Dal cuore del Molise al podio di Sanremo: per Nayt, nome d’arte di William Mezzanotte, la seconda serata del Festival 2026 è un traguardo e una rivelazione. Con “Prima che”, brano denso di introspezione e poesia urbana, il rapper si è classificato tra i cinque cantanti più votati nella classifica provvisoria, insieme a Tommaso Paradiso, la coppia LDA & Aka 7even, Fedez e Masini ed Ermal Meta.
Un risultato che ha acceso l’orgoglio del suo territorio d’origine – un’area ricompresa tra Frosolone, Sant’Elena Sannita e Isernia – dove da giorni ormai non si parla d’altro.
Sul palco dell’Ariston, il trentenne cresciuto artisticamente a Roma ha portato una canzone che è anche dichiarazione d’intenti: «“Prima che” sicuramente è un po’ un manifesto e cerco di trattare, di scrivere, di parlare del desiderio di stare insieme agli altri. Di cercare di sentirmi parte di una collettività e della difficoltà che ho a sentirmene parte» – ha spiegato nell’intervista rilasciata sulla barca del Corriere della Sera ad Andrea Laffranchi.
Tra un sorriso e qualche pausa di riflessione, Nayt ha raccontato la genesi del brano: «è stato molto spontaneo. Subito ho sentito che c’era una magia nell’aria. Quindi mi sono messo a scrivere velocemente, devo dire che il testo praticamente mi è uscito in un pomeriggio».
Scrivere, per lui, è un gesto quotidiano: «I pezzi li scrivo anche mentre guido. Li scrivo in testa, poi quando mi fermo appunto tutto sul telefono».
Un artista che vive tra realtà e introspezione, che del rap dà una visione ampia e matura: «Il rap, io penso che sia la forma più esplicita che abbiamo da un punto di vista musicale, cantautorale, perché semplicemente usa più parole e quindi può rappresentare il sessismo, il razzismo, la volgarità, il materialismo della nostra società, ma può anche rappresentare la cultura, la letteratura, l’introspezione».
Il suo pseudonimo, “Nayt”, ha invece radici familiari: «Viene dal cognome di mia madre, che è quello che poi ho preso io, Mezzanotte. Quindi da mezzanotte ho preso solo “notte” e l’ho scritto a modo mio, interpretandolo in inglese. Avevo 14 anni e ci tenevo: volevo portare il cognome di mia madre».
L’artista – che nel 2025 aveva già impressionato con “Un uomo” – non dimentica mai le sue origini e mantiene un rapporto profondo con la gente comune: «Essere trattato così tanto da star è una cosa alla quale non sono abituato, anche perché vengo da Roma che ti fa stare con i piedi per terra e io sono molto grato a Roma per questo. Amo sentirmi in mezzo alla gente. Se c’è una cosa che temo è perdere il contatto con le persone, con le loro gioie e con i loro problemi, perché voglio parlare degli altri e con gli altri».
Alla domanda su cosa non possa mancare nella valigia sanremese, risponde con la semplicità di chi non si prende troppo sul serio: «Le cuffie sicuramente. E mi viene da dirti la biancheria intima, quella non deve mancare mai».
Dopo questo esordio sorprendente e il piazzamento di rilievo, in Molise l’entusiasmo cresce: sui social si moltiplicano i messaggi d’affetto e orgoglio. E mentre la competizione prosegue, resta la sensazione che “Prima che” — come dice lui — sia davvero più di una canzone: un ponte tra mondi, tra chi crea e chi ascolta, tra chi si sente dentro e chi, come Nayt, continua a cercare un modo per appartenere.



























