Il post conferenza stampa sull’Egam diventa analisi politica e proiezione verso il 2018. In quattro, della maggioranza uscita dalle urne nel 2013, hanno votato contro l’Egam (Petraroia, Niro, Totaro e Scarabeo). La consigliera Lattanzio si è astenuta. Da metà mandato, invece, in due (Micone e Monaco) hanno aderito al centrosinistra di Frattura.
Non serve una verifica? Frattura accede all’idea: «Va fatta». Ma pure qualche chiarimento «va fatto». E cioè, ripete, «semmai è la minoranza ad essere eterogenea: 5 Stelle, centrodestra, Sinistra italiana, Mdp». Tutti questi, coerentemente con le loro posizioni locali e nazionali, hanno detto no alla legge. Poi ci sono due esponenti «di liste civiche» che hanno aderito alla maggioranza. Ancora, «Lattanzio aveva dichiarato l’astensione dall’inizio. La coerenza c’è tutta. Se non avessimo avuto i numeri, sarebbe stata un’evidente sfiducia e non saremmo arrivati a dopo Pasqua, le dimissioni sarebbero state atto dovuto. Io sono convinto che la maggioranza ci sia».
Fra i no, però, c’è quello del capogruppo del Pd Scarabeo. Non sottovaluta questo dato, il governatore. Ma, rispondendo alle domande sul punto durante la conferenza, ricorda che «il gruppo Pd si è riunito con due componenti, un terzo non c’era. I due componenti hanno eletto il capogruppo e poi uno dei due è uscito dal Pd per aderire al gruppo Misto». A parte questo, però, insiste: «I numeri parlano indipendentemente dai ruoli». Ora i numeri li testerà sulla riforma elettorale. «Ci siamo impegnati con i cittadini affinché in questa legislatura vedesse la luce la nuova legge elettorale che recepisse soprattutto la possibilità di garantire rappresentanza a tutti i territori regionali, discuteremo della proposta in Consiglio e verificheremo i numeri e la tenuta, che sono fondamentali per il prosieguo della legislatura».
Un ultimo anno con quattro assessori? Sembra più che verosimile. Frattura, però nega che siano stati fatti nomi. Fermo nell’intenzione di non «creare confusione» con le primarie del 30 aprile. Si tratta di un «ragionamento che riporteremo in maggioranza». Se Lattanzio sia fra i papabili? Fare un nome prima del tempo significa bruciarlo, respinge il tentativo. «Ne parleremo in maggioranza e saremo più di 11».

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