Riconosciuta dall’Oms ma non ancora in Italia come patologia invalidante. Ora però è in corso l’iter in Parlamento per cogliere questo obiettivo.
Nel corso della discussione che si è svolta alla Camera, per presentare la mozione di FdI è intervenuta la deputata molisana Elisabetta Lancellotta, che ha ribadito il massimo impegno del suo partito. «Per tanti ancora non è una malattia conosciuta – ha detto Lancellotta – La fibromialgia, però, è una patologia reumatica non infiammatoria che colpisce oltre due milioni di persone in Italia. Tocca più spesso donne in età adulta che ogni giorno fanno i conti con dolori muscolari diffusi spesso in associazione ad altri sintomi quali affaticamento, disturbi del sonno, deficit di memoria e concentrazione, determinando una difficile qualità della vita in molti pazienti, in quanto il dolore cronico limita l’attività fisica, la vita sociale e lo stato di benessere complessivo. Le cause esatte dell’insorgenza della fibromialgia non sono note, ma l’ipotesi è che multipli fattori genetici e ambientali possano concorrere allo sviluppo della malattia». Di fatto, ha sottolineato l’onorevole, tra il 35 e 50% dei pazienti non lavora.
Sotto il profilo diagnostico non esistono esami specifici, né al momento sono disponibili terapie risolutive. Perciò è importante lenire almeno gli effetti. «Il primo passo da fare per colmare questo vulnus – ha concluso Lancellotta – è riconoscere la fibromialgia come malattia cronica e invalidante, proseguendo nel percorso intrapreso e volto a perfezionare l’iter delineato con la legge 208/2015, in coerenza con i principi di rilevanza costituzionale sottesi all’aggiornamento dei Lea, fra i quali la tutela della salute, il rispetto degli equilibri di finanza pubblica, la leale collaborazione, il contenimento della spesa. È importante istituire un registro nazionale della fibromialgia per la raccolta e l’analisi dei dati clinici e sociali, ma anche l’istituzione di un tavolo tecnico per definire un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale del paziente fibromialgico con l’attivazione di un percorso dedicato ai pazienti con dolore. Attraverso tale strumento si vogliono ridurre i pazienti che ricorrono in maniera inappropriata al pronto soccorso e quindi impegnano tutti i servizi della rete di emergenza – urgenza. Tra le necessità, la giusta formazione dei professionisti coinvolti nel percorso assistenziale, nonché un impegno da parte di tutte le istituzioni per diffondere una maggiore conoscenza dei sintomi della malattia e a promuovere il ricorso al medico di base, al fine di favorirne una diagnosi precoce e corretta».

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.