La gestione del servizio idrico integrato che presto sarà avviata in Molise è già realtà per il 70% degli italiani. Gestione unitaria e tariffa unica per tutto il territorio regionale, cioè. La scelta fra società pubblica, privata o mista compete ai Comuni. Non alla Regione. Lì, invece, una cosa è certa: «Se la legge fosse stata bocciata, sarebbe stata una sfiducia per questo governo e non avremmo passato una Pasqua da consiglieri regionali».
Il governatore Paolo Frattura incassa un risultato difficilissimo da cogliere, rilancia la sfida sulla riforma elettorale e, quanto all’Egam, insieme all’assessore Pierpaolo Nagni respinge ancora una volta al mittente l’accusa di aver aperto la strada ai privati, di aver consegnato alle multiutility l’oro del Molise. Nagni, e il presidente della Terza commissione Ciocca rincara la dose, parla di posizioni strumentali. Questo modello organizzativo, ricordano i vertici della Regione, nasce nel 1994 con la legge Galli, il cui obiettivo è evitare la parcellizzazione della gestione delle risorse idriche. E il Molise, evidenzia Nagni, è stata «l’unica Regione a costituire gli ambiti. Poi il meccanismo si è fermato». Lo Sblocca Italia e la legge di Stabilità del 2015 hanno definito il quadro e dettato i tempi. Il Molise, in questo caso, è di nuovo in ritardo. L’amministrazione di Palazzo Vitale viene diffidata dal governo nazionale a dar vita all’ente di governo dell’ambito. Pena, il commissariamento. «Dei Comuni e non della Regione», precisa il presidente. A subire passivamente le decisioni romane sarebbero le amministrazioni locali. E il rischio, aggiunge Nagni, non è del tutto scongiurato perché «ci sono altri passaggi da fare. Perciò lo dico ai Comuni che ancora contestano: state dentro l’Egam per garantire un processo pubblico. Da fuori non è possibile».
Dunque, respingono decisi Frattura e i suoi, nessuna privatizzazione in atto. Anzi, spiega l’assessore, la Regione ha dato con la legge un indirizzo preciso, «un tentativo anche molto spinto a mio parere»: la costituzione di una società in house, 51% a capitale Egam (quindi i Comuni) e 49% Molise Acque. È l’unico modo per procedere ad affidamento diretto – scriverlo nella legge avrebbe determinato la sua impugnativa, assicura – e chiudere il cerchio: Molise Acque si occuperebbe di adduzione, grande distribuzione (ai serbatoi, fin dove arriva oggi) e piccola distribuzione alle reti comunali. Per farlo serve una due diligence sui conti e il patrimonio dell’azienda speciale (la cui situazione finanziaria è troppo difficile per caricarla sui conti dei Comuni). Molise Acque, poi, dovrà cambiare forma societaria. E serve, insistono Frattura e Nagni, che gli organi dell’Egam siano costituiti presto, prima possibile.
Unico gestore, una sola tariffa: in alcuni centri aumenterà. «In media – fornisce i numeri Nagni – l’acqua costa in Molise fra 0,50 e 0,80 centesimi a metro cubo». Ci sono posti dove costa meno, 0,20, e c’è Termoli dove supera un euro. È chiaro che per qualcuno andrà meglio e per qualcuno peggio. Ma le amministrazioni virtuose – come Campodipietra – che rivendicano i risultati raggiunti nella gestione e vorrebbero tenerli al riparo da un sistema di area vasta che li vanifica, secondo Nagni, dovrebbero invece spendersi in Egam per mettere a disposizione quel che hanno realizzato. C’è poi da lavorare sulla dispersione, sugli allacci abusivi, sull’inquinamento. Tutti elementi discorsivi che si ripercuotono sulla tariffa. Ma, conclude il suo ragionamento Nagni, le dichiarazioni politiche di questi giorni (e sono giunte da ogni parte, dal centrodestra ai grillini passando per il centrosinistra) «sono scandalose perché lontane dalla realtà».
Piuttosto agli oppositori la maggioranza rinfaccia il ritardo. Due anni di discussione nelle commissioni e alla fine, rammenta Ciocca, la legge è uscita da quegli organismi nel testo originario, a cui si è dovuta aggiungere tutta la parte che riguarda l’Egam.
Pure il governatore boccia gli interventi di questi giorni come «un modo di far politica basandosi su una realtà che non esiste». E si riferisce alle critiche sull’approvazione e alla richiesta di referendum abrogativo. Prima dell’analisi politica e dell’affondo finale, Frattura ripercorre le tappe. Nel 2015 la Regione viene diffidata e costituisce l’Egam con delibera di giunta. Le sentenze del Tar che accolgono i ricorsi di due gruppi di Comuni ribelli (su 136, 109 avevano comunque aderito all’ente) annullano la costituzione perché compete al Consiglio con legge e non alla giunta con delibera. Ma, sottolinea Frattura, i giudici amministrativi confermano comunque la legittimità «del percorso avviato». Sono i Comuni a scegliere e c’è poi la Consulta che permette alle associazioni riconosciute di far sentire la propria voce a tutela degli utenti e dell’ambiente.
L’acqua finirà in mano ai privati? Saranno i Comuni, l’Egam a dover spiegare perché e non la Regione che, ribadisce il presidente, ha indicato una strada che garantisce la gestione pubblica.
Totaro e Scarabeo chiederanno un referendum per cancellare la legge sull’Egam. Il governatore ritiene che questa sia una delle fattispecie in cui, secondo lo Statuto della Regione, non è possibile sottoporre una norma regionale a consultazione abrogativa. «Chiederemo comunque un parere dell’ufficio legislativo». ritai

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