Il suo dissenso lo esprime da tempo. Ma non chiamatelo ‘ribelle’. Vincenzo Niro non accetta questa definizione perché ritiene che sia il presidente Frattura ad essersi allontanato dalla rotta tracciata nel 2013. Il leader molisano dei Popolari per l’Italia (del partito di Mauro è vicepresidente nazionale) anzi gli addebita la responsabilità della rottura: «Ho registrato che ha inteso non ricorrere più al supporto del mio partito». Corteggiatissimo da centrodestra e centrosinistra che cerca un’alternativa a Frattura, per il momento è netto nel ribadire la distanza dal governatore.
Il bilancio del mandato, dunque, per lei è negativo?
«Beh, sono stato presidente del Consiglio regionale. E ringrazio chi, i quadri dirigenti dell’epoca, volle tenere fede ai patti pre elettorali, benché non fosse quello l’accordo sottoscritto con il segretario regionale del Pd e con il candidato presidente Frattura (l’intesa prevedeva un assessorato per l’allora Udeur, ndr). Ho avuto l’onore di organizzare le celebrazioni per i 50 anni di autonomia del Molise. Durante il mio mandato al vertice dell’Assemblea abbiamo attuato la riforma statutaria, istituito il primo collegio dei revisori esterno, recepito il dl 174 che disciplina i gruppi e le indennità di presidenti del Consiglio e della giunta, di assessori e consiglieri. Il Molise ha presieduto la commissione ‘Migrazioni e diritti umani’ del Consiglio d’Europa. Al ‘Mario Pagano’ si è tenuta la prima Conferenza della Commissione europea sui migranti e la plenaria dei presidenti dei Consigli. Sono stato vice coordinatore della Conferenza dei presidenti dei Consigli. Abbiamo lottato per difendere l’Adriatico dalle trivellazioni, per evitare la soppressione della Corte d’Appello raggiungendo risultati importanti…».
Ma dal punto di vista politico come giudica questo suo mandato a Palazzo D’Aimmo?
«Non molto soddisfacente».
Perché in particolare?
«Perché nella seconda parte della legislatura si è ulteriormente allentato il rapporto fra governo e Consiglio regionale, è mancato il coinvolgimento dell’intera Assise. Si è scelta la strada di non completare l’esecutivo con una figura indispensabile quale l’assessore al Lavoro, alla Formazione ricorrendo però alla nomina di assessori esterni che di fatto ha modificato la composizione del Consiglio, gravandolo di altri costi. E questo non rientrava negli impegni assunti col programma elettorale, almeno per quanto riguarda il mio partito. Aver concentrato nelle mani di pochi soggetti e pochissimi rappresentanti di partito le decisioni e le scelte da indicare, anzi gli ‘ordini’ che poi si pretendono di dare alla maggioranza, ha leso profondamente il rapporto e il metodo che erano stati sbandierati nel corso della lunga campagna elettorale. E ha svilito completamente il ruolo dell’Assemblea legislativa. A cosa servono il Consiglio e i consiglieri? Se servono solo ad eseguire ordini non ha più senso che ci siano…».
In cosa ha sbagliato, a suo parere, dal punto di vista delle scelte programmatiche il governo Frattura?
«Da dove partiamo? Dalla sanità?».
Da dove vuole.
«Bene. Sul riordino della sanità è mancata la concertazione con la maggioranza che ha vinto le elezioni. Era necessario un intervento deciso per riequilibrare la rete ospedaliera ma non dovevamo farci togliere il Dea di II livello, a mio avviso questo è un elemento che ridurrà in maniera consistente l’offerta sanitaria. È mancata poi l’azione di rivalsa nei confronti dello Stato per recuperare quanto ha sottratto alle tasche dei cittadini molisani in termini di tassazione per tutto il periodo, lungo, del protrarsi del debito sanitario. Parliamo di 370 milioni, una cifra quasi equivalente al mutuo che ci è stato imposto da Roma e che grava sui contribuenti molisani. Mi rincresce, inoltre, il mancato sostegno alla zona agnonese, il cui ospedale è di montagna e pareggiava altri centri di costo nel 2013 quando a dirigere era Giovanni Di Pilla. È un’area vasta, che non può non avere una struttura ospedaliera in grado di assicurare interventi salvavita».
Non c’è solo la sanità, però.
«Infatti. Alle infrastrutture è mancata la programmazione. In sede di esame dell’ultimo bilancio ho dovuto presentare un odg collegato alla manovra per rappresentare lo stato di disagio del sistema viario, che versa in condizioni assai precarie. C’era poi la tratta Termoli-Dubrovnik da sviluppare. Non capisco perché non si è portato avanti il percorso. E poi lo sviluppo, il lavoro. Temi sui quali non si può continuare a rincorrere il ricorso agli ammortizzatori senza avere la minima speranza di soluzioni alternative all’occupazione che garantivano Ittierre, Gam, Zuccherificio e tante altre aziende che hanno sofferto e soffrono la crisi. Non essendo sostenuti da trasferimenti statali, gli ammortizzatori gravano sui fondi regionali ‘succhiando’ risorse utilizzabili invece per creare sviluppo. Ho votato contro il piano energetico, altre 2mila pale eoliche dove saranno installate? Ora si porrà il problema dei vincoli imposti dal piano nitrati agli agricoltori. Resto convinto del mio no all’Egam, che rappresenta un forte rischio per le tasche dei molisani. E sono rammaricato che a distanza di quattro anni, pur essendo stato licenziato dalle commissioni competenti ancora non approda in Aula il nuovo regolamento consiliare. Forse perché c’è la riduzione delle commissioni e qualcuno avrebbe perso la presidenza? Non vedo altri motivi».
Cosa farà Vincenzo Niro alle regionali del 2018?
«Guardi, io ho registrato che il presidente della Regione, espressione del Pd, ha inteso non ricorrere più al supporto del mio partito e ancora sono in attesa di una risposta alla mia richiesta di verifica sulla maggioranza che ho più volte rappresentato in Aula. Alla luce di questo, prendo atto dei comportamenti politici che stanno emergendo e insieme ai quadri dirigenti del mio partito, come ho fatto in passato, deciderò il da farsi. Certo, uno degli obiettivi che perseguirò in maniera decisa e inequivocabile è la ricerca di una figura in grado di rispettare la maggioranza che lo ha eletto e senza la quale non avrebbe mai fatto il presidente. Una figura che abbia dimostrato e dimostri di avere a cuore la salvezza e il rilancio della Regione, che non abbia alcun conflitto di interesse. Le elezioni si vincono perché un’intera squadra lavora insieme investendo energie, intelligenze e risorse che sono ingredienti indispensabili per eleggere il presidente. Raggiunto l’obiettivo, non si può far finta di non conoscere il contributo di ognuno alla squadra». ritai

Un Commento

  1. wanderer scrive:

    Vincenzo Niro….,chi??

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