Nel grande mosaico della reputazione turistica delle regioni italiane, il Molise continua a occupare una posizione di assoluta retroguardia. Lo certifica, senza possibilità di equivoci, il Regional Tourism Reputation Index 2025 elaborato dall’istituto Demoskopika, che per il secondo anno consecutivo colloca la regione all’ultimo posto della classifica generale nazionale, con un punteggio pari a 89,3, ben al di sotto della soglia media di riferimento.
Un dato che pesa, soprattutto perché non è il risultato di una singola criticità, ma la sintesi di una debolezza strutturale che attraversa quasi tutti gli indicatori analizzati: presenza online, reputazione social, qualità percepita dell’offerta ricettiva e culturale, visibilità e popolarità della destinazione.
In un quadro complessivamente negativo, una sola voce si salva, e non è marginale. Il Molise ottiene infatti un buon 9° posto nazionale per la qualità della ristorazione, valutata sulla base delle recensioni online (TripAdvisor e The Fork), con un punteggio superiore alla media. È il segnale che esiste una qualità diffusa, riconosciuta dai visitatori, soprattutto sul piano dell’enogastronomia, dell’accoglienza familiare e della filiera corta.
Ma è una luce isolata. E, soprattutto, non sostenuta da una strategia complessiva di promozione e posizionamento.
I numeri diventano impietosi quando si guarda alla social reputation. Il Molise chiude ultimo anche nel Social Reputation Index, l’indicatore che misura la rilevanza e l’impatto della presenza istituzionale sui principali canali social. In altre parole, la regione è praticamente invisibile nel dibattito digitale nazionale sul turismo.
Stessa sorte per la reputazione complessiva della destinazione, calcolata tenendo insieme offerta culturale, ricettiva e ristorazione: anche qui il Molise si colloca in fondo alla graduatoria. Non perché manchino beni, storia o paesaggi, ma perché manca la capacità di trasformare queste risorse in racconto, prodotto e percezione positiva.
Penultimo posto per la qualità dell’offerta ricettiva e per quella culturale, sempre sulla base delle recensioni online. È un segnale che dovrebbe far riflettere: non si tratta solo di quantità di strutture, ma di standard, servizi, manutenzione, accessibilità, integrazione con il territorio.
Ancora più preoccupante è il dato sull’indice di visibilità turistica online, che colloca il Molise al 17° posto, e quello relativo alla popolarità della destinazione, dove la regione scivola addirittura al 19° posto. Tradotto: il Molise non viene cercato, non viene raccontato, non viene percepito come meta turistica competitiva.
Se le luci sono poche e le ombre molte, il messaggio che emerge dal report Demoskopika è chiaro: le politiche turistiche adottate negli ultimi anni hanno fallito.
Non è un giudizio ideologico, ma una constatazione basata sui dati. Il Molise continua a essere penalizzato non tanto per ciò che è, ma per ciò che non riesce a comunicare e organizzare: assenza di una regia unica, frammentazione delle iniziative, promozione discontinua, scarsa integrazione tra enti locali, operatori e strumenti digitali.
Nel frattempo, altre regioni del Mezzogiorno – Puglia, Sicilia, Calabria, Basilicata – pur partendo da contesti simili, hanno costruito identità forti, narrazioni riconoscibili e strategie di marketing coerenti. Il Molise no.
Il report se non è una condanna definitiva è un campanello d’allarme che suona sempre più forte. Continuare a ignorarlo significherebbe accettare l’irrilevanza turistica come destino. Affrontarlo, invece, impone una domanda politica netta: chi governa il turismo molisano, con quali strumenti e con quale visione?
Perché senza una svolta vera – strategica, organizzativa e culturale – anche l’unico punto di forza certificato, la ristorazione, rischia di restare un’eccellenza isolata in una regione che continua a non esistere nel racconto turistico nazionale. E nel turismo, oggi più che mai, non esistere equivale a scomparire.
ppm

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