A 43 anni è già tra i protagonisti della chirurgia dei trapianti in Italia. Il suo nome è Stefano Di Sandro, originario di Colli a Volturno, e da pochi mesi guida uno dei reparti più delicati e complessi della sanità nazionale: la Chirurgia epatica e dei trapianti di fegato e rene dell’ospedale Niguarda di Milano, una delle strutture sanitarie più prestigiose del Paese.
Proprio dal Niguarda è arrivata negli ultimi giorni una notizia che ha fatto rapidamente il giro delle principali testate nazionali: per la prima volta in Italia un trapianto combinato di rene e pancreas è stato eseguito con tecnica completamente robotica. Un intervento altamente innovativo che ha permesso di cambiare radicalmente la vita a un paziente di circa 50 anni, affetto da una grave forma di diabete e da insufficienza renale cronica. Dopo anni di malattia, l’uomo è stato liberato da entrambe le condizioni: niente più insulina e niente più dialisi.
Un risultato straordinario, frutto di una chirurgia sempre più avanzata e di un lavoro di squadra che ha coinvolto decine di professionisti dell’ospedale milanese, ma che porta anche la firma di un medico molisano cresciuto in una famiglia profondamente legata alla medicina.
Stefano Di Sandro è infatti figlio di Giuliano Di Sandro, per anni primario di Chirurgia all’ospedale “Veneziale” di Isernia, e nipote di Filoteo Di Sandro, medico psichiatra e attuale coordinatore regionale di Fratelli d’Italia. Una tradizione che ha lasciato un segno evidente nel percorso professionale del giovane chirurgo, oggi proiettato ai vertici della chirurgia dei trapianti.
Il caso clinico che ha portato Di Sandro e la sua équipe alla ribalta riguarda un paziente che da anni combatteva con una patologia complessa. Una grave forma di diabete lo aveva inserito già nel 2021 nella lista per un trapianto di pancreas. Nel frattempo però la malattia aveva compromesso anche la funzionalità dei reni, costringendolo alla dialisi e rendendo necessario un secondo trapianto.
La soluzione è arrivata a dicembre scorso con un intervento combinato di rene e pancreas eseguito interamente con l’ausilio di un robot chirurgico. Una tecnica estremamente avanzata che consente un approccio mininvasivo e garantisce diversi vantaggi per il paziente: cicatrici di pochi millimetri, degenza più rapida e minori complicanze post-operatorie.
«I trapianti di organi solidi – ha spiegato Di Sandro – sono interventi di altissima complessità, sia per le condizioni cliniche dei pazienti sia per le difficoltà tecniche legate alle fasi di impianto e ricostruzione degli organi». Nel caso del pancreas, in particolare, il rischio di complicanze vascolari è tradizionalmente più elevato rispetto ad altri trapianti. Proprio per questo l’équipe ha deciso di adottare un approccio interamente robotico in tutte le fasi dell’intervento.
Un esperimento riuscito che rappresenta il primo caso documentato in Italia di trapianto combinato rene-pancreas realizzato con tecnica totalmente robotica. In passato, infatti, interventi simili erano stati eseguiti con modalità cosiddette “ibride”, alternando robot e chirurgia tradizionale.
Il risultato è stato straordinario: dopo l’intervento il paziente è stato dimesso e ha potuto tornare a una vita normale, senza più dipendere da insulina e dialisi.
Il dato che colpisce, però, non riguarda solo questo intervento. Stefano Di Sandro è entrato in servizio al Niguarda il 1° dicembre 2025 e nel suo primo mese di attività ha già eseguito, insieme alla sua équipe, 31 trapianti: 16 di fegato e 14 di rene, praticamente un intervento al giorno, festività comprese. Diversi di questi sono stati realizzati proprio con l’ausilio della chirurgia robotica, grazie a una piattaforma dedicata attiva 24 ore su 24.
Un risultato che testimonia non solo l’altissimo livello dell’ospedale milanese – considerato tra i migliori al mondo nelle classifiche internazionali – ma anche la qualità dei professionisti che guidano reparti strategici della sanità italiana.
Per il Molise, la storia di Stefano Di Sandro è motivo di grande orgoglio. Ma è anche, inevitabilmente, una riflessione amara. Perché mentre un giovane medico molisano raggiunge i vertici della chirurgia dei trapianti in una delle strutture più avanzate del Paese, la sanità regionale continua a fare i conti con la carenza di specialisti e con reparti in difficoltà.
Non è certo una scelta individuale da mettere in discussione: chi ha talento, competenze e ambizioni cerca naturalmente contesti in cui poter lavorare al meglio. Ma resta il dato di fondo: il Molise forma o esprime professionalità di altissimo livello che poi trovano spazio altrove.
E allora, accanto ai complimenti che stanno arrivando da tutta Italia per questo straordinario risultato, non sarebbe fuori luogo anche un gesto simbolico da parte delle istituzioni regionali.
Magari proprio dal presidente Roberti potrebbe arrivare un invito pubblico a Stefano Di Sandro, una richiesta – anche solo simbolica – a non dimenticare la sua terra e, chissà, un giorno a mettere la sua esperienza al servizio della sanità molisana.
Perché storie come questa dimostrano una cosa semplice: il talento c’è, anche in Molise. Il problema è riuscire a creare le condizioni perché possa restare. LuCo

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