Quella che finora è stata una bella suggestione – e nella stagione più feconda per la progettazione dell’integrazione fra sanità pubblica e privata un’ipotesi di lavoro percorsa caparbiamente ma poi rimessa nel cassetto – adesso è una necessità.

Non si salva l’ex Gemelli, volutamente non utilizzo il nome attuale dell’ospedale perché intendo evocare tutto quello che il Centro ha significato negli anni per l’assistenza in Molise, se non si sceglie convintamente e con i fatti una via diversa. Non si tutela e rafforza l’offerta del Cardarelli se ci si ostina all’autoreferenzialità: se si impegnano, e quindi sprecano, risorse pubbliche per interventi su un edificio inadeguato (per non utilizzare termini che non renderebbero merito a chi vi lavora ma che dal punto di vista strutturale sarebbero più calzanti), se non si prende coscienza che gli ospedali pubblici – non solo in Molise ma in Molise prima e più che altrove – da soli sono destinati ad avere margini sempre più ridotti di operatività.

Le cause, in entrambi i casi (ex Gemelli e Cardarelli), sono note a tutti.

Il 2026 è l’anno 17esimo del commissariamento della sanità: le conseguenze in termini di depauperamento dei servizi e mancata riduzione del debito sono sotto gli occhi di tutti. Problemi che non si risolvono utilizzando schemi e strade che hanno già dimostrato di essere inefficaci.

La parabola del Responsible Research Hospital offre un’occasione di ripensamento formidabile, non rinviabile. Bisogna mettere in sicurezza reparti salvavita – radioterapia, cardiochirurgia, ginecologia oncologica – e 400 posti di lavoro. A questa “sirena” nessuna parte politica riesce a sfuggire.

Mentre sul territorio montano proteste, e si montano tende, a difesa degli ospedali, a Campobasso potrebbe maturare la svolta di un ragionamento radicalmente diverso: realizzare un polo integrato fra sanità pubblica e privata e Università. Sì, avete ragione: già sentita. Molte volte anche. I consiglieri regionali di 5 stelle e Pd hanno messo nero su bianco una proposta: Cardarelli e Responsible sotto una comune regia pubblica in cui l’ateneo sia protagonista. Una formula nuova, da verificare (le aziende ospedaliero universitarie non hanno avuto una grande fortuna e in questo caso c’è anche la presenza del privato da considerare) ma da non disdegnare o mettere nel cassetto. I modelli organizzativi standard non funzionano più in Emilia Romagna, dove sono stati ideati decenni fa. Figurarsi in Molise.

Manca il pronunciamento della maggioranza di governo. Si sa invece che Unimol è disposta a fare la propria parte con uno slancio in più rispetto al passato. Policlinico, polo sanitario, Fondazione universitaria. Tutto auspicabile e tutto realizzabile. A patto di mettere al bando le buone intenzioni. Che sia opzione e visione, ma non buona intenzione. Una buona intenzione è diventata l’autostrada. E di altre chimere il Molise non ha bisogno.

rita iacobucci

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