Il 12 dicembre 1963 in Senato è quasi un plebiscito. Sulla proposta di legge intitolata «Modificazioni agli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della Regione Molise», i sì sono 232, 8 i no su 240 votanti. Cinque giorni dopo il passaggio definitivo alla Camera: 536 i deputati che prendono parte allo scrutinio, 495 i favorevoli e 41 i contrari. Nasce la ventesima Regione d’Italia (la legge che la istituisce porta la data del 27 dicembre 1963), il Molise. Nasce per ‘distacco’ dall’Abruzzo. Nella sua stesura originaria, l’articolo 131 della Carta repubblicana prevedeva la Regione Abruzzi e Molise.

Prima del voto di Montecitorio prendono la parola i parlamentari molisani. Girolamo La Penna: «Oggi la Camera con il suo voto può soddisfare l’anelito antico delle genti molisane e finalmente riconoscere Regione il Molise, quale Dio lo segnò tra fiumi solenni e gravidi di storia, tra il Matese e l’Adriatico», la Camera – sempre nelle parole del deputato termolese della Dc – «può rendere giustizia a un popolo che ha saputo servire la nazione in pace, manifestando capacità lavorative ed inventive dei suoi figli, e ha saputo difendere la patria in armi, testimoniando il suo valore ed il suo spirito di sacrificio nel vessillo delle sue medaglie d’oro». Coglie poi il significato della convergenza di tutti i gruppi parlamentari sul ddl che modifica la Costituzione: «Significa – evidenzia La Penna – che il Parlamento riconosce l’unità del popolo molisano, sottraendolo a vincoli inefficaci e sterili e gli restituisce sul piano amministrativo quella individualità che natura e storia hanno costruito nei secoli». Convergenza che si realizza, contestualizza, «nel momento in cui era diventato indispensabile, per le condizioni economiche della nostra terra, trovare uno strumento idoneo ad interrompere la spirale della depressione e capace di far intraprendere la via della rinascita». Ringrazia, infine, la «nobile popolazione abruzzese, i cui consigli comunali tutti hanno voluto favorire il Molise, anche se con rammarico si determinavano a chiedere lo scioglimento di un vincolo che avevano sempre gradito».

Fa pensare rileggere oggi queste parole. E quelle del deputato di Riccia Giacomo Sedati. Fa riflettere in un momento altrettanto difficile per il Molise, in cui gli attacchi all’autonomia sono numerosi. E in cui la necessità imperante, nel dibattito locale, sembra essere quella (per necessità o virtù) della macroregione.

Le infrastrutture, con il collegamento fra il Lazio e la Puglia, il turismo, i nuclei industriali, Campobasso città capoluogo e centro dell’amministrazione. Questo il programma – illustrato da Sedati – della classe dirigente che sa ottenere nel 1963 il risultato di una lunga battaglia. La «battaglia per l’autonomia regionale che gli spiriti migliori alimentarono e che un movimento di popolo volle portare avanti», dice Sedati nella seduta antimeridiana alla Camera il 17 dicembre. «Il Molise saprà meritare la fiducia che oggi il Parlamento gli dimostra», aggiunge. «Sarà possibile eliminare intralci e remore nell’attività della pubblica amministrazione: in particolare di quella degli enti locali che fanno capo ad uffici situati nei diversi capoluoghi di provincia delle regioni finitime, con inconvenienti gravissimi nei rapporti fra lo Stato, gli enti ed i cittadini». Gli inconvenienti che oggi il Molise denuncia di fronte alle paventate e alcune realizzate soppressioni: la Corte d’Appello, il Comando dell’Esercito, quello della Legione Carabinieri già riaccorpato all’Abruzzo. Un processo che viaggia in senso contrario rispetto al 1963.

Relatore del testo, nell’Aula della Camera, è Dell’Andro, che sottolinea l’errore commesso nel 1861, quando l’unificazione dell’Italia significò anche unificazione di Abruzzo e Molise: «Non vi sono facili vie di comunicazioni tra l’Abruzzo e il Molise: non vi è, in una parola, comunanza di interessi. È, dunque, una imperiosa necessità di vita, di sviluppo economico, di progresso sociale, l’autonomia regionale del Molise».

 

4 Commenti

  1. Annarita Leccese scrive:

    Signor Rocco, capisco la sua buona volontà di pubblicizzare le caratteristiche e la storia molisana, tuttavia, se ci riferiamo al puro discorso dell’autonomia, abbiamo dimostrato ampiamente di non meritarla, fra snaturamento della vera peculiarità della regione, quale l’agricoltura a tutto vantaggio di un settore inutile e dispendioso come il terziario, politiche clientelari spesso e volentieri avallate dai molisani nella speranza di aggiustare il proprio orto personale, dispendio di soldi pubblici nel settore sanitario. Varchiamo il confine regionale andando verso Nord per imparare che cosa significa meritarsi l’autonomia!

  2. Michele Rocco scrive:

    http://www.michelerocco.it/Colozza_cb/Molise/avvio.htm
    Il Molise è una piccola regione del centro-sud dell’Italia, con un’estensione di circa 4400 Kmq, Il suo territorio è prevalentemente collinare. Dai monti del Matese e delle Mainarde arriva fino al Mar Adriatico su cui si affaccia con 35 Km di costa. E’ una regione ricca di acque. Il principale fiume è il Biferno. Un ambiente pressoché incontaminato in cui vivono poco più di 300 mila abitanti. Dalle testimonianze del Paleolitico (Isernia) si fa un salto di 700.000 anni per arrivare alla storia dei popoli italici, gli Osco-Sanniti (Pietrabbondante), temibili nemici di Roma. La successiva alleanza con i romani ha portato alla creazione di insediamenti notevoli (Altilia-Sepino) lungo le vie della transumanza, i tratturi. Il Cristianesimo lascia testimonianze dell’Alto Medioevo (San Vincenzo al Volturno) e, dopo l’anno mille nel romanico molisano (Santa Maria della Strada..). Poi la storia si lega indissolubilmente, per secoli, a quella del Regno di Napoli, con gli Angioini e i Borbone e le testimonianze sul territorio fatte da castelli e torri. Non manca, però, qualche contatto con il periodo rinascimentale, di cui sono rinvenibili opere nei castelli dei casati nobiliari. L’unità d’Italia giunge quando il territorio molisano ha già una propria autonomia, la Provincia di Molise, consolidata dai codici napoleonici. L’unione con l’Abruzzo e la successiva autonomia come Regione Molise è storia recente. Diversi sono gli itinerari per visitare il Molise: paesaggio e natura dai monti alle valli; storia, arte, artigianato, tradizioni e percorsi del gusto nei borghi; soggiorni estivi ed invernali in località attrezzate con la rinomata ospitalità molisana.

    • Sono convinto che una riannessione all’ Abruzzo possa soltanto portare vantaggi senza rinunciare a storia ed identità. Magari ci aiuta a sviluppare meglio la nostra economia, spendendo meno per un carrozzone politico regionale inutile. Grazie

      • Alberto Mastrocola scrive:

        Più che all’Abruzzo, alle Marche, regione ben più sviluppata sotto il profilo industriale ed agricolo. Oppure fare una triade: Molise, Abruzzo, Marche. Ci guadagneremmo soltanto.

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