In Molise c’è voglia di partecipare e, quindi, spazio per il fronte alternativo alla destra di governo. A patto di non restare fermi, di non chiudersi dentro il proprio comodo recinto.
La scossa provocata dal sindaco di Isernia Castrataro – che dal 26 dicembre dorme in tenda davanti al Veneziale e contro i tagli alla sanità pubblica ha promosso una riuscitissima fiaccolata – può essere vitale. Ma anche, al contrario, esiziale se l’eterogeneo schieramento si ostinerà a portare avanti le solite liturgie. Dopo la prova del rinnovo dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, in cui il campo progressista ha mostrato il fianco e messo a nudo distinguo e divisioni, l’esponente 5s Angelo Primiani tira un po’ di somme. E tira anche bordate. Per il Movimento, dice nonostante il lessico cauto e da moderato che tutti gli riconoscono, è tempo di cambiare strategia e quindi gli uomini di vertice che devono idearle e interpretarle. A cominciare dal coordinatore Antonio Federico.
Consigliere Primiani, superato il giro di boa non senza turbolenze anche in opposizione, qual è secondo lei il passaggio che la politica molisana non può più rimandare?
«Credo sia questo il momento di avviare un percorso che ci traghetti verso le prossime elezioni regionali. Il Molise vive oggi uno di quei momenti in cui è necessario ritrovare il senso collettivo della rappresentanza, la bussola che orienta l’azione politica non verso il piccolo equilibrio dei ruoli, ma verso l’interesse generale. Bisogna farlo con entusiasmo, serietà, attenzione, passione e cura: cura per i temi, per le persone, anche cura per le parole. Per il bene comune e per l’interesse generale, come sempre senza lasciare indietro nessuno».
Sono trascorsi pochi giorni dalla fiaccolata di Isernia. Che lettura ne dà: protesta, richiesta di ascolto, o domanda di presenza delle istituzioni?
«Abbiamo visto migliaia di persone raccogliersi attorno a un diritto che sarebbe costituzionalmente garantito ma che da troppo tempo in Molise resta spesso svilito. Mantenere accese quelle fiaccole e dar voce a quel silenzio assordante per tradurlo in politiche pubbliche è un dovere per chi siede nelle istituzioni e per qualsiasi formazione politica. Quella manifestazione dev’essere insieme sprone e monito: c’è tanta voglia di partecipazione sui temi che riguardano la vita reale, quotidiana di tutti. Questo significa che c’è spazio per costruire relazioni, c’è spazio per il confronto, c’è necessità di studio e approfondimento e, quando serve, c’è bisogno anche di Politica».
Se la memoria non inganna, però, il Movimento 5 Stelle ha governato il Paese.
«Qui nessuno vuole scrollarsi di dosso responsabilità, ma vanno fatti i dovuti distinguo. Il Movimento ha governato prima con la Lega e poi con il Pd in uno dei momenti più drammatici della storia recente, quando l’attività era concentrata sulla gestione dell’emergenza Covid. Inoltre, non abbiamo mai avuto dalla nostra parte una filiera completa, tant’è che in Regione il governo era di centrodestra. E il commissario Giustini, a dirla tutta, era espressione della Lega. Ciononostante nessun ospedale fu chiuso perché l’allora sottosegretario Sileri prese a cuore la questione. Per questo sono convinto che il Movimento 5 Stelle abbia la credibilità e il dovere di trainare e promuovere un’agenda politica unitaria che rimetta al centro la sanità pubblica, le riforme, la giustizia sociale. Deve farlo mantenendo l’asse con il Partito Democratico, senza rinunciare alla propria autonomia e credibilità, senza posizionamenti subalterni ma con una scelta politica consapevole, che nasce dalla volontà di restituire forza e dignità al ruolo dell’opposizione. In questo perimetro, mantenere la schiena dritta significa ampliare l’orizzonte d’azione e restituire al Molise una prospettiva di alternativa coerente e credibile».
