Autisti puniti dall’azienda per aver rispettato il Codice della Strada: il 18 giugno davanti al Tribunale di Campobasso si terrà l’udienza pre dibattimentale a carico dell’amministratore delegato della Sati, Vincenzo Peca.
L’ipotesi di reato formulata dalla Procura nei suoi confronti è violenza privata e riguarda i provvedimenti disciplinari emessi nei confronti dei dipendenti che si sono rifiutati di effettuare fermate non a norma. Le novità sulla vicenda giudiziaria sono state illustrate ieri in una conferenza stampa che si è svolta nella sede regionale della Cgil.
A dicembre scorso, Peca ha ricevuto un avviso di garanzia. Le sue memorie difensive sono state valutate dal pm titolare dell’inchiesta, Elisa Sabusco. Poi la citazione a giudizio.
Il procedimento penale è nato in seguito alle denunce degli autisti, 13 si costituiranno parte civile nel processo. Sono stati destinatari di sanzioni, sospensione dal lavoro e di conseguenza dallo stipendio, per non aver fatto scendere o salire passeggeri alle fermate non in regola lungo la Bifernina. «Ritengono che questo problema – ha sottolineato l’avvocato Fabio Albino – debba
essere risolto anche dall’autorità giudiziaria. È inevitabile, visto che non ci sono risposte sul piano concreto, sul piano della sicurezza». Ha aggiunto la sua collega Filomena Fusco: «Riteniamo che quello che sta accadendo sia un fatto gravissimo sotto il profilo penale, ma soprattutto si parla di grave sopraffazione rispetto alle posizioni dei lavoratori che si vedono costretti di fronte al datore di lavoro a operare delle scelte che possono comportare gravi conseguenze». In caso di fermate non a norma, ha ricordato Albino, gli autisti hanno non solo il diritto ma anche il dovere di non osservarle: «Non devono non fermarsi laddove non ci sia sicurezza. Questo lo ha detto la Corte di Cassazione».
Il problema, hanno incalzato i sindacati, non è stato risolto con il nuovo bando per l’affidamento del trasporto extraurbano per i prossimi nove anni. «Abbiamo proposto delle soluzioni alla Regione che per il momento non sono state accolte. Riteniamo che la Regione però sottovaluti grandemente il problema – così Pasquale Giglio (Faisa) – perché se un domani i giudici ci daranno ragione, il rischio è di gettare il trasporto pubblico locale nel caos. Ci sarà l’autista che si ferma e in un posto e l’autista che non si ferma».
«Vogliamo un servizio moderno, efficiente, sicuro che tuteli i cittadini che prendono l’autobus e i lavoratori che garantiscono questo servizio. Quindi – ha concluso Elena Zanola (Filt Cgil) – è necessario garantire fermate in sicurezza, ma è necessario anche fare in modo che il prossimo bando di gara sia in grado di selezionare aziende all’altezza».
ppm

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