Nel 2026 il Pil del Molise dovrebbe attestarsi al +0,62%, una percentuale che colloca la regione all’undicesimo posto in Italia. È quanto emerge da una elaborazione su dati Prometeia e pubblicato nel primo dossier del nuovo anno curato dalla Cgia di Mestre.
Nel 2025 il Prodotto interno lordo regionale ha fatto segnare +0,56% rispetto al 2024, mentre nel confronto 2019-2025 l’incremento è stato del +2,60%.
Per il 2026 l’andamento territoriale si annuncia a due velocità, con Campobasso al 33esimo, +0,71%, mentre Isernia, +0.35%, si attesta al 91esimo su 107 province. Al vertice della graduatoria c’è Varese con +1%, fanalino di coda Ragusa che dovrebbe registrare una contrazione negativa pari al -0,05%.
Ampliando l’analisi a tutto il territorio nazionale, per l’anno in corso, il Pil in termini nominali è previsto che supererà i 2.300 miliardi di euro, con un incremento di 66 miliardi pari al +2,9% rispetto al dato del 2025. In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,7%, sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+1), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,6) e dei consumi della Pubblica Amministrazione (+0,5), mentre si registra un rallentamento degli investimenti (+0,7% rispetto al +2,4 dell’anno appena concluso).
È evidente, sottolineano nel report gli esperti dell’Ufficio studi della Cgia, che la scadenza per l’utilizzo delle risorse del Pnrr, prevista per giugno prossimo, avrà un impatto rilevante. Al di là di questa particolare circostanza, l’Italia – allo stesso modo di Francia e Germania – continua a manifestare difficoltà nel consolidare una crescita strutturale, prospettando così un ulteriore anno di stagnazione economica che auspichiamo possa essere l’ultimo. Il problema, fanno rilevare gli artigiani mestrini, non è tanto la ciclicità congiunturale, quanto l’assenza di fattori endogeni capaci di sostenere nel tempo l’espansione del Pil. Al netto degli anni del Covid (2020-2022), da oltre 20 anni la crescita italiana rimane sistematicamente inferiore alla media europea, segnalando debolezze profonde sul lato della produttività, dell’efficienza della Pubblica amministrazione e del capitale umano.
Tuttavia, se la guerra tra Russia e Ucraina dovesse terminare a breve e la crisi mediorientale trovasse una soluzione di pace duratura, si aprirebbe una fase nuova per l’economia globale, con ricadute potenzialmente positive anche per l’Italia. Non si tratterebbe soltanto di un beneficio geopolitico, ma di un cambiamento delle condizioni macroeconomiche che oggi pesano su crescita, inflazione e finanza pubblica.
In uno scenario più stabile, tornerebbe inoltre la fiducia degli investitori. I capitali, che in fase di crisi tendono a rifugiarsi in asset difensivi, potrebbero riallocarsi verso investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione. Per l’Italia sarebbe un’occasione cruciale per rafforzare crescita e occupazione, a condizione di saper accompagnare il contesto favorevole con riforme e politiche industriali coerenti. Riducendo, in particolar modo, il peso della burocrazia e del fisco sulle imprese.
A livello regionale nel 2025 lo sviluppo è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66% rispetto al 2024), per l’anno in corso si prevede invece che la locomotiva del Paese sarà l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025). Subito dopo, il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73). In coda alla graduatoria si posiziona la Sicilia con il +0,28%, la Basilicata con il +0,25 e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24.
La prospettiva che quest’anno l’Emilia-Romagna possa crescere più di tutte le altre regioni italiane, spiega la Cgia, è riconducibile alla tenuta del settore della metalmeccanica, dell’automotive e delle biotecnologie. Senza contare che questa regione può contare su un mercato del lavoro solido, su investimenti pubblici mirati e su strategie per l’innovazione e l’export che hanno creato le condizioni per uno sviluppo che è destinato a consolidarsi anche negli anni a venire.
Sempre in termini di previsioni, quest’anno la crescita del Pil a livello provinciale più importante è prevista a Varese (+1%). Seguono Bologna (+0,92), Reggio Emilia (+0,91), Biella (+0,90) e Ravenna (+0,89). Sebbene, si tratti di stime e le distanze tra i territori siano molto ravvicinate, torna a farsi significatvo il divario tra Nord e Sud, anche se il Mezzogiorno dovrebbe contare su una crescita molto positiva della Campania (in particolare a Caserta e Napoli). Tra le 107 province monitorate nell’analisi degli artigiani veneti, le uniche a presentare una contrazione della crescita negativa rispetto al 2025 sono siciliane: Enna (-0,02%) e Ragusa (-0,05).
Che il cuore dello sviluppo del Paese corra lungo la via Emilia si deduce anche dal fatto che nelle prime 15 posizioni a livello nazionale, sei sono occupate dalle province situate lungo questa importantissima arteria stradale. La leadership nazionale, come già accennato, dovrebbe premiare Varese che, grazie alla sua collocazione geografica, da sempre è economicamente influenzata sia dall’area metropolitana di Milano sia dalla Svizzera.



