Sul tema alleanze: qual è la formula che può reggere? È cambiato qualcosa dopo l’episodio dei due voti travasati da destra a sinistra per l’ufficio di presidenza?
«Oggi il Movimento deve aprirsi ad un fisiologico, necessario e non più procrastinabile rinnovamento della governance regionale. Per quanto mi riguarda non è cambiato niente, credo sia necessario rinsaldare il principio dell’alleanza progressista, in una posizione di equilibrio e parità, ma va fatto senza spazio alcuno per le ambiguità. Soprattutto, è dirimente aprirsi all’area civica, ai sindaci e agli amministratori, a un dialogo costante con i sindacati e i rappresentanti di categoria, a nuove sensibilità, interessi, professionalità, perché solo così può progredire una forza politica e anche l’intera regione. Per fare questo non dobbiamo restare appiattiti su logiche locali, per quanto tutte meritevoli di rispetto e attenzione. Restare chiusi nella logica cittadina significherebbe condannarsi all’irrilevanza. Aprire invece il confronto – con rispetto, ma anche con fermezza – significa offrire al Movimento un ruolo da protagonista nel processo di ricomposizione del fronte progressista. Perché un’opposizione che non dialoga diventa sterile».
Dentro il Movimento la discussione organizzativa tiene banco da mesi. Lei da che parte si pone?
«La politica è segnata da stagioni ed è il momento di aprirsi a una fase nuove. Una riflessione che non può prescindere da una presa d’atto degli errori fatti in passato, così da non ripeterli. In tal senso, bisogna ritrovare un indirizzo politico rinnovato che non risenta di quei condizionamenti dovuti alle dinamiche locali e comunali. Non si tratta di giudizi personali, ma politici: ogni percorso, per restare vitale, deve sapersi rinnovare. Il coordinamento molisano non può vivere di automatismi né restare ancorato a equilibri interni che rischiano di bloccare la crescita. C’è bisogno di una direzione capace di rappresentare l’intero Movimento e di dialogare con tutte le componenti del campo progressista, senza pregiudizi né subordinazioni. Una fase che non deve essere vissuta come una frattura, ma come un passaggio naturale di responsabilità che sappia interpretare il tempo politico che abbiamo davanti».
In poche parole, è per la rottamazione di Antonio Federico?
«Non ne faccio assolutamente una questione di persone, ma di priorità. Antonio ha svolto un lavoro importante in una fase altrettanto importante per il Movimento, ma il Molise ha bisogno di una agenda politica alternativa e soprattutto di una nuova alleanza sociale. E in tal senso dobbiamo essere in grado di allargare il perimetro della coalizione fermi restando i valori per noi non negoziabili: sanità pubblica e di qualità, trasparenza, legalità, tutela dei più deboli, cura dell’ambiente e del patrimonio culturale. Accanto a questi princìpi il Movimento deve coltivare giorno per giorno il rapporto con iscritti e simpatizzanti, riuscendo a valorizzarne ruolo e idee, che poi vuol dire conoscere le necessità dei territori, sentirne l’umore, tastarne il polso».
Forse pagate ancora oggi il fatto di esservi chiusi in passato dentro confini troppo stretti. Qual è quindi la scala giusta su cui ragionare ora?
«No, il Movimento è per definizione in moto perpetuo, di progetti e proposte, e deve continuare ad esserlo con la voglia di guardarsi continuamente attorno. Dobbiamo alzare lo sguardo all’intero Molise e al posto che vogliamo per il Molise in Italia e non solo».
L’ultima: qual è il messaggio politico che vuole lasciare a chi oggi si sente fuori dai giochi e non crede più nei partiti?
«In politica, come nella vita, la forza non si misura nel chiudersi, ma nel saper includere. E il Movimento 5 Stelle in Molise, oggi più che mai, può e deve essere il motore di questa nuova consapevolezza».
ppm

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