Le indagini sono state riaperte dalla Procura di Roma a marzo del 2019, ma a distanza di 43 anni sull’omicidio di Mino Pecorelli non si sa ancora la verità.
Originario di Sessano del Molise, il fondatore dell’agenzia di stampa Op divenuta poi un periodico venduto nelle edicole, fu assassinato il 20 marzo del 1979 da un sicario che gli esplose quattro colpi di pistola in via Orazio a Roma, nelle vicinanze della redazione del giornale. I proiettili, calibro 7,65, sono molto particolari: marca Gevelot, assai rari sul mercato (anche su quello clandestino), ma dello stesso tipo di quelli che sarebbero poi stati trovati nell’arsenale della banda della Magliana rinvenuto nei sotterranei del ministero della Sanità. Il processo di Perugia condannò in appello Andreotti e Badalamenti come mandanti dell’omicidio ma furono poi scagionati dalla Cassazione.
Chi era Mino Pecorelli? Nel 2018 i giornalisti del Molise gli dedicarono un incontro. Pina Petta, allora presidente dell’Ordine, lo definì «un segugio della notizia, un collega morto nell’esercizio delle sue funzioni». Per i colleghi dell’epoca, raccontò Paolo Patrizi, giornalista e amico del fondatore di Op, era invece «una pecora nera da cui stare lontano». Ora che l’inchiesta è stata riaperta dai pm romani che hanno accolto la richiesta della sorella di Pecorelli, Rosita, la Federazione nazionale della Stampa italiana si è costituita parte offesa, affidandosi all’avvocato Giulio Vasaturo, ed è in attesa dell’inizio dell’eventuale processo per costituirsi parte civile.
Per l’avvocato Valter Biscotti, legale del figlio del giornalista ucciso, la verità è nelle carte del processo di Perugia e prima o poi verrà fuori. «Sarà una verità che esclude la pista politica e quella mafiosa – spiega – per andare nella direzione, invece, degli ambienti di destra, della criminalità romana e dei servizi deviati».
«Intanto – aggiunge l’avvocato Claudio Ferrazza, legale di Rosita Pecorelli – al di là del risultato delle indagini in corso, c’è da essere soddisfatti del fatto che ormai, dal processo di Perugia in poi, è stato accertato, è negli atti e nessuno può dire il contrario, che Mino Pecorelli non era un ricattatore come si è cercato di farlo passare per anni, non vendeva notizie per denaro, ma era un giornalista di qualità».

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