I cantieri stanno per riaprire i battenti ma l’edilizia italiana era arrivata al lockdown decretato da Conte a inizio marzo già in piena crisi. Adesso ha sulle spalle il peso di due mesi di fermo e davanti a sé l’ennesimo sforzo da affrontare – in termini di energie e di risorse – e cioè organizzare il lavoro rispettando distanze e protocolli di sicurezza.
Se ne è parlato venerdì sera a ‘Conto alla Rovescia’ su Teleregione.
Tanti gli ospiti di Pasquale Damiani che ha affrontato tutti i nodi legati alla fase 2 della pandemia Covid-19.
Le costruzioni navigavano già in bruttissime acque. E ripartono da una difficoltà estrema.
«Siamo la nazione d’Europa in cui si pagano più tasse e contributi, sono falliti dei colossi italiani, imprese storiche. E chi governa se lo chiede perché? Cosa sta succedendo?», ha detto l’imprenditore Marciano Ricci.
A questo si è aggiunto il coronavirus. Da Roma, ha sottolineato Ricci, finora solo chiacchiere o poco più. E il ‘poco più’ contenuto nel dl Liquidità, se possibile, peggiorerà la situazione delle aziende dell’edilizia e non solo.
Per esempio, ha argomentato, tutti dovranno utilizzare le mascherine. E averne a sufficienza per il ricambio necessario durante un turno di lavoro.
«Sappiamo che qualcuno è arrivato a pagarle anche 15 euro. Quindi, un padre di famiglia che lavora dovrà scegliere: mettere la benzina, comprare il latte ai propri figli o le mascherine?».
Per quanto riguarda le misure messe in campo dal governo, poi, fondamentalmente si tratta di prestiti da restituire in cinque anni. «Un prestito per pagare magari le tasse allo Stato.
Cioè io devo andare in banca, che vuole da me garanzie, e una volta ottenuti soldi che dovrò restituire probabilmente a maggio o giugno dovrò utilizzarli per pagare tasse e contributi!?!».
Arturo Cancrini, tra i massimi esperti di contrattualistica pubblica e docente alla facoltà di Ingegneria civile a Tor Vergata, è andato dritto al punto: «Ci vogliono poche cose concrete. Pagare i debiti che lo Stato ha nei confronti delle imprese, pagare gli stati d’avanzamento lavori possibilmente anche in anticipo rispetto alla tempistica del contratto e utilizzare il sistema delle anticipazioni previsto dalla legge. Se si vuole dare liquidità non bisogna fare prestiti restituibili, bisogna anticipare alle imprese il 20% di tutto quello che nel contratto dovrà essere ancora realizzato.
In questa maniera le imprese possono ripartire da domani».
red.pol.














