C’è un’arma in più a difesa dei malati. E’ offerta dall’associazione Cittadinanzattiva con la rete ‘Giustizia per i diritti’, composta da alcuni avvocati coordinati da Silvio Tolesino. La scorsa estate è stata avviata una campagna di informazione e di sensibilizzazione sui diritti del malato, ai più sono sconosciuti. Tra gli argomenti al centro dell’iniziativa le liste di attesa, in quanto sono previsti dalla normativa tempi massimi entro i quali devono essere eseguite le prestazioni diagnostiche, ed i codici di priorità perchè non tutti possono eseguire le prestazioni nei tempi ordinari. L’associazione ha chiesto risposte in tal senso all’Azienda sanitaria regionale: i codici di priorità, infatti, “sono completamente disapplicati”, mentre le liste di attesa “spesso si discostano anche di molto dai tempi massimi previsti dalla normativa”.
E all’Asrem sono stati riportati anche casi concreti di pazienti che si sono rivolti allo sportello del Tribunale per i diritti del malato per segnalare la violazione dei propri diritti proprio su questi argomenti. Di fronte al silenzio dell’azienda sanitaria, sono scattate le diffide. Due sono state recapitate all’Asrem. La prima riguarda il caso di una donna che, dovendo effettuare una visita cardiologica con ecg, si è vista rifiutare la prenotazione poiché, terminati i posti per l’anno in corso, le liste di prenotazione sono state bloccate. La signora non è stata messa in grado di effettuare la prenotazione ed inoltre non le sono state prospettate le alternative. Solo rivolgendosi ad una struttura privata la donna potrebbe effettuare l’esame, ma subendo un danno economico (è in possesso di un codice di esenzione). Il secondo caso riguarda un paziente che doveva effettuare un esame eco addome superiore urgente. Ma l’esame gli è stato prenotato a novembre. Data l’importanza dell’esame e la patologia di cui è affetto il paziente, il medico di base ne aveva richiesto l’esame entro le 72 ore così come previsto dal piano nazionale di governo delle Liste di Attesa. Nonostante ciò, il Centro unico di prenotazioni non è stato in grado di anticipare l’esame in quanto l’Azienda non ha mai provveduto ad applicare i codici di priorità previsti dalla norma. Ma la condizione del paziente, per il quale l’esame è fondamentale per la definizione dell’inserimento in una lista di trapianto di organi, non gli consente di attendere sei mesi per effettuarlo.
“Ci saremo aspettati che per questi casi – sottolineano rammaricati dall’associazione – l’Asrem si mobilitasse immediatamente per rimuovere tali inadempienze, ma così non è stato. Pertanto, i legali della rete si muoveranno per tutelare i pazienti di fronte all’autorità giudiziaria”.
























