Ci sono legami che non hanno bisogno di spiegazioni. Non stanno dentro le regole del tempo, né in quelle della logica. Sono legami che resistono alla vita, alla morte, alla distanza. E che, quando sembrano spezzarsi, in realtà cambiano solo forma.
Oggi immagino il Paradiso come un luogo rumoroso di gioia. Una festa vera, di quelle che sanno di casa e di abbracci. A organizzarla, con la sua discrezione piena d’amore, è Mariarosaria. È lì ad accogliere, con passo lieve e sorriso timido, Carmen. Amiche inseparabili sulla terra, di nuovo insieme oltre il tempo. Due anime che si sono cercate, trovate e mai più lasciate, nemmeno quando la vita ha deciso di essere crudele.
Carmen se n’è andata così come ha vissuto: in punta di piedi. Senza clamore, senza rumore. Bella come il sole, riservata, educata, generosa. Una di quelle persone che non hanno bisogno di alzare la voce per lasciare il segno. Bastava uno sguardo. Quegli occhi scuri, profondi, capaci di raccontare una storia fatta di amore, di perdite precoci, di forza silenziosa.
Nella sua vita c’è stato un solo uomo, un solo amore: Antonino. Un amore limpido, tenace, mai esibito. Un amore costruito nel tempo, tra sacrifici, lavoro, sogni coltivati con pazienza. Insieme hanno realizzato molto, sempre lontani dai riflettori, sempre un passo indietro rispetto al clamore del successo. Carmen era così: mente fine, presenza costante, colonna invisibile ma decisiva. Senza di lei, tante cose non sarebbero state possibili.
La vita, però, con Antonino e Carmen non è stata gentile. Quando sembrava che tutto stesse finalmente trovando il suo equilibrio, la malattia ha bussato con violenza. Prima lui, strappato quasi via da un male feroce, affrontato e superato anche grazie alla forza silenziosa di sua moglie. Poi, come se il dolore non fosse stato abbastanza, la bestia ha scelto lei. Un cancro aggressivo, che non lascia tregua. Cure, viaggi, speranze aggrappate a ogni possibilità. Fino all’epilogo che nessuno avrebbe voluto scrivere.
Carmen lascia un vuoto che fa male solo a nominarlo. Nei figli Andrea e Alessandra, nel marito Antonino, nel fratello Mario. Lo lascia negli amici, in chiunque abbia avuto la fortuna di incrociare il suo cammino. Lo lascia in tutti noi che l’abbiamo conosciuta da ragazzi, quando la vita sembrava semplice e il futuro un territorio tutto da esplorare. Quando Antonino, fresco di patente, correva per finire le consegne e tornare in tempo per vederla. Quando l’amore era già tutto lì, anche se nessuno parlava di “per sempre”.
Scrivo con dolore, ma anche con rabbia. Perché non è solo una storia personale. È l’ennesima ferita aperta di una terra che continua a pagare un prezzo altissimo. Nella Piana di Venafro si continua a morire di cancro più che altrove. Lo diciamo sottovoce da anni, lo gridiamo solo quando il dolore diventa insopportabile. Ma il silenzio non è più accettabile. Non lo è davanti a storie come quella di Carmen. Non lo è davanti a famiglie spezzate, a figli che crescono troppo in fretta, a mariti che restano soli con un amore immenso tra le mani.
Questo non è solo un addio. È un abbraccio forte ad Antonino, che ha combattuto ogni battaglia possibile, senza mai arrendersi. È un omaggio a Carmen, moglie amorevole, madre straordinaria, donna speciale. È un atto d’amore verso chi non c’è più e verso chi resta. E anche una richiesta di verità, di attenzione, di responsabilità.
Perché certi legami vanno oltre la vita. Ma certe morti, no. Quelle devono avere un senso. E noi abbiamo il dovere di continuare a cercarlo, anche quando il cuore è a pezzi.
Luca Colella

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