Dal 2002 al 2024 quasi un milione di giovani under 35 ha lasciato il Sud per trasferirsi nel Centro-Nord. Tra di loro, la quota di laureati è salita dal 20% al 60%: un segnale chiaro che la mobilità non è più un fenomeno generico, ma una scelta sempre più guidata dalla qualifica. Si stima che ogni anno il Mezzogiorno perde 6,8 miliardi in termini di investimento formativo disperso.
In questo contesto, già complesso, il Molise è particolarmente esposto. Con un tasso di occupazione dei laureati dell’81,6% (il più basso d’Italia) e retribuzioni medie che si fermano a 1.468 euro netti mensili, la regione fatica strutturalmente ad attrarre e trattenere le competenze che forma. Solo il 66,7% dei laureati nell’ateneo molisano trova impiego in regione entro tre anni dal titolo. La partenza della componente più giovane della società, inoltre, incide in maniera drammatica sulle dinamiche demografiche: al 2050 il Molise rischia di perdere il 19,4% della popolazione.
Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Un Paese, due emigrazioni” di Svimez e Save the children presentato ieri a Roma e messi in evidenza dalla Uil Molise che chiede di conseguenza una riflessione attenta e responsabile.
La migrazione dei giovani qualificati, sottolinea il sindacato, è troppo spesso una risposta obbligata, non una scelta libera, e questa differenza deve orientare le politiche pubbliche. Interessanti le proposte che sono contenute nel report, in particolare il “Graduate Staying Premium”, uno strumento europeo di detassazione parziale dei redditi per i neolaureati che scelgono di lavorare nelle regioni in “trappola dei talenti”: potrebbe finalmente rendere economicamente conveniente restare. A livello locale, la Uil considera urgenti interventi su borse di studio, welfare familiare, servizi per l’infanzia e agevolazioni per le imprese che assumono giovani qualificati in loco.
«I numeri del rapporto Svimez – dichiara il Segretario Gianni Ricci – ci parlano di una regione che rischia di perdere la propria parte più vitale: quella dei giovani istruiti, delle donne qualificate, di chi ha investito anni nello studio e non trova qui le condizioni per mettere a frutto quel percorso. Non è fatalismo, è una dinamica che si può e si deve invertire con scelte politiche precise. Su questo la nostra organizzazione è mobilitata a tutti i livelli. La Uil nazionale ha fatto della questione meridionale e della fuga dei talenti un tema prioritario della propria agenda, portandolo con forza nei confronti con il governo e nelle sedi europee: riteniamo che il tema della fuga dei cervelli vada affrontato con strumenti strutturali, non con interventi spot. Come Uil Molise – conclude Ricci – raccogliamo questo impegno e lo traduciamo sul territorio: siamo disponibili a sederci ai tavoli istituzionali, con le imprese, con l’Università, con la Regione per costruire risposte concrete e misurabili. Non ci limitiamo a segnalare le criticità: vogliamo essere parte attiva della soluzione. Il diritto a restare non è uno slogan, è una condizione di giustizia sociale che questa regione merita di vedere garantita».

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