Agnone tenta di giocare una delle ultime carte per difendere il suo ospedale. La giunta comunale ha rafforzato il pacchetto di misure già varato nei mesi scorsi per rendere più attrattivo il territorio e convincere nuovi medici a scegliere il “Caracciolo”, presidio strategico per l’alto Molise ma sempre più esposto al rischio di depotenziamento.
La notizia, rilanciata ieri dal quotidiano Avvenire, che ha suscitato un grande dibattito anche nella rassegna stampa di Radio 24, riporta al centro una questione che va ben oltre i confini di Agnone: la tenuta della sanità pubblica nelle aree interne. Il sindaco Daniele Saia non usa giri di parole. Ricorda come i primi incentivi economici,
approvati già nell’estate 2025, non abbiano prodotto risultati concreti. «Probabilmente – ammette – non siamo stati capaci di comunicarli nel modo giusto». Da qui la scelta di affiancare agli aiuti economici una serie di agevolazioni che raccontano un’idea precisa di territorio. «Vogliamo far capire che Agnone è viva, che offre servizi e qualità della vita. Stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità e siamo pronti anche ad andare oltre. Mi auguro che qualcuno colga questo appello come un atto di responsabilità civica, prima ancora che professionale».
Ma dietro l’emergenza locale si intravede una crisi strutturale. «Se un Comune è costretto a creare condizioni di mercato per tenere aperto un ospedale – osserva Saia – significa che qualcosa nella sanità nazionale non funziona».
Il primo cittadino teme inoltre una competizione al ribasso tra territori fragili: «Non vorremmo assistere a una guerra tra poveri tra aree interne. E resta aperta anche la questione dei medici che già lavorano qui, ma senza gli stessi incentivi».
La delibera, intanto, è immediatamente esecutiva e chiama in causa direttamente l’Asrem, che dovrà recepirla nei prossimi bandi.
Dal fronte sociale, la lettura è altrettanto netta.
Don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana di Trivento, al collega Igor Traboni di Avvenire, parla di una scelta «sensata e pragmatica», ma la colloca dentro un quadro di lungo periodo segnato da spopolamento e invecchiamento.
«La perdita dei servizi essenziali – spiega – genera scoraggiamento e spinge le persone ad andare via. In alcuni paesi non esiste più nemmeno l’ambulatorio medico, ed è una ferita gravissima».
Per don Conti, il tema va affrontato alla radice: «È necessario ripensare il ruolo dello Stato e riportare la sanità a una centralità nazionale, sottraendola alla frammentazione regionale».
Ancora più severo il giudizio del direttore dell’Eco dell’Alto Molise-Vastese, Maurizio d’Ottavio. La decisione della giunta viene definita «apprezzabile», ma rischia di arrivare «fuori tempo massimo». Il riferimento è al nuovo Pos 2025-2027, che prevede il declassamento dell’ospedale di Agnone. «La domanda è brutale – osserva –. Quale medico sceglierà di venire qui in queste condizioni?».
Per D’Ottavio il nodo è eminentemente politico e ha un nome preciso: «Il Decreto Balduzzi. In Molise viene applicato rigidamente quando c’è da tagliare, ma ignorato quando potrebbe essere usato per difendere i presìdi delle aree disagiate».
Agnone, dunque, prova a resistere. Ma la sua battaglia assomiglia sempre più a quella di molte altre comunità dell’entroterra molisano e italiano, dove la difesa della sanità pubblica è diventata una linea di confine tra sopravvivenza e abbandono.













