Orari differenziati d’ingresso e d’uscita per uffici pubblici, industrie e aziende. È una dell’ipotesi a cui sta lavorando il governo in vista del 3 maggio. Ipotesi strettamente collegata a un altro dei nodi centrali sui quali starebbe lavorando anche la task force guidata da Vittorio Colao: la riorganizzazione dei trasporti pubblici. Prevedere ingressi e uscite ‘scaglionate’ consentirebbe infatti di alleggerire la pressione sui trasporti, che saranno comunque soggetti a regole.
I prefetti potranno chiedere la collaborazione delle Asl ed avvalersi degli ispettori del lavoro per controllare l’osservanza delle precauzioni «dettate per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e la sussistenza di adeguati livelli di protezione dei lavoratori». Questa è invece una certezza, contenuta nella circolare firmata dal capo di gabinetto del ministero dell’Interno Piantedosi in seguito all’entrata in vigore del decreto Conte del 10 aprile.
La circolare del Viminale ai prefetti ricorda l’obbligo di rispettare determinate precauzioni nei negozi. In particolare, si legge, è necessario, per gli esercizi commerciali la cui attività non è sospesa, «assicurare, oltre alla distanza interpersonale di un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto di beni».
Fino all’8 aprile le prefetture hanno ricevuto 105.727 comunicazioni di prosecuzione di attività da parte delle imprese in seguito al lockdown da Covid-19; per 38.534 è in corso l’istruttoria; per 2.296 è stato adottato il provvedimento di sospensione. La circolare di Piantedosi in questo caso invita i prefetti ad accelerare le istruttorie sulle richieste di autorizzazione a proseguire l’attività presentate dalle aziende.
C’è inoltre il rischio che il sistema del silenzio-assenso possa consentire il ritorno all’attività di aziende non comprese nell’elenco autorizzato dall’ultimo dpcm e anche che chi, pur se autorizzato, non abbia adeguato le modalità di lavoro alle misure di sicurezza anticontagio.
La circolare di Piantedosi perciò prevede che le prefetture si avvalgano della Guardia di Finanza che tramite «le banche dati in uso e, ove necessario, rilevamenti presso le sedi aziendali» dovrà «verificare la veridicità del contenuto delle comunicazioni prodotte dalle aziende». Verificherà che nello stabilimento ‘x’ si producano beni autorizzati o appartenenti alle filiere consentite. Gli ispettori del lavoro, invece, insieme alle Asl potranno effettuare sopralluoghi per verificare che all’interno dei locali di chi ha ripreso l’attività siano rispettate le misure di sicurezza previste: sanificazione, distanziamento sociale, disponibilità di prodotti igienizzanti e uso dei dispositivi di protezione individuale, mascherine e guanti o anche tute e camici monouso dove sono indicati. E possibilmente controllo della temperatura per i dipendenti.















