In una sala ibrida, per dirla con parole semplici,i chirurghi hanno a disposizione in tempo reale e nello stesso luogo anche strumenti di diagnostica avanzata. Si tratta di spazi multifunzionali in cui professionisti con diverse specializzazioni (chirurghi vascolari, neurochirurghi, radiologi interventisti ma anche cardiochirurghi) lavorano simultaneamente su patologie vascolari e neurovascolari, prevalentemente quindi ictus, aneurismi cerebrali o aortici e politraumi. E riescono a passare dalla tecnica mininvasiva a quella chirurgica tradizionale senza spostare il paziente.
Al Cardarelli di Campobasso, dove è da pochissimo “approdato” il robot da Vinci Xi, la sala ibrida ancora non c’è. Ma la sua acquisizione è prevista dal piano degli investimenti dell’Asrem validato dai commissari della sanità Bonamico e Di Giacomo.
Un investimento che l’azienda guidata da Giovanni Di Santo intende “mettere a terra” come si usa dire dal governo Draghi in poi. Il primo passaggio preliminare è stato compiuto con la pubblicazione, richiesta dalla stessa Asrem, da parte della Centrale unica di committenza della Regione diretta da Raffaele Malatesta, di una consultazione di mercato per la realizzazione di una sala ibrida ad utilizzo vascolare, neurovascolare e radiologia interventistica, comprensiva di tutte le apparecchiature per l’ospedale di Campobasso.
Attraverso la consultazione, l’Asrem intende verificare l’eventuale esistenza sul mercato di tecnologie idonee a soddisfare le esigenze cliniche, in particolare per quanto riguarda gli angiografi e la Tac installabili negli spazi previsti; individuare le apparecchiature necessarie; acquisire elementi utili, sia riguardanti le apparecchiature, sia le eventuali opere necessarie ad adattare gli spazi; individuare tempi, modalità e termini per l’esecuzione della fornitura. Successivamente, l’azienda deciderà se indire la gara, al momento non c’è alcun obbligo. Ma l’avviso (che scade il 30 marzo) rappresenta uno step propedeutico.
Tra le altre, le apparecchiature di ultima generazione da fornire sono un angiografo per sala operatoria robotizzato per garantire il posizionamento a riposo ottimale dedicato a
interventi di chirurga vascolare, neuroradiologia e radiologia interventistica, una Tac condivisibile con altro ambiente ad almeno 128 strati posizionata in modo da muovere il paziente
il meno possibile, un tavolo operatorio a colonna fissa a pavimento e a piani trasferibili in grado di dialogare con l’angiografo, apparecchiature per anestesia di fascia alta, iniettori a due vie ed ecografi con sonde transesofagee e sistema Ivus.
Al momento, l’area individuata è la zona parto nel blocco operatorio del Cardarelli.
Spontanea, e anche lecita, la domanda: ma se l’ospedale pubblico del capoluogo di regione dovrà essere più o meno a breve trasferito nell’edificio della Cattolica (lo prevede il Programma operativo dei commissari) conviene allestire nel vecchio stabile la sala ibrida? La sua dotazione potrebbe comunque essere spostata altrove e riallestita all’ex Gemelli (servono però quegli stessi spazi).
È un acquisto inserito nel piano degli investimenti, si intende quindi come strategico per potenziare e riqualificare l’offerta chirurgica della sanità pubblica. Senza dimenticare le ricadute sulle reti assistenziali d’emergenza: la sala ibrida primo tassello perché il Cardarelli sia in grado di assicurare i principali servizi necessari ad assolvere più concretamente al ruolo di hub delle reti tempodipendenti che i decreti commissariali gli assegnano, anche per esempio per neuroradiologia e radiologia interventistica (il nuovo piano operativo ne prevede l’attivazione a Campobasso entro il 31 dicembre 2028). ritai
























