Un primo documento è sulla scrivania del presidente della Regione da venerdì sera. Undici firme in calce, ci sono tutte.
Due i concetti fondamentali: più condivisione e collaborazione nelle scelte programmatiche (leggi deleghe pure ai consiglieri) e no a energie esterne nell’esecutivo, bisogna utilizzare gli eletti (leggi revoca della nomina del leghista Marone). Questi due requisiti la maggioranza di centrodestra li ritiene prioritari per rinnovare una incondizionata fiducia al governatore Toma. Per evitare quindi la sfiducia e la fine della legislatura.
La seconda parte, come era facile prevedere, si sta rivelando più ‘rognosetta’. Sugli aspetti che sono già alla sua attenzione, Toma commenta solo che le valutazioni le farà tutte alla fine. Quando avrà sul tavolo anche il nuovo organigramma di cui le premesse del primo documento evidenziano la necessità (le premesse descrivono le cause della crisi e la necessità di una revisione dell’assetto che sia definitiva, da qui alla fine del mandato, in modo che a novembre non si dovrà di nuovo rimettersi a far conclavi per rieleggere l’ufficio di presidenza di Palazzo D’Aimmo e i vertici delle commissioni). Le valutazioni di Toma dipenderanno anche da quante firme ci saranno in calce all’organigramma: tutte o mancherà qualcuna. E se per esempio, non trovando l’accordo, i consiglieri lo chiameranno a far da arbitro.
Ieri sera una seconda riunione a Campodipietra, in campagna ospiti del vicepresidente del Consiglio Gianluca Cefaratti. È durata meno della prima. C’erano degli assenti, fra cui Calenda, Di Lucente e D’Egidio. Dunque, tutto aggiornato a lunedì. Domenica libera dall’affanno di trovare una quadra. Ma i telefoni, c’è da giurarci, squilleranno assai pure oggi.
Intanto c’è il punto fermo su Marone. La revoca dell’esterno, da quel che trapela, gli 11 del centrodestra la vogliono da subito, non a novembre. «Salvini sa quale sarebbe stata la reazione, io gliene parlai», dice Toma a Primo Piano. «Dopo il nuovo organigramma dovrò ragionare e capire se la vicenda assessori va risolta in quel modo o diversamente». E aggiunge: «Se la maggioranza è in grado di darsi un quadro condiviso, mi farà carico di curare le comunicazioni che dovrò fare. Se non sarà in grado dovrò comunque prenderne atto e trarre le conseguenze».
Era stato lui nelle scorse ore ad accelerare. Il confronto in maggioranza, rinviato lunedì per causa di forza maggiore, si stava trascinando. Tutti i giorni la ‘pratica’ sui giornali, venerdì poi l’arrivo di Salvini e le domande dei cronisti (nonché le risposte del leader), ai suoi quindi il governatore aveva chiesto un documento proprio per venerdì. E una prima parte è arrivata.
Dal secondo summit di ieri trapela anche qualcosa in più sulla tempistica: la maggioranza si sarebbe orientata anche per un immediato avvicendamento nella carica di sottosegretario che Pallante cederebbe a non si sa ancora chi e non è chiaro ancora per fare che (forse a quel punto l’assessore?). Il ragionamento in corso è sul riequilibrio fra le forze della coalizione. Potrebbe essere quindi un ragionamento lungo assai.
Tutto il resto invece – dall’ufficio di presidenza al cui vertice siede ora Micone alle presidenze di commissione – a far data da novembre. Definire ora un assetto su cui non tornare più per dedicarsi a una seconda parte del mandato che, terminato il rodaggio, dia uno slancio all’azione di governo e alla sua maggiore collegialità. Questo l’obiettivo di chi in maggioranza sta tirando un po’ le fila anche per via della maggiore esperienza. Riusciranno i nostri eroi? Domenica libera. Domani se ne parla.

ritai

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