Caro direttore,
mi permetto di scriverle (non l’ho mai fatto fino ad ora) perché ci terrei a dire qualcosa su un tema di particolare attualità come quello della sanità nella nostra regione. Pur trovandomi all’estero, seguo sempre con molta curiosità ed attenzione gli avvenimenti del Molise e dell’Italia in generale. Le chiedo di concedermi questo piccolo sfogo, che è il frutto delle polemiche scaturite dalla pubblicazione dei dati relativi alla mobilità sanitaria 2016 a cura del Quotidiano Sanità.
Negli ultimi giorni mi sono ritrovato a leggere interviste e dichiarazioni di politici e associazioni varie che molto mi hanno fatto riflettere sul nostro sistema sanitario regionale e non solo. Si dice – leggo – che la Regione si trovi ad anticipare le somme degli utenti. È senz’altro vero. Ed io aggiungo: per fortuna! Altrimenti non avremmo avuto uno sviluppo sanitario di così alta qualità.
Di altro tenore, invece, sono le dichiarazioni dei politici e associazioni… di altre regioni d’Italia che si vantano, giustamente, della mobilità attiva come fattore di lustro e guadagno del loro sistema sanitario regionale (vedi Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna) mentre altri ancora si lamentano per la loro mobilità passiva (anche nei confronti del nostro Molise).
Insomma, per farla breve: le regioni limitrofe si lamentano della mobilità passiva e noi dovremmo farlo per quella attiva? Quanto alle interviste e alle dichiarazioni di questi giorni: quale sarebbe la soluzione?
Immagino chiudere i confini regionali in entrata, per non far “anticipare” le somme spettanti dalla Regione. Ma così facendo si danneggerebbe il lavoro decennale fatto da ricercatori, medici e da tutti gli operatori sanitari che quotidianamente forniscono una qualità assistenziale e di ricerca che non ha nulla di meno rispetto alle regioni più all’avanguardia in Italia e non solo.
In questo caso, quale potrebbe essere la conseguenza? La gente non avrebbe più necessità di curarsi? Sarebbe una fantastica soluzione, anzi… un sogno! L’unica conseguenza che vedo, purtroppo, è quella di tornare ai viaggi della speranza verso altre regioni. Ed allora la Regione Molise si ritroverebbe non solo ad anticipare ma a pagare, alle altre Regioni, l’intera quota spettante con tutti i relativi costi annessi di trasporti, stazionamento e mancata produttività dei familiari.
E non è soltanto una questione che riguarda la mobilità. La nostra regione vanta eccellenze nel campo sanitario e della ricerca scientifica. Non è un caso che vengano a collaborare in Molise professori e ricercatori di fama internazionale, nonché premi Nobel. Quando dall’estero, dove mi trovo ora, mi imbatto per motivi di lavoro in studi di ricerca fatti in Molise e pubblicati sulle più prestigiose riviste internazionali beh: mi sento orgoglioso della nostra piccola regione!
Quando si parla di mobilità sanitaria, inoltre, credo non debbano mai essere dimenticati i posti di lavoro e tutto l’indotto derivante dalle migliaia e migliaia di persone che decidono di venire qui, per curarsi o per lavorare.
Pensando a tutto questo, immagino all’estremo un Molise senza le due grandi eccellenze di cui oggi dispone (“grandi” perché la ricerca, per sostenersi, ha bisogno di grandi numeri): un deserto ed una terra senza più aspirazioni per i giovani; senza lavoro e senza più l’eccellenza in ambito sanitario.
A questo punto mi domando: ma perché fare questo? Perché pensarlo? Provo a darmi risposte leggendo articoli, ricerche, dichiarazioni e diversi punti di vista per farmi un’idea che non sia influenzata da un personale interesse.
Alla fine, arrivo sempre alla stessa conclusione, e cioè che in una piccola regione come la nostra vi è poca simpatia per l’iniziativa privata ma soprattutto esiste una politica poco lungimirante e populista (per fortuna minoritaria) di alcuni che tentano di mettere in cattiva luce le poche cose che funzionano. Sarà perché funzionano troppo bene, non lo so, ma sta di fatto che lavorano perfettamente integrate con il sistema pubblico, a servizio di tutta la nostra comunità. Del resto basta andare a visitare queste strutture per comprendere da vicino quanto sto affermando. È bene rimarcare il fatto che stiamo parlando della salute dei cittadini, non soltanto quelli molisani, ma Italiani!
Ho come l’impressione, invece, che dietro tutto questo folklore – che si dice essere non polemico e ideologico, definendosi “tecnicismo” – ci siano solamente personalismi ed invidia, quando invece dovrebbe essere tutto il contrario, come del resto avviene in tutto il resto d’Italia e del mondo.
Io forse tornerò nella mia regione al termine di questa esperienza lavorativa all’estero. Ma – mi chiedo e le chiedo – quanti altri giovani molisani avranno la possibilità di ritornare a casa per mettere a disposizione del Molise le conoscenze e le competenze acquisiste fuori regione? È una domanda che dobbiamo porci con serietà, se non vogliamo che il Molise diventi terra di emigrazione per tutti i suoi ragazzi. La ringrazio e la saluto affettuosamente.
Marco Patriciello

6 Commenti

  1. alfredo marinelli scrive:

    Vorrei, rinforzare il concetto, invitando chi occupa il suo tempo a seguire le attività della Regione Molise in materia di Sanità a guardare anche le attività di promozione ed “aiuto” alla Sanità offerte da altre Regioni alle proprie strutture (leggasi Lombardia )…. meditate gente…meditate

  2. Antonio scrive:

    Tagliat l capill e truovt na fatia.
    Direttore Regionale del Consorsorzio.

  3. piero di rosa scrive:

    Ma è parente di quel patriciello che tutti conosciamo? State scherzando o ci prendete in giro?

    • Mauro D'Ambrosio scrive:

      Ma cosa sono queste illazioni? Possibile che ci si debba attaccare all’inesistente pur di agitare le acque? Facciamoci curare, se siamo messi così male!

  4. Graziano D'Agostino. scrive:

    Bravissimo condivido totalmente. Graziano D’Agostino Direttore Regionale Confesercenti Molise.

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