Il Pronto soccorso è salvo, ma l’ospedale di Agnone potrebbe chiudere.
Il programma operativo 2019-2021 è quasi pronto. Elaborato da Agenas e dall’advisor Kpmg, ma a Palazzo Vitale c’è una task force che vi lavora, quanto meno nella preparazione della base (i dati che riguardano l’attuale assetto della nostra sanità, dalle prestazioni agli accessi nei reparti o nelle strutture territoriali). Un pezzo di Molise, costituito da dirigenti della dg Salute e dell’Asrem, è coinvolto dal punto di vista tecnico. Il raccordo – è uno dei compiti che le assegna il decreto di nomina – lo sta curando il sub commissario Ida Grossi.
A giorni, forse già nel fine settimana, la bozza sarà inviata per conoscenza al presidente della Regione Donato Toma. È lui a svelare un dettaglio di non poco conto. Smorzate le polemiche sui boatos relativi alla paventata chiusura, addirittura, degli ospedali di Isernia e Termoli, il rischio concreto riguarda Agnone.
«A livello ministeriale sarebbe stato inquadrato come ospedale di comunità», spiega a Primo Piano il governatore. Poche ore prima aveva lanciato la ‘bomba’ nell’intervista in diretta al quotidiano online Isnews, aggiungendo che sarebbe l’unico modo per salvare il Caracciolo.
Toma sa bene che in Molise gli ospedali di comunità sono quelli di Venafro e Larino. Che non sono ospedali. Come si legge nella relazione al consuntivo dell’Asrem, il Ss Rosario e il Vietri sono stati interessati da «provvedimento di chiusura» il 1 gennaio 2017. Non sono più ospedali.
Ospedale di area disagiata è altra cosa. Il piano operativo straordinario 2015-2018 ha rideterminato «l’ospedale San Francesco Caracciolo di Agnone come ospedale di zona disagiata, poiché avente tutti i requisiti previsti dall’attuale normativa e perché posizionato in un’area montana particolarmente disagiata, in cui risiede una popolazione significativamente rilevante e a cui fanno riferimento i residenti nei comuni extraregionali confinanti». In base a questa classificazione, è dotato del reparto di Medicina e di un servizio di emergenza urgenza.
Al netto delle battaglie dei sindaci e delle comunità della zona per rendere effettiva questa previsione, c’era.
Nella bozza in arrivo non ci sarebbe più. «Non so se sarà così, è però trapelata questa notizia. Spero non sia così. Aspetto di leggere il documento che mi sarà notificato a giorni», aggiunge Toma. Che non nasconde la preoccupazione che la struttura dell’alto Molise possa non rientrare negli standard e che quindi sarà difficile fare una battaglia.
Con i commissari, assicura, è tornato quasi il sereno. Resta il contraddittorio sui 4,2 milioni di fiscalità non trasferiti. Ma anche ieri mattina, racconta, ha avuto un confronto proficuo con Angelo Giustini e Ida Grossi. Altre nefaste novità dal nuovo piano non gli risultano. Il Cardarelli resta l’hub della rete ospedaliera, San Timoteo e Veneziale rimangono spoke. Intanto a Campobasso sono in via di ultimazione i lavori per la stroke unit che sarà centralizzata nel capoluogo.
Infine, buone notizie anche per i 105 milioni destinati all’edilizia sanitaria e agli investimenti in tecnologia: dal Ministero hanno chiesto chiarimenti ai tecnici della Regione, siamo in dirittura d’arrivo per l’accordo da siglare.
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