Il Covid e la mancanza di personale sono all’origine della stretta alle attività chirurgiche al Cardarelli di Campobasso.
Nell’ospedale, che è hub per la cura dell’infezione da Sars-Cov2 (quindi una parte del reparto e dell’assistenza è a questo dedicata) e anche per le malattie tempo dipendenti, in particolare la carenza di anestesisti sta incidendo intanto sull’attività chirurgica programmata. Che viene seguita dagli anestesisti in convenzione. Sembra che i chirurghi si siano organizzati in modo da avere due turni quotidiani per specialità diverse. Ma con i piccoli numeri a disposizione, già oltre il livello di guardia, per assicurare le urgenze l’equipe di rianimazione sta facendo i salti mortali.
Pochi giorni fa la conclusione del concorso per cinque posti a tempo indeterminato, l’Asrem ha approvato la graduatoria e l’assunzione dei cinque vincitori. Il primario Romeo Flocco ha chiesto all’azienda la loro immediata immissione in servizio. Ci sono tempi tecnici di solito da rispettare, ma l’emergenza in corso potrebbe accorciarli se non azzerarli.
Anche la pressione del virus, con contagi sempre più diffusi e necessità di ospedalizzazione sta giocando un ruolo importante. Tanto che da qualche giorno è al vaglio la possibilità di spostare le terapie intensive non Covid negli ospedali spoke di Termoli e Isernia. Una misura di non immediata realizzazione, servirà riorganizzare a cascata le attività degli altri reparti coinvolti. Il governatore Donato Toma conferma che l’ipotesi è sul tavolo «La stiamo studiando in caso arrivasse sul Cardarelli un carico tale da renderla necessaria. Per ora valutiamo in modo da essere pronti».

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