La tempesta perfetta per chi fa impresa: dopo due anni di incertezze, anche dei mercati, di rincari per materie prime e costi, ora la guerra in Ucraina. Con un’incognita determinante: «Putin non ha mai chiarito cosa vuole davvero». L’ha sintetizzata così il prof Giuseppe Sacco, ordinario di relazioni e sistemi economici internazionali e consigliere scientifico della rivista di geopolitica Limes. Al momento, quindi, nessuno sa e può dire se il conflitto resterà territoriale o si allargherà, quando finirà e cosa determinerà.
Collegato con il Convitto Mario Pagano di Campobasso, Sacco ha ripercorso la storia dell’Ucraina, il cui nome significa “confine”, “frontiera”. La demarcazione, mai come oggi evidente, fra la Russia e l’Europa. Ospiti del convegno organizzato dal rettore del Convitto Rossella Gianfagna, autorevoli esponenti del tessuto produttivo locale: l’ad de La Molisana Giuseppe Ferro, l’imprenditore Michele Scasserra e l’ad di Dr Automobiles Antonella Tortora. All’incontro moderato da Gabriele Antinolfi hanno preso parte anche molti studenti, che la guerra finora l’avevano solo studiata sui libri di storia e adesso ce l’hanno alle porte di casa.
Uno dei temi centrali è quello che riguarda il grano. «È stato già seminato prima di questa guerra e verosimilmente gli ucraini dovranno tornare a esportarlo». Sull’esplosione dei prezzi come causa del conflitto, però, l’amministratore de La Molisana Ferro ha chiarito che il Paese attaccato dai russi è un grandissimo produttore di grano tenero, utilizzato per pane e pizza, ma un esportatore non rilevante di grano duro, che invece serve per la pasta. Il prezzo del grano duro era già aumentato la scorsa estate, ha spiegato, in conseguenza del dimezzamento della produzione in Canada. L’acquisto del silos a Termoli consente all’azienda di tendere dentro più materia prima per evitare di pagarla di più successivamente. È invece sul prezzo di gas ed elettricità che il conflitto ha inciso per quanto riguarda i pastifici. Fatto 15 il costo del gas prima del conflitto, ora è 250.
Sui costi energetici ha concentrato il suo intervento Scasserra. Con una variabilità così ampia, l’insidia della speculazione è concreta. «Basterebbe leggere i bilanci di alcuni gestori. Io ritengo che il compito dello Stato e in particolare dell’Europa su cui io conto molto sia riuscire ad approntare provvedimenti seri che risolvano la volatilità dei costi di materie prime ed energia» invece di sussidi che non hanno comunque impatto sulla dipendenza, per esempio, dal gas russo.
Intanto l’Unimol mette a disposizione 22 borse di studio per gli ucraini: 12 per studenti per un contributo da 2.500 euro per 5 mesi: 4 per dottorandi da 2.500 euro per 5 mesi e 4 per insegnanti e ricercatori che saranno spesati e ospitati di ogni cosa sempre per 5 mesi.

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