Nel corso degli anni, l’approccio all’ictus cerebrale è notevolmente cambiato: prima si aspettava che le condizioni del paziente si fossero stabilizzate per intervenire sulla situazione lasciata dallo stroke, oggi invece ‘si aggredisce’ subito la situazione.
Per questo è fondamentale rivolgersi subito al 118, ai primi sintomi. E per questo la presenza di una stroke unit, letteralmente un reparto di emergenza che si occupa dell’ictus (in inglese stroke), fa la differenza.
Se ne è discusso a Bruxelles, nel meeting organizzato dalla European Stroke Organisation che si è svolto al Parlamento europeo. «La geografia conta», il titolo dell’iniziativa. Le conseguenze più o meno immediate dell’ictus dipendono, infatti, dal fatto che si vive nel posto giusto, un luogo dove una stroke unit sia raggiungibile entro quattro ore che è il periodo di tempo considerato cruciale per intervenire.
In Europa esistono situazioni molto diverse: aree in cui le stroke unit sono in numero ottimale per la popolazione, ma anche zone in cui prima di raggiungere una struttura specializzata il paziente può aspettare molto, e andare al di là di quel breve lasso di tempo che può dividere la vita dalla morte, l’autosufficienza dalla disabilità. In Italia queste disparità sono particolarmente accentuate, se si considera che i due terzi delle stroke unit sono situate al centro nord, una situazione che penalizza fortemente i cittadini del sud.
A Bruxelles, fra i protagonisti, gli operatori del Neuromed di Pozzilli. Che, è notizia delle ultime ore, si prepara ad accogliere il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani il 27 ottobre prossimo a Pozzilli per l’inaugurazione della nuova piattaforma ambulatoriale. L’evento, dalle 16.30.
A tornando al meeting di Bruxelles, «le stroke unit – ha detto in quella sede Rodolfo Grella, della stroke unit dell’Irccs – sono le uniche strutture in cui l’ictus può essere realmente affrontato e trattato, dal momento dell’emergenza fino alla riabilitazione, riducendo in modo drammatico le possibilità di morte o disabilità nella persona colpita. Ma la partita dell’ictus si gioca sul tempo e per questo motivo è assolutamente necessario che la presenza delle stroke unit sul territorio sia adeguata. Ciò non avviene in molte zone d’Europa e non avviene in Italia. Ecco perché questo meeting di Bruxelles rappresenta un momento fondamentale per sollevare il problema delle diseguaglianze geografiche. Il paziente colpito da un ictus deve essere prontamente trattato con le cure più appropriate, indipendentemente da dove vive».
La stroke unit del Neuromed è diretta dal dottor Antonio Sparano. Che, in un’intervista pubblicata a primavera su pagine mediche.it, così illustrava il lavoro svolto dal suo reparto: «La stroke unit del Neuromed vede un team di medici ed infermieri interamente dedicato a diagnosticare con precisione, valutare lo stato del paziente e decidere il tipo di intervento. Siamo gli unici in Molise ad avere una organizzazione così integrata e veramente multidisciplinare, dove la nostra squadra collabora anche con una struttura chirurgica disponibile 24 ore su 24. Siamo aggressivi sin dai primi momenti e affrontiamo subito l’evento, ma allo stesso tempo pensiamo subito ad attuare tutte le misure necessarie al recupero del paziente ed a prevenire le complicanze, ad esempio un secondo ictus o una estensione dell’area cerebrale colpita».

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