Il numero dei commissari è diminuito (gli enti da liquidare sono ancora dieci ma da qualche anno sono “variamente” accorpati). Ed è scesa pure l’indennità. I commissari sono quattro e percepiscono un’indennità mensile lorda e omnicomprensiva di 1.850 euro lordi.
Ma la Regione Molise ha preso la decisione di fare a meno delle Comunità montane nel 2011 (nella foto la sede della “Alto Molise”). Una liquidazione infinita, dunque, che ha visto l’ennesima proroga per il 2026. Il 30 dicembre scorso la giunta ha approvato il rinnovo degli incarichi fino al 31 dicembre 2026 e il governatore ha poi provveduto con proprio decreto alla designazione di Carlo Perrella (“Fortore molisano”, “Centro pentria” e “Matese”), Giovancarmine Mancini (“Trigno medio Biferno”, “Alto Molise”, “Cigno valle Biferno” e “Trigno Monte Mauro”), Pompilio Sciulli (Comunità montane “del Volturno” e “Sannio”) e Alessandro Amoroso (“Molise centrale”).
La legge di riordino non è stata ancora approvata e l’estinzione dei vecchi enti non è ancora completata.
«Il 2026 doveva portare aria di novità, una ventata di cambiamento per spazzare via vecchi schemi e abitudini. E invece, in Molise, anche quest’anno si respira la solita brezza stagnante: quella delle Comunità montane “in liquidazione”, ma sempre lì, più vive che mai», questo il commento del Movimento 5 stelle Molise sul rinnovo dei commissari liquidatori per un altro anno.
«Una scelta che conferma ciò che, ormai, è diventato un rito: ogni volta si promette la chiusura definitiva, salvo poi infilare l’ennesima proroga. Motivazioni sempre nuove per un copione sempre uguale: prima bisognava alienare i beni, poi aspettare la riforma, ora chissà. Intanto, gli enti “fantasma” restano in piedi, e con loro anche i compensi per chi dovrebbe traghettarli verso la fine.
Più che liquidazione, sembra una rianimazione continua. E così, mentre cittadini e imprese lottano con mille difficoltà, i “carrozzoni eterni” tutti molisani proseguono la loro corsa, mostrando che in questa regione la tradizione è più forte di qualsiasi atto di riforma. Perché sì, cambiano i presidenti, cambiano le stagioni, ma certe poltrone – quelle no – non si toccano mai», concludono i pentastellati.

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