Un “No” per «difendere la Costituzione, ultimo baluardo per le nostre comunità». E l’indipendenza della magistratura, oltre al corretto equilibrio fra i poteri dello Stato. Con queste parole del portavoce Giuseppe Iglieri, docente di Storia contemporanea all’Unimol, il Comitato per il No alla riforma della giustizia composto dalla società civile ha lanciato la campagna in vista del referendum del 22 e 23 marzo.
Il Comitato si affianca a quello composto da magistrati, avvocati e giuristi. Tra le adesioni quelle dei sindaci di Campobasso e Larino, Forte e Puchetti, del past rector Palmieri, di altri docenti Unimol (Cerchia, Pazzagli, Serricchio). E poi il fronte sindacale e dell’associazionismo, dalla Cgil ad Ali Molise, Anpi, Legambiente fra gli altri. Alla “prima” di ieri mattina anche il Pd con il segretario Bontempo, la capogruppo Fanelli, la consigliera Salvatore.
A illustrare la cornice, prima di Iglieri, il segretario della Cgil Paolo De Socio e la presidente di Ali Bibiana Chierchia.
La riforma Nordio, ha attaccato il primo, è dannosa perché lede l’autogoverno e l’indipendenza della magistratura con il rischio di subordinarla al potere politico. Inoltre, secondo i promotori del Comitato, si tratta di una riforma che non scioglie nessun nodo della giustizia: non aiuta a migliorarla perché non velocizza i tempi dei processi, non risponde alla carenza di organico, sia di magistrati che di personale della giustizia, e non aiuta le Procure a individuare in maniera più efficace i reati. Il Guardasigilli che l’ha promossa, Nordio, che dice alla leader dem: sei una donna intelligente, non dovresti opporti alla riforma perché quando andrai al governo potrà tornarti comoda. Il vicepremier Tajani che aggiunge: dobbiamo liberare le forze di polizia dalla magistratura. «Abbiamo dei legittimi sospetti che “dietro” c’è qualcosa di più», ha commentato De Socio.
Sarà una campagna difficile, ha concluso, perché si tratta di argomenti tecnici e c’è poco tempo. Ma almeno stavolta c’è un avversario “in chiaro”, un Comitato per il Sì.
«Per questo governo, l’autonomia assume un’accezione positiva se si tratta di quella della legge Calderoli, è invece da combattere quando riguarda la magistratura», tra gli spunti politici messi in rilievo da Chierchia.
No secco, dunque, alla riforma. Anche perché, ha argomentato il portavoce Iglieri, «perché le regole del gioco non si cambiano da soli ma insieme». Inoltre, la scelta sull’assetto della magistratura compiuta dai padri costituenti arrivò dopo la dittatura fascista che aveva eliminato l’elezione dei componenti del Csm per privilegiare una “lista”. Proprio alla lista richiama il sorteggio che oggi si propone, un metodo che va bene per lo sport, per la Champions league, ma non per la democrazia. Infine, non meno importante, «questa riforma graverà sul bilancio dello Stato: 120 milioni in più all’anno, in tempi in cui il carrello della spesa continua a diventare sempre più pesante economicamente per le famiglie».
Nelle prossime settimane, sono previste assemblee sul territorio per realizzare il maggior coinvolgimento possibile.
r.i.



























