Gli amici di sempre e la classe dirigente del Pd molisano che lo ha voluto a capo del centrosinistra nella sfida per il Senato al maggioritario. Vittorio Rizzi, ex sindaco di Campobasso, e Antonio Battista che guida oggi Palazzo San Giorgio. Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla, lei capolista sul proporzionale e lui in corsa nell’uninominale Molise 2 sotto le insegne del Partito democratico. E Michele Scasserra, che è stato assessore regionale col centrodestra. Non rinnega certo l’appartenenza, su Colavita fa una scelta – un’eccezione vissuta con trasparenza – di coerenza con la propria storia personale e imprenditoriale.
Il valore aggiunto di Enrico Colavita, nella terra in cui i rapporti umani ancora contano e a volte si impongono sulla politica, si vede dalla folla che in piazza della Vittoria lo raggiunge per l’inaugurazione della sede elettorale. Di fronte, il luogo che lo ha visto protagonista per anni della vita economica e politica del Molise: la Camera di commercio. Erano gli anni di Piacere Molise, della regione che va oltre i propri confini e ha successo con prodotti e con un brand che la caratterizza ancora adesso. «Oggi le cose sono diverse, le nuove tecnologie hanno cambiato il mondo. Per questo servono le competenze per poter sviluppare i territori», ragiona Colavita.
Era tornato più stabilmente in Molise da qualche mese. Ritorno nella sua regione e ritorno al vertice di Confindustria. Appena ha accettato la candidatura al Parlamento, ha lasciato la presidenza di via Cardarelli. Da imprenditore ha impostato la sua campagna elettorale: buoni rapporti con tutti che non vuol dire buonismo, anzi. Spiega che ha come obiettivo di «instaurare un dialogo con quelli che esprimono un voto di protesta perché secondo me bisogna condividere e capire prima le ragioni della protesta. Io condivido alcune motivazioni, vorrei aiutare con l’esperienza a superare la protesta e diventare propositivi». Sì al confronto, netto però il suo no alla ‘vecchia politica’. «Non mi piace, non mi è mai piaciuta e mi ha tenuto abbastanza fuori da queste competizioni, non l’ho mai condivisa, anche perché le cose poco chiare e poco pulite non mi piacciono. Non tocca a me entrare nel merito delle cose non fatte o fatte male… Io voglio pensare solo al futuro, in termini propositivi e non di contrapposizione». La nuova politica, sottolinea con decisione, «deve essere fatta di cose: di piccole imprese, di supporto ai giovani. E poi il territorio. Sono stato a Cerro al Volturno, un pezzo stupendo di Molise che è un gran peccato tenere lì chiuso in quel cofanetto. Bella gente, splendida terra, agroalimentare, turismo: queste sono le poche ma grandi potenzialità che vorrei aiutare a utilizzare meglio». Da Cerro al Volturno ha portato con sé una bella pubblicazione e sorride del piccolo cortocircuito che ha provocato poche ore prima. Quando apprezzando il patrimonio di quella zona del Molise ha chiesto al presidente Frattura e al sindaco: ma queste cose così belle le abbiamo portate alla Bit?
Chi ha scelto Colavita per la partita del Senato lo conosce: nessuna mediazione soprattutto se deve essere di maniera, concretezza e stimoli a fare meglio. Il Pd ha corso il rischio puntando su di lui, probabilmente anche con l’obiettivo di scrollarsi di dosso il marchio di partito autoreferenziale che si dà sempre ragione. Immagine che gli avversari, soprattutto Liberi e Uguali, propongono spesso.
Dunque, Colavita dice quel che pensa: che il Molise, per esempio, lo ha trovato ‘rilassato’ per non dire ‘depresso’. Perciò, non si stanca di ripetere, si deve puntare sui giovani. Stasera li incontra al Circolo Tennis di Campobasso, alle 20. «Per me non è un modo di dire, io ai giovani tengo molto. Sto molto con i miei giovani che si circondano di giovani. La mia presenza in questa competizione è una sfida con me stesso: sei ancora in grado di dare qualcosa? La mia volontà c’è tutta, non ho molto di più da chiedere al mio percorso di vita, spero che mi venga data questa possibilità».
Poche ‘chiacchiere’ prima del brindisi. «Non sono abituato ai discorsi elettorali, non ho preparato nulla…». Scoppia un applauso. «E poi voi non avete bisogno di parole, ma di qualche fatto… Brindo con voi al nostro futuro».
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