perversioni come le ‘dark rooms’ (divertitevi a scoprire che cosa sono) e la voglia di esibirsi perché ci si sente fortemente insicuri: questo non lo dico io, ma vari medici che, da un punto di vista scientifico, stanno studiando il fenomeno. Io comune cittadino, dunque, che cosa dovrei difendere, tutto questo? Di qualità diritti stiamo parlando se adesso non c’è la discriminazione di un tempo, ci sono leggi a favore e addirittura si è scaduti nell’eccesso opposto, che è quello di discriminare chi la pensa come me, instaurando una dittatura di pensiero? Posto che si sta sbagliando perché si offende se stessi come persone, se proprio ci si vuole battere per dei diritti, lo si faccia nelle sedi appropriate, che sono le aule di tribunale! Altro aspetto da sottolineare e spesso volutamente taciuto e’ il flop delle unioni omosessuali sancite dalla legge Cirinna’: meno di seimila in due anni. Vi siete chiesti perché? Per quello che dicevo prima: non c’è il canone della fedeltà in quel mondo. Intervistato, il presidente dell’Arcigay nazionale ha riconosciuto il flop e ha detto, per salvarsi in corner, che è sufficiente che la legge ci sia: spiegatemi il nesso di coerenza! Mi stupisco di tutto questo appassionamento per un tema del genere, tanto presso la gente comune quanto nei mass media quanto in un certo mondo intellettuale: tutto nasce da quello che è stato giustamente definito il grande inganno, che oltre a portarci a non volerci bene pensando che fare come vogliamo sia sinonimo di libertà, ci sta rendendo sempre più intolleranti. Prova ne è, per esempio, la reazione scomposta al Congresso delle Famiglie di Verona, con in primis una parlamentare, la Cirinna’, che ostentava cartelli offensivi del sentimento religioso, patriottico e familiare. E a seguire tutte le reazioni scomposte quando si organizza una contro manifestazione a favore della vita o dell’essere umano in quanto tale, non in quanto burattino. Queste sfilate, come stanno cominciando a capire da più parti, non hanno ragion d’essere, sono solo create per costruire a tutti i costi un’opinione pubblica che, nell’intento degli organizzatori, dovrebbe sposare la giustezza di uteri in affitto che funzionano da altoforni che producono manufatti da vendere a omosessuali che vogliono soddisfare un capriccio. Ci vantiamo del progresso dei nostri giorni: questo lo sarebbe?? In non pochi l’anno scorso a Campobasso hanno espresso forti perplessità sul pride, ve lo posso sottoscrivere su carta bollata, solo che non hanno avuto il coraggio di manifestarlo apertamente. Qui non si tratta di avere coraggio, si tratta di difendere la dignità umana e l’ordine naturale delle cose che, da qualunque angolatura si decida di osservarlo, è perfetto. Torniamo dunque a ragionare, e chiediamoci che cosa c’è dietro a certe cose. Siamo stati dotati di capacità raziocinante: usiamola. Spero di non essere censurata come la dottoressa De Mari, perché spero che siamo ancora in uno stato democratico.

  11. Arianna Silvestri scrive:

    Invito tutti a leggere Silvana De Mari, dottoressa torinese che sta dicendo la verità sul mondo transgender e le sue falsità e nefandezze, nonché sulla egemonia che intende imporre al mondo. Sono più che sicura che questa moda finirà, e finirà nel momento in cui la gente capirà di essere stata presa in giro, offesa, vilipesa nella sua dignità e perfezione non certo creata dall’essere umano. Quando si riscoprirà tutto questo -e quindi quando si riscoprirà il senso del Divino- il grande inganno avrà fine. Bisogna essere pazienti.

  12. Attilio Crescimbeni scrive:

    Purtroppo nella società attuale sono pochi coloro i quali desiderano informarsi sui fatti o i fenomeni, ed ecco allora il formarsi di opinioni distorte, perbeniste, senza alcun costrutto. Infatti, se interrogate, queste persone hanno molto poco da dire e in più di un caso, per tagliare corto, cominciano ad inveire contro chi la pensa diversamente. Dalla conoscenza nasce il giudizio, mai viceversa, ricordiamocelo! Dalla conoscenza si può anche arrivare a notare come, nel tempo, l’ideologia lgbt si sia sgonfiata perdendo adepti, si stia barcamenando organizzando manifestazioni o trovate di marketing, ormai incapace di presentarsi come novità “progressista”. Ci sono parecchi fuoriusciti che, quando raccontano la loro storia, la presentano a tinte fosche, ma mi fermo qui perché di spunti sull’argomento ce ne sono dappertutto: nelle biblioteche, su Internet (da scegliere con attenzione), ai convegni. Torniamo ad essere un popolo acculturato per poter esprimere giudizi credibili.

  13. Mara Iapoce scrive:

    Le argomentazioni sono razionali, studiate e pacate. Mi sono permessa, con lo stesso intento, a quello che è purtroppo divenuto il marketing di questa visione dell’uomo, Ondapride, ma nessuno mi ha dato riscontro, segno che dall’altra parte non si è alla ricerca del dialogo. Vorrei poi chiedere ai vari benpensanti: fate finta di indignarvi se un uomo si denuda in pubblico e non vi stupite se c’è gente che sfila con meno del perizoma per parlare di un certo orgoglio? Che ribaltamento concettuale è? O meglio, che ipocrisia è? Davvero si sta perdendo la bussola dell’intelligenza!

  14. Piergiorgio Costantini scrive:

    Tutto verissimo. Apriamo gli occhi e non crediamo di avere la ricetta in mano solo perché quattro social network o qualche intellettuale da strapazzo vogliono far virare l’opinione pubblica a sud-sud ovest piuttosto che a nord-nord est.

  15. Davide De Castris scrive:

    Se uno si documentasse veramente, scoprirebbe cose nefande su questo mondo: un buon numero di coloro i quali vi appartengono hanno ricevuto maltrattamenti o abusi quando erano piccoli, e ora, da adulti, sposano la cultura dell’imbruttimento, della violenza contro se stessi e dell’imposizione, alla società, di una visione totalmente contro l’uomo. A questo stesso mondo appartengono Mario Mieli (scoprite da soli la sua visione del mondo), coloro i quali stanno creando i drag-kids, cioè bambini che si travestono da donne, proprio come le drag-queens, chi sfila nudo (vedi il pride di Roma), chi offende la religione cristiana. Dispiace che a cadere in questo pericolosissimo tranello siano anche coloro che hanno lauree, master ed ostentano un certo bagaglio culturale. Di moderno non ci vedo proprio nulla in questo andazzo, ma piuttosto una pericolosa regressione creata, per invidia verso la perfezione del creato, da colui che prima era un angelo, poi, ribellandosi, è divenuto tutt’altro. San Tommaso d’Aquino, tutte le volte che faceva lezione, esordiva mostrando una mela e dicendo: “Questa è una mela: chi non è d’accordo può andar via”. Invito, infine, a leggere la preghiera che una famiglia dell’Indiana ha fatto al governatore di quello stato: non imponga la sua ideologia sessuale ai nostri figli. Il governatore è gay.
    E adesso spero che si dia spazio a tali affermazioni, se siamo ancora in uno stato di diritto.

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