I sospetti, purtroppo, si sono rivelati fondati. Dopo il ricovero della giovane donna rom giovedì sera nel reparto di Malattie infettive, ieri mattina la doccia gelata: altre 21 persone, sempre appartenenti alla comunità Rom, sono state trovate positive al Covid-19.
Un’impennata che ha fatto piombare la città nello sconforto, dopo settimane di relativa tranquillità sul fronte del contenimento dell’epidemia. Già nella serata di giovedì l’Asrem ha attivato tutti i protocolli per ricostruire la catena dei contatti della giovane, mamma di tre figli, ed è emerso che la donna lo scorso 30 aprile aveva partecipato alla tumulazione di un parente. Per una decina di persone, compresi i familiari della donna ed alcuni presenti alla tumulazione, è stato disposto l’isolamento domiciliare già nella serata di giovedì. Contemporaneamente l’Asrem ha allargato l’indagine sottoponendo 28 persone ai tamponi. Ieri mattina la brutta notizia: 21 persone sono risultate positive. Per fortuna le loro condizioni non destano preoccupazione, sono tutti pausintomatici e in isolamento presso il proprio domicilio.
Si tratta dunque di un nuovo cluster rispetto ai precedenti che si è subito provveduto ad isolare e che si sta continuando a tenere sotto stretta osservazione predisponendo nuovi tamponi di verifica. Sotto accusa è finito però il rito funebre celebrato, come previsto dalle norme antecedenti al dpcm del 4 maggio, con la sola tumulazione della salma al cimitero di Campobasso alla presenza dei familiari più stretti. L’amministrazione comunale nella mattinata di ieri ha chiarito che «l’occasione della trasmissione del virus però non è legata al momento della tumulazione presso il cimitero cittadino, dove erano fra l’altro presenti le forze dell’ordine».
In effetti anche dalla Questura hanno confermato la presenza di agenti in borghese al momento dell’arrivo del feretro e all’interno del cimitero non sono state riscontrare violazioni. Dal verbale redatto dalla Polizia municipale è emerso che al momento della benedizione della salma e della tumulazione all’interno del cimitero erano presenti solo i familiari più stretti, tutti a distanza di sicurezza.
Ma ha destare scalpore è stato un video diffuso sui social, e acquisito nelle scorse ore dalla Questura, in cui è stato ripreso il momento dell’uscita della salma dall’abitazione del defunto: almeno una trentina di persone raggruppate nel piazzale, senza dispositivi di sicurezza. Sarebbe stato proprio quello, lo scambio di condoglianze, il possibile momento di diffusione del virus. Successivamente è stato diffuso un secondo video di fronte al’ingresso del cimitero. Anche lì erano presenti numerose persone.
L’Asrem ha predisposto tamponi a tappeto per tutta la comunità Rom del capoluogo, composta da almeno 300 persone, ma anche ad eventuali contatti esterni alla comunità (ad esempio ai condomini) e nella serata di ieri sono stati sottoposti al test un centinaio di cittadini. I risultati sono attesi in queste ore.
Il nuovo focolaio, con un numero di positivi che sembra destinato a crescere, ha destato non poche preoccupazioni. Il governatore Toma per il momento ha escluso l’attivazione della zona rossa a Campobasso. Si sta valutando la possibilità di trasferire i casi positivi un una struttura per scongiurare una maggiore diffusione del contagio.

Comune e Questura chiariscono: «La tumulazione si è svolta secondo le regole»

