Città vuote, silenzio assordante, la quotidianità che è un vecchio ricordo. Saracinesche abbassate e impolverate; resistono – sbiaditi dal sole e dalla pioggia – i cartelli affissi sulle vetrine. Messaggi di speranza, andrà tutto bene, che oggi cedono il passo alla paura di non farcela, ai conti che non tornano: bollette, affitti da pagare, tasse, mutui e prestiti da onorare. Spese, tante. Introiti, zero. E, con la riapertura, le cose non andranno di certo meglio. Impossibile tornare indietro a quella che sembra una vita fa. Bar, pub, ristoranti, pizzerie, alberghi, bed&breakfast, osterie: i luoghi simbolo della vicinanza che adesso è un reato, quelli del rito del caffè o dell’aperitivo, della cena fuori e della pizza del sabato, sono ancora chiusi. Qualcuno si è dato da fare con il delivery, a breve con l’asporto. Personale ridotto all’osso, ci si attrezza per ricominciare a lavorare ma con la consapevolezza che tante, troppe cose, cambieranno radicalmente. Primi a chiudere e ultimi a riaprire, gli imprenditori dell’ospitalità fanno rete e ieri sera, con un flash mob che ha coinvolto in regione centinaia di attività, hanno acceso le insegne dei locali. Per dire ‘ci siamo e abbiamo bisogno di un piano straordinario’. Oggi simbolicamente restituiranno le chiavi delle attività al sindaco. La riapertura il primo giugno, con le regole ferree di distanziamento sociale che hanno bisogno di una organizzazione nuova degli spazi, di un diverso modo di gestire la propria attività. Fra le centinaia di adesioni al flash mob c’è anche quella di Piero Stella. In piazza Prefettura, il suo ‘Savoia lounge bar’. Un appuntamento fisso per tantissimi clienti, dal caffè del mattino all’aperitivo della sera. Ha aderito alla rete dell’ospitalità molisana nella condivisione di un manifesto di richieste per il Governo e le amministrazioni locali. Al Comune sollecita agevolazioni come, ad esempio, la sospensione della tassa per l’occupazione di suolo pubblico. «Senza gli aiuti – dice – sarà impossibile ripartire o andare avanti». Diventa rilevante, oggi, la regolamentazione dei dehors, al momento questione amministrativa non ancora risolta. «Con le misure di sicurezza e il distanziamento, i posti all’aperto saranno fondamentali» rimarca. Nicola e Libero Ranallo sono i titolari di una storica attività lungo il corso cittadino. ‘Al Centrale’ è tappa obbligata della movida serale del capoluogo. «Spero che la decisione di rimandare l’apertura al primo giugno sia legata ad ulteriori aggiustamenti delle regole altrimenti, se tutto resterà come oggi, che ci facciano riaprire il 4 maggio – spiega Nicola -: per attività come la nostra sarà davvero difficile lavorare». Mario Maddalena ha un complesso turistico a Vinchiaturo: un albergo, «comincio a ricevere qualche prenotazione per maggio, ma sono clienti storici», il ristorante e il bar, «e sono fortunato perché ho molto spazio all’aperto, già attrezzato». La battaglia, per Mario, si fa tutti insieme «perché ci si salva solo insieme». Le preoccupazioni del titolare dell’Hotel Ruffirio sono quelle di ogni imprenditore del settore che è fra quelli più a rischio nel post Covid 19: non riuscire a garantire il personale, non poter far fronte alle bollette, non onorare gli impegni assunti prima dell’emergenza. «In questo settore è difficile avere risparmi, si investe per crescere – dice – e noi oggi abbiamo bisogno di liquidità. Adesso, subito, per ripartire. E di aiuti da spalmare anche sui prossimi anni». Un ristorante nel centro di Campobasso, Pasky 2.0, una tradizione familiare che porta avanti con orgoglio, Massimiliano Di Giglio ora lavora con il delivery. Dal 4 maggio si dedicherà anche all’asporto. E poi? «Deve essere ripensato tutto il sistema, partendo dalle tasse e dalla pressione fiscale. Bollette più leggere, senza accise varie che pesano oggi più che mai. Affitti commerciali rivisti, con procedure di sgravi fiscali che consentano di modificare i canoni di locazione. Questa emergenza non finirà presto e oggi essere ottimismi significa essere impreparati, non saper fare i conti. Salteranno moltissimi posti di lavoro – dice – perché bisognerà fare di necessità virtù: avere un mestiere in questo campo e non essere solo imprenditore sarà il valore aggiunto. La riduzione dei coperti? Mi spaventa di più la paura dei cittadini, che non entreranno facilmente in un locale pubblico dopo mesi di isolamento. Il futuro non è roseo, per nulla – commenta laconico -, noi a Campobasso abbiamo sempre fritto con l’acqua ma ora… Bisognerà reinventarsi e ridimensionarsi per sopravvivere». Le sue non sono solo parole, auspici. Nuovi ruoli, nuovi modi di gestire la propria attività, sporcandosi le mani. Ci salutiamo, ha fretta: le prime consegne sono pronte. E da qualche giorno se ne occupa proprio lui.
Di necessità, virtù…
lucsam

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