La conquista di una vetta, la fatica e i rischi ma la passione della montagna ha vinto su tutto. Anche sulla vita. E da qualche giorno, nella cappella di famiglia nel cimitero di Avezzano – la città dove viveva – lo stupore e la gioia di Gian Mauro Frabotta compaiono su un murale che lo ritrae proprio nel giorno in cui aveva conquistato la vetta dell’Imja Tse in Nepal. Gian Mauro e il cugino Tonino Durante sono due delle quattro vittime dell’incidente capitato ad inizio gennaio sul Monte Velino. Giorni e giorni di ricerche, con le speranze di rivederli vivi sempre più flebili sino al 20 febbraio scorso. Le loro radici saldamente ancorate in provincia di Isernia, a Sant’Elena Sannita, dove tornavano d’estate, per trascorrere qualche giorno lì dove Tonino era cresciuto prima di trasferirsi in Abruzzo e dove la famiglia Frabotta si recava spesso con Gian Mauro che avrebbe compiuto 34 anni il prossimo 15 maggio. A Gian Mauro i murales piacevano molto, ha raccontato a «Il Centro» il papà Mauro, «poi a quella foto scattata sulla vetta del Nepal ci teneva particolarmente perché era la prima montagna che aveva scalato. Mia moglie Maddalena era molto in pensiero per questa sua passione, ma lui le rispondeva che la sensazione provata alla conquista della vetta era davvero unica e più era difficoltosa la salita più era bello arrivare in cima».

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