«Quello che si poteva e si doveva fare lo abbiamo fatto». Non usa mezzi termini il sindaco Gravina per chiarire quanto accaduto il giorno del decesso del rom da cui sarebbe partito il boom di contagi nella comunità. «La Polizia locale è intervenuta la mattina del 30 aprile, alle ore 10, davanti casa del deceduto con due pattuglie per evitare assembramenti ed ha elevato anche una sanzione. Poco dopo è arrivata la comunicazione del questore che ci ha informato sulla tumulazione della salma alle ore 15. La Questura ha predisposto i controlli nel luogo in cui la persona è venuta a mancare, dunque nei pressi dell’abitazione, mentre la Polizia locale ha monitorato il tragitto del feretro e l’arrivo al cimitero. Anche in quella occasione erano presenti gli agenti della Questura. La tumulazione è avvenuta secondo le regole, con i soli parenti stretti, come si evince dal verbale».
Lo stesso questore Conticchio ha evidenziato che la Polizia ha monitorato in maniera rigorosa lo svolgimento della tumulazione ed ha anche evitato che si creassero situazioni di rischio. I familiari del defunto e parte della comunità avevano chiesto infatti la possibilità di celebrare il rito funebre secondo le loro usanze. Permesso che è stato ovviamente negato. Gli agenti hanno così impedito il corteo funebre ed hanno anche controllato gli accessi alla chiesa di San Paolo, imponendo al parroco di chiudere le porte.

La rabbia di cittadini e commercianti: «Avete calpestato 2 mesi di sacrifici»

La notizia del nuovo focolaio a Campobasso ha inevitabilmente scatenato indignazione e rabbia sui social, soprattutto tra quanti – commercianti e titolari di attività – nutrivano forti speranze in una graduale riapertura già dopo il 18 maggio, come più volte annunciato nelle scorse ore dal governatore Toma. Una possibilità paventa tenendo conto dell’andamento dell’epidemia in Molise delle ultime settimane e del numero di contagi piuttosto basso. Ipotesi che, alla luce dei numerosi tamponi positivi riscontrati nella comunità Rom di Campobasso, potrebbe concretamente sfumare.
Centinaia i commenti sulla pagina Facebook del sindaco Gravina: «Avete calpestato i nostri sacrifici e quelli dei nostri figli – scrive il titolare di un salone di bellezza della città -, privati di una libertà sacrosanta a cui noi da buoni cittadini abbiamo rinunciato. I nostri defunti sono stati pianti in ogni singola casa ed in ogni singola stanza. Abbiamo chiuso le nostre attività e senza chiedere siamo stati rispettosi, abbiamo rispettato gli elicotteri, la Finanza, la Polizia, i Carabinieri e i vigili, nonostante ci controllassero sono stati amati più di prima. E tu ci racconti che avete autorizzato una cosa del genere, ci racconti che i contagi sono 22, che non c’erano persone all’esterni, che hanno mantenuto le norme? Fino al 4 maggio non c’erano norme? Non erano vietati gli spostamenti in città? Non erano vietati i gruppi di persone? Erano vietati i funerali per tutti senza distinzioni di razza e religione. Avete fatto un danno enorme alla nostra città e ai cittadini».
«Sono morti diversi concittadini che avrebbero meritato l’applauso e l’ultimo saluto di tutta la città – un altro commento -. Non abbiamo potuto abbracciare i loro cari…Cito su tutti il mio caro amico Enzo Cocca e il caro Tonino Bussone che avrebbero meritato una numerosa folla per l’ultimo abbraccio, tutto questo per il rispetto delle regole».
E ancora: «Sindaco mi dispiace ma la delusione e il malcontento è veramente tanto oggi. Noi campobassani abbiamo rispettato le regole in primis per noi, per la salute nostra e dei nostri cari e poi perché è giusto così. Ma quello che è successo in quella cerimonia e nella comunità rom è disdicevole. Bisogna assumersi le proprie responsabilità per rispetto di tanti concittadini che hanno rispettato le regole sempre e che da due mesi non vedono ‘il sole’».
«Da Campobassana doc, anche se trasferita da decenni, sono addoloratissima per quanto stia accadendo nella mia città quando ormai sembrava se ne stesse venendo fuori!!! Avete tutte le ragioni ad indignarvi così….ma se si prova ad esprimere un parere al riguardo si viene tacciati di razzismo…quando invece l’atto discriminatorio è stato fatto a chi ha rispettato le regole e gli è stato vietato di poter salutare i propri cari».

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