La pioggia si è fermata poco dopo l’ora di pranzo. Ma veniva giù ininterrottamente da decine di ore, un paio di giorni, mettendo a dura prova nervi e resistenza. Il capoluogo di regione ha rivisto la neve, le temperature sono precipitate e il vento forte ha spazzato la città. Le zone più alte, come quella ospedaliera, hanno battuto più forte i denti. Ma tutto considerato, Campobasso finora se l’è cavata.
Un dato di fatto di tutta evidenza se si guardano le immagini del resto del medio Molise – sbriciolato e isolato qua e là da frane antiche –, della neve record nell’alto Molise e soprattutto la potenza dell’acqua del Biferno, esondata dal suo corso fino a invadere in più punti la carreggiata della statale 647 che dal fiume prende il nome, di quella del Trigno venuta violentemente fuori dagli argini ai confini con l’Abruzzo e, soprattutto, la paurosa potenza dei rilasci operati dai tecnici di Molise Acque che hanno via via aumentato gli scarichi di fondo della diga del Liscione per evitare il peggio.
Un incubo che torna, 23 anni dopo l’alluvione.
Il presidente della Regione Francesco Roberti ha annullato gli impegni a Roma ieri mattina ed è rimasto in Molise per coordinare il monitoraggio della situazione insieme alle Prefetture, alle forze dell’ordine e alla macchina dei soccorsi. Ha preso parte all’unità di crisi convocata per Molise e Abruzzo dal capo dipartimento nazione della Protezione civile nazionale Ciciliano che segue le evoluzioni. Ieri pomeriggio, insieme gli uomini della Protezione civile regionale si è recato in sopralluogo nelle zone del basso Molise più colpite. Rio Vivo a Termoli, completamente evacuata, il lido di Campomarino, gli altri centri dove sono stati attivati i Coc.
«La situazione è critica e da tenere sotto controllo – ha detto a Primo Piano mentre stava attraversando la zona della foce del Biferno, sorvegliata speciale in attesa della piena – Per le prossime 12-24 ore dobbiamo stringere i denti».
Il piano di laminazione per l’invaso di Guardialfiera è stato redatto dopo l’alluvione del 2003 (e poi aggiornato). Roberti, ingegnere, collaborò allora con la struttura commissariale per rendere operative le principali regole di gestione delle dighe in caso di emergenza idrica e idraulica. Conosce molto bene quindi il fiume, la storia, la portata. «Non posso in queste ore non sottolineare – scandisce – il grande rammarico per i 15 milioni stanziati all’epoca dal governo Berlusconi per la messa in sicurezza del Biferno che non sono stati ancora spesi. Nessuna giunta regionale da allora li ha messi a terra, ora noi siamo pronti a partire con i lavori ma è doloroso dover assistere ancora a danni e disagi di queste dimensioni».
Le principali arterie chiuse, stragi evitate per un soffio per smottamenti che si sono aperti sulla viabilità interna, famiglie costrette a lasciare case e attività in via precauzionale. Con l’acqua pericolosamente ormai vicina. La zona industriale di Termoli “a motori spenti” con le fabbriche chiuse e i dipendenti che avevano già raggiunto la zona in seria difficoltà per rientrare.
Anche oggi allerta rossa, miglioramenti solo da domani.
Aspettando la piena, Roberti ha tirato un sospiro di sollievo verificando di persona che «le idrovore funzionano, i canali drenano e alla foce del fiume non si è creato per ora nessun tappo con la mareggiata in corso». Ma il fiato è tornato sospeso nell’ipotizzare lo scenario: la diga arriverà a laminazione naturale, scaricando molta più acqua di quella che ha già invaso i campi finendo poi in mare.
Ieri mattina, dopo i primi scarichi di fondo più consistenti – accompagnati da immagini drammaticamente straordinarie – è arrivata la nota del consigliere regionale pugliese Antonio Tutolo: «Da anni mi batto per il completamento della condotta Liscione-Occhito, il famoso “Tubone”. Se quell’opera fosse realtà, oggi non staremmo guardando un fiume in piena che va a perdersi nell’Adriatico, ma staremmo riempiendo i nostri invasi per i mesi siccitosi. Non è maltempo, è stata la mancanza di visione degli ultimi decenni. Vedere quell’acqua buttata, seppure per questioni di sicurezza, è un pugno nello stomaco. Nel frattempo il Biferno riceve un’onda d’urto che minaccia campagne e strade. Con possibile rischio per le persone che risiedono in quel territorio. L’inerzia, politicamente e strategicamente, è un fallimento».
Non è il momento delle polemiche, è però il messaggio che arriva dal governatore Roberti. Che alla domanda se Molise Acque abbia fatto tutto quello che doveva quando era il momento – numerose le critiche dei residenti del basso Molise sull’apertura delle paratie solo martedì pomeriggio – ha risposto: «Questo lo vedremo poi. La diga deve stare sotto i 123 metri sul livello del mare, è il limite autorizzato dal Ministero, valuteremo il tutto in base alle allerte e alle procedure seguite. Adesso dobbiamo tenere sotto stretto monitoraggio la situazione e assumere le decisioni più utili per evitare pericoli per la popolazione».
rita iacobucci
























