Bancarotta fraudolenta: sette anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Questa la pena inflitta dal tribunale di Isernia a Tonino Perna, l’ex patron dell’It Holding, colosso della moda molisana che produceva per i maggiori marchi nazionali nello stabilimento di Pettoranello. Sono dunque arrivate ieri – a distanza di otto anni dall’inchiesta ‘Alta Moda – le sentenze relative al processo di primo grado nato a seguito del crac dell’Ittierre. Il collegio giudicante presieduto dal giudice Nardelli, con Zarone e Cappelli a latere ha inoltre inflitto 6 anni a Maurizio Negro, 3 anni e 4 mesi a Giorgio Paolo Bassi, Andrea Manghi e Franco Orlandi.
Anche per Negro è stata disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre per Bassi, Manghi e Orlandi tale interdizione è di 5 anni.
Assolto invece con formula piena da tutti i reati a lui ascritti il noto commercialista isernino Simone Feig. Assolti dalle accuse anche Alessandro Finizio, Andrè Elvinger e Carlo Nicolai.
Inoltre, Perna e gli altri ex manager delle società del gruppo sono stati condannati anche al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili e in particolare dell’organo commissariale costituito dai commissari straordinari Emanuele Rimini, Enrico Stasi e Mauro Messina, rappresentati e difesi dall’avvocato Sergio Schlitzer. «Noi siamo soddisfatti – detto all’Ansa Schlitzer – perché con la Procura, rappresentata dalla dottoressa Maria Carmela Andricciola, abbiamo lottato molto affinché fosse riconosciuta la fondatezza di molte delle accuse, confidiamo che ciò possa contribuire a una attività di recupero dei commissari in favore dei creditori».
L’inchiesta. Il 9 gennaio del 2012, con l’operazione ‘Alta Moda’, le Fiamme Gialle di Isernia, coordinate dal procuratore capo Paolo Albano, scoprirono un presunto giro di fatture false e di operazioni ambigue che avrebbero fatto parte di un fallimento da 61milioni di euro. All’alba di quel giorno venne arrestato Tonino Perna, patron di Ittierre e della It Holding e nel registro degli indagati finirono pure amministratori e componenti del collegio sindacale. L’imprenditore rimase in carcere per 18 giorni fino a che il Riesame annullò completamente l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Perna fin dall’inizio ha sempre negato le accuse a suo carico, dichiarando ai giudici di aver «agito nell’interesse esclusivo dell’azienda», forte delle motivazioni addotte dai giudici del tribunale del Riesame di Campobasso – che lo aveva rimesso in libertà – e confermate della Cassazione al momento della sua scarcerazione. Per il Riesame, in sostanza, Perna non doveva finire in carcere
La difesa. La difesa di Perna ha già annunciato il ricorso in Appello. «Al di là dell’entità della pena – ha affermato il legale del Foro di Roma Marco Franco – che non trova alcuna giustificazione, ancora una volta laddove l’impianto accusatorio iniziale si confronta con un giudice di merito, viene demolito. Infatti, dei 13 capi d’imputazione residuati per la fase dibattimentale, il cavalier Perna è stato assolto da ben 8 imputazioni, che si aggiungono alle 3 precedenti contestazioni già cadute in fase di indagini e di udienza preliminare. In altre parole, delle 16 contestazioni inizialmente mosse a carico del Cavaliere e che avevano determinato la misura cautelare personale, peraltro immediatamente demolita dal Tribunale del Riesame di Campobasso, ben 11 sono state ritenute del tutto inconsistenti (la formula assolutaria è infatti per l’insussistenza del fatto), rimanendo la condanna di primo grado limitata alle sole 5 ipotesi delittuose che, siamo certi, verrà ampiamente ribaltata nei successivi gradi di giudizio. Aspettiamo, con curiosità giuridica, di leggere le motivazioni, che certamente impugneremo al fine di ottenere – ha concluso – completa e definitiva giustizia».

